Deputato dem moderato, europeista e atlantista, è stato ministro della Difesa nei governi Conte II e Draghi, gestendo l’invio di armi all’Ucraina. Si tratta di un ritorno: aveva già guidato il comitato sull’intelligence tra il 2018 e il 2019 avviando l’indagine sul 5G. Tutti i dossier sul suo tavolo

Lorenzo Guerini, deputato del Partito democratico, è il nuovo presidente del Copasir. Classe 1966, di Lodi, estrazione centrista, è considerato un dem moderato convinto europeista e atlantista. Per lui è un ritorno: infatti, è stato presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica all’inizio della scorsa legislatura prima di diventare ministro della Difesa.

LA POLITICA

Esponente di estrazione democristiana (è stato in precedenza esponente della Democrazia Cristiana, del Partito Popolare Italiano e della Margherita), Guerini è stato presidente della Provincia di Lodi dal 1995 al 2004 e sindaco di Lodi dal 2005 al 2012, in entrambi i casi alla guida di ampie coalizioni di centro-sinistra. Deputato delle ultime tre legislature, è stato di portavoce, vicesegretario e coordinatore del Partito democratico. Nella scorsa legislatura è stato prima presidente del Copasir, poi ministro della Difesa nei governo Conte II e Draghi.

IL LAVORO ALLA DIFESA

Il suo lavoro al ministero della Difesa durante il 2022 è stato segnato inevitabilmente dall’invasione russa dell’Ucraina. Ha gestito l’invio di forniture militari alle autorità del Paese invaso il cui presidente, Volodymyr Zelensky, due settimane fa gli ha assegnato l’onorificenza di Seconda Classe dell’Ordine del Principe Jaroslav il Saggio “per un significativo contributo personale al rafforzamento della cooperazione interstatale, al sostegno della sovranità statale e all’integrità territoriale dell’Ucraina, alla divulgazione dello Stato ucraino nel mondo”. Per il suo operato si è attirato durissime critiche dalla Russia.

L’OPERATO AL COPASIR

Durante la sua presidenza, durata poco più di un anno, il Copasir aveva avviato (a fine 2018) l’indagine “sulle politiche e gli strumenti per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica, a tutela dei cittadini, delle istituzioni, delle infrastrutture critiche e delle imprese di interesse strategico nazionale”. Un documento (pubblicato a fine 2019) che si concludeva con la raccomandazione al governo di non includere tecnologia cinese nelle infrastrutture italiane 5G, in particolare Huawei e Zte, per i loro legami con il governo di Pechino.

IL RITORNO

La guerra in Ucraina e l’invio di armi rimarranno in cima all’agenda di Guerini anche da presidente del Copasir, organismo che negli ultimi anni ha acquisito centralità politica (la visibilità che alimenta le polemiche, e viceversa). Più in generale, il Comitato dovrà occuparsi poi dei nuovi equilibri geopolitici e della sfida tra modelli (democrazie contro autocrazie) con le evidente ripercussioni sui vari settori della sicurezza. Si va dal possibile aggiornamento dello strumento del Golden power per un raccordo con la politica industriale all’idea di un riforma dell’intelligence già evocata nell’ultima relazione del Copasir nella scorsa legislatura, fino alle ultime novità del comparto come le operazioni sotto coperture e la probabilità di contrattacchi cyber.