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Nordio: «La legge Severino va cambiata». FdI apre al dialogo, il Pd la butta in tribuna

Ieri, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato tre cose importanti riguardanti il decreto Severino. La prima: «Occorre far sì che la norma sull’incandidabilità non venga applicata ai condannati in primo grado». La seconda: per non confliggere con la presunzione di innocenza «l’incandidabilità dovrebbe scattare dalla sentenza di appello in poi». Terza: sui reati più gravi «si può discutere. Certamente la norma non può essere applicata retroattivamente».

Quali sono state le reazioni? Per il Partito democratico il Guardasigilli ha commesso un errore da matita rossa, come hanno spiegato in una nota i senatori dem, Anna Rossomando e Dario Parrini: «Il presupposto per fare delle buone riforme è partire dalle leggi già in vigore e non ignorarle, cosa che non appare dalle parole del ministro Nordio. Oggi (ieri, ndr) infatti, in una intervista, il Guardasigilli parla di una modifica della Severino nella parte che riguarda l’incandidabilità. Peccato che la legge preveda l’incandidabilità solo per sentenze definitive e non, come afferma il ministro, dopo sentenza di condanna di primo grado. Evidentemente confonde l’incandidabilità con la sospensione per diciotto mesi dalla carica per gli amministratori regionali e comunali. Sospensione che oggi scatta anche in presenza di condanne di primo grado: un punto su cui tra l’altro il Pd ha presentato una puntuale proposta di modifica».

Però appoggio alla proposta del Guardasigilli arriva dall’opposizione di Enrico Costa, responsabile giustizia di Azione: «Siamo d’accordo con quanto detto dal ministro; è evidente, come anche lui ha sottolineato, che bisogna distinguere tra i reati gravi, come mafia e terrorismo, e quelli come l’abuso d’ufficio». Sull’abuso di ufficio il parlamentare ha presentato una proposta di legge: «Ho chiesto che venga escluso da quei reati per i quali scatta la sospensione dopo una condanna nel primo grado di giudizio». Ma il punto per Costa è un altro: «Occorre una disciplina omogenea per l’incandidabilità alle elezioni parlamentari e quella per gli enti locali, che attualmente sono diverse». E replica alla dichiarazione del Pd: «Nordio ha parlato di incandidabilità, i dem replicano che si tratta di sospensione. Tuttavia, è evidente che si tratti di una incandidabilità di fatto perché si sarebbe immediatamente sospesi all’atto dell’insediamento».

Pieno appoggio a Nordio senza se e senza ma da Lega e Forza Italia, considerato, tra l’altro, che entrambe le forze politiche sostennero il referendum del Partito Radicale per l’abrogazione totale della legge Severino. Come ci dice il deputato del Carroccio Jacopo Morrone, «siamo in linea con le sue dichiarazioni. L’esperienza ci dice che ci sono numerosi amministratori che sono stati allontanati dal loro incarico per accuse poi rivelatesi infondate, in contrasto con il principio della presunzione di innocenza. Questo ha rovinato non solo la carriera politica, ma anche la vita privata di tanti bravi amministratori».

Aggiunge il senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin: «Sono d’accordo con quanto detto dal ministro. Ci sono esempi molto chiari di amministratori condannati in primo grado, decaduti dalla carica e poi assolti in appello, in violazione anche del principio di democrazia, in quanto l’elettorato è stato privato della sua rappresentanza per un errore delle procure». Per Fratelli di Italia, che quel quesito non l’appoggiò insieme a quello contro l’abuso della custodia cautelare, abbiamo raccolto il commento del senatore Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Giustizia di Palazzo Madama: «Guardiamo con interesse alla prospettiva di aprire con coraggio un confronto politico in Parlamento per perfezionare la legge Severino, anche attraverso un suo maggiore “orientamento costituzionale”, magari modellandone le articolazioni applicative, mantenendone però integro il principio di fermezza.

In via generale, Fratelli d’Italia condivide le linee guida del ministro Nordio di un progetto di riforma strutturale ed ambizioso, assolutamente in linea con gli impegni assunti in campagna elettorale, ed in grado finalmente di avvicinare la giustizia a cittadini ed imprese». Anche per il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, quelle di Nordio sono «dichiarazioni in linea con il nostro programma. La norma non può andare contro il principio costituzionale della presunzione di innocenza. E la definizione del reato deve essere chiara, altrimenti cessa la certezza del diritto così come la certezza della pena». Si è rifatto vivo su Facebook anche l’ex senatore Nicola Morra: «Se non c’è più la valutazione morale di opportunità, allora questo paese può sdoganare tutto». Al momento nessuna dichiarazione da parte del Movimento 5e Stelle. Tace pure per ora l’Anm.

Mentre, per l’avvocato Paola Rubini, vice presidente dell’Unione Camere penali, «il ministro Nordio lancia il tema della modifica della Legge Severino basando la sua riflessione su argomenti condivisibili: la norma sulla incandidabilità non può essere applicata ai condannati in primo grado perché ciò confliggerebbe con la presunzione di non colpevolezza tutelata dall’art. 27, secondo comma della Costituzione o, detto in altri termini, con la presunzione di innocenza secondo i dettami della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’Ucpi e numerosi autorevoli giuristi avevano espresso, già al tempo della sua approvazione (a larga maggioranza per il vero), perplessità tecniche e operative proprio con riguardo alla sua compatibilità costituzionale. L’applicazione concreta della legge ha dimostrato nel tempo che queste perplessità erano fondate. Certo, come sottolinea il ministro della Giustizia, si possono operare dei distinguo afferenti alla gravità dei reati o alla sua efficacia magari dal secondo grado di giudizio ma resta il fatto che una siffatta norma che allarga la sua sfera di azione a tutti coloro che vengano condannati in primo grado e solo per questo, pur rivestendo una carica pubblica, decadono da essa manifesta tutta la sua inconciliabilità con i principi dello Stato di diritto, compresa la insostenibilità giuridica della retroattività di una norma che definire capestro è eufemistico. Ora è il tempo della riflessione e del dibattito. Ben venga quello sollecitato dalla autorevolezza del ministro Nordio».

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