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Nuovi poveri: nella terra di mezzo, senza casa

il fenomeno

Nuovi poveri: nella terra di mezzo, senza casa

Famiglie, padri single e stranieri alla ricerca di un tetto che non c’è in un mare di appartamenti sfitti. La sfida della Caritas


Andrea Tomasi

TRENTO. È come avere dei mattoni al posto del motore. Senti il peso e nessuno ti alleggerisce. Immaginate di trovarvi a bordo di un’auto, la vostra auto, un’utilitaria con qualche acciacco. L’avvio non è facile. Girate la chiave ma è tutto inutile. Allora arrivano un paio di amici, aprono il cofano, danno un’occhiata, poi lo chiudono e vi dicono: “Tu stai alla guida e noi spingiamo”. La strada è in leggera discesa. Mettete in folle e quando la macchina prende un po’ di velocità, inserite la marcia e il motore riprende a funzionare.

Così funziona l’attività di volontariato della Caritas, alle prese con nuove povertà, disagio sociale, psicologico, fisico. Spesso il disagio chiama disagio e se il motore economico di una famiglia o di un singolo non funziona spesso emergono anche altre difficoltà. I volontari della Fondazione Comunità Solidale, che fa capo all’Arcidiocesi di Trento, sono mani di meccanico: mani amiche che ti aiutano, ti rimettono in strada.

Le cifre della povertà sono in aumento. A dirlo sono i professionisti dell’accoglienza e dell’aiuto agli ultimi, a chi è rimasto indietro. A dare il colpo “finale” alle persone che già erano in difficoltà sono stati i due anni di pandemia: le misure di contenimento del Covid (lockdown in primis) che hanno messo in ginocchio piccole imprese e, con loro, i tanti lavoratori dipendenti: le misure antivirus, oltre a rivelarsi poco efficaci, hanno ulteriormente danneggiato un’economia di per sé non florida. Poi è arrivata la guerra tra Russia e Ucraina, con l’Italia coinvolta, nell’Alleanza Atlantica. Effetto collaterale: i costi delle nostre bollette alle stelle. A parlare di questi fattori, che si mescolano in un cocktail micidiale, sono i rappresentanti trentini della Caritas, assieme ai volontari dell’Unità pastorale di Trento Nord (vedi articolo sotto).

Ma chi sono i nuovi poveri? Quali sono i problemi che devono affrontare? In questo periodo fatto di pochi svaghi e tanti sacrifici la vera emergenza diventa la casa: la casa che non si trova, la casa che costa troppo, con affitti insostenibili, perché, andando per sottrazione, dello stipendio, quando c’è, non resta praticamente niente. Conti in rosso e disperazione. La Fondazione Comunità Solidale interviene come può. È diventata una “terra di mezzo” dove si accoglie chi ha bisogno. Ma non si tratta solo di dare un tetto, dei pasti e un appoggio. Si tratta appunto di togliere quei mattini e di dare una spinta per riavviare una macchina, che possa viaggiare in autonomia. La Fondazione Comunità Solidale dà ospitalità e accompagna chi si trova nel disagio. Poi le persone – che magari riescono a trovare un impiego – escono dalla terra di mezzo e cercano casa. Casa che non si trova. Sono stranieri, che hanno ottenuto il diritto di asilo, ma che vengono rifiutati dai proprietari di abitazioni. Sono padri divorziati, che non hanno soldi a sufficienza per permettersi un monolocale in affitto. Questi vanno sul mercato degli affitti in una disperata concorrenza con altre due categorie: i lavoratori stagionali che rischiano di bruciare in spese ciò che guadagnano nel turismo e anche i professionisti (pensiamo a quelli della sanità) che provengono da altre regioni.

Mattoni e numeri. Guardiamo quelli della Caritas. A Trento gli appartamenti semi-protetti sono 14 ( 29 persone). Come Comunità Alloggio si contano 5 alloggi (11 ospiti). A Casa Km354 a Rovereto c’è un alloggio (4 persone). A Casa Chizzola a Mori i locali sono 5 (per 8 persone). Poi c’è il progetto “ Una Canonica da Vivere Val di Non”: 3 appartamenti ( 7 ospiti). Progetto APP APPartamenti per l’APPartenenza Rovereto: 19 alloggi (57 persone). Queste invece le persone accolte nel progetto per richiedenti protezione internazionale “Una Comunità Intera”: 16 alloggi per 72 persone accolte. Per un totale di 63 appartamenti, 188 persone accolte. Il problema viene dopo, quando si esce dalle strutture protette, dalla terra di mezzo e si cerca casa e una vita autonoma. Con un contratto di lavoro in mano spesso non si trova casa. Gli stranieri che escono dagli alloggi Caritas non trovano casa perché tanta gente “non si fida” anche se si tratta di lavoratori referenziati. Poi c’è il capitolo dei padri divorziati che, vedendo lo stipendio prosciugato, non hanno un soldo per l’affitto.
 

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