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Tracce di un antico elefante in Groenlandia. «Pensavamo vivesse solo in Nord America»

di Carlotta Lombardo

Raccolto il materiale genetico di due milioni di anni fa da sedimenti in un’area del pianeta che un tempo ospitava un clima molto più caldo e che ha permesso a un ricco ecosistema di flora e fauna di prosperare. «Ci servirà per capire come affrontare i cambiamenti climatici»

«Tracce» di una grande varietà di piante, pesci, insetti, pulci, conigli, anatre, diverse tipologie di roditori e anche di alcune renne. Persino di un antico mastodonte (il mammut americano) e di plankton marino. Di pioppi e alberi decidui che di solito si trovano nelle foreste boreali e che invece sono stati trovati nella punta più settentrionale della Groenlandia dove, ora, praticamente, non c’è vita (ad esclusione di alcuni licheni e muschi). È quello che ha scoperto un team internazionale di ricercatori analizzando una serie di campioni di Dna risalenti a due milioni di anni fa e che potrebbero dimostrare come, nel deserto polare della Groenlandia, un clima molto più caldo, da 10 a 17 gradi in più, sostenesse un ecosistema che brulicava di un’ampia diversità di piante e animali. Il Dna studiato è il più antico che sia mai stato analizzato. In precedenza, il Dna recuperato più antico conosciuto aveva 1 milione di anni e proveniva da un dente di mammut siberiano conservato nel permafrost che forniva informazioni limitate sull’ambiente circostante.

Il lavoro ha richiesto un’indagine investigativa di oltre 16 anni da parte degli scienziati e i suoi risultati sono stati pubblicati, il 7 dicembre, dalla rivista Nature. Lo studio, condotto dal genetista evoluzionista Eske Willerslev, professore all’Università di Cambridge, potrebbe aiutare i ricercatori a capire cosa aspettarsi in un futuro più caldo e fornire indizi su come l’ecosistema locale della Groenlandia sia stato in grado di adattarsi al riscaldamento climatico negli ultimi due milioni di anni. «Le prove del Dna potrebbero fornire indizi su come queste forme di vita siano sopravvissute a temperature estreme e su come la natura possa rispondere all’aumento delle temperature — ha spiegato Willerslev —. In realtà è il clima molto simile a quello che ci aspettiamo di affrontare sulla Terra a causa del riscaldamento globale».

La scoperta più sorprendente è stata il mastodonte, un antico parente dell’elefante e che è stato a lungo associato alle foreste boreali del Nord America. Secondo Willerslev, avrebbe probabilmente viaggiato fino alla Groenlandia attraverso il ghiaccio con le renne. «Nemmeno tra un milione di anni ti aspetteresti di trovare un mastodonte lassù», ha commentato Love Dalén, un paleontologo del Museo di Storia naturale della Svezia. ma tra il materiale trovato, anche il Dna di alghe blu a indicare la presenza di un clima molto più caldo di quello di oggi. «Le due cose che mi colpiscono sono l’età e la diversità del Dna analizzato», ha commentato Matthew Barnes, un ecologista della Texas Tech University, non coinvolto nello studio. L’analisi del team non è stata infatti mirata a tessuti o feci ma a un’intera comunità di forme di vita . «Sembra quasi una magia poter studiare un quadro così completo di un antico ecosistema da minuscoli frammenti di DNA che si sono conservati nel tempo», ha commentato al New York Times Beth Shapiro, paleogenetista dell’Università della California di Santa Cruz. Il DNA analizzato include frammenti di piante da fiore e alberi, specie che non sono sono ormai esiste nell’area da molto tempo

Il materiale genetico è stato raccolto da antichi sedimenti in Groenlandia, un’area del pianeta che un tempo ospitava un clima molto più caldo e che ha permesso a un ricco ecosistema di flora e fauna di prosperare. Alcuni dei campioni analizzati dai ricercatori sono stati prelevati da un deposito di argilla e sabbia trovato nel 2006, dopo essere stati conservati a Copenaghen. «Il clima era simile a quello che ci aspettiamo di dover far fronte sulla Terra nei prossimi anni, a causa del riscaldamento globale», ha commentato Eske Willerslev dell’Università di Copenaghen —. «La ricerca ci fornirà spunti e dati per capire come la natura possa rispondere all’aumento delle temperature».

9 dicembre 2022 (modifica il 9 dicembre 2022 | 11:28)

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