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Federica e la super mano robot: «È il mio sogno che si avvera»

di Lara Sirignano

Quattro anni fa aveva perso il braccio per il morso di un pitbull. La gara di solidarietà per aiutarla

Palermo – La sua vita è cambiata in un attimo un giorno di luglio di quattro anni fa, quando il pitbull che insieme al suo ragazzo aveva deciso di adottare l’ha aggredita strappandole un braccio. Federica Aiello allora aveva solo 23 anni. E tanti sogni. «Ho dovuto riscrivere il mio futuro e non è stato affatto facile», racconta. Con coraggio e caparbietà è andata avanti puntando a un obiettivo che sembrava impossibile da raggiungere: una protesi bionica . Il tempo, i sacrifici, la tenacia e la generosità di chi ha sostenuto il suo progetto l’hanno condotta al traguardo. E grazie al lavoro di un’azienda ennese, la Ro.Ga, una realtà che è molto più di un’officina ortopedica all’avanguardia, oggi Federica ha riconquistato autonomia e serenità.

Dopo l’incidente

«Dopo l’incidente e la perdita dell’arto», racconta, «ho affrontato non solo settimane in ospedale, ma anche una lunga terapia psicologica che ho chiesto io stessa. Per molto tempo sono stata terrorizzata dai cani e ho avuto crisi di agorafobia, soprattutto dopo il lockdown. Mi ha aiutato una psicologa del servizio pubblico e poi uno specialista privato dal quale continuo ad andare perché lo choc e le conseguenze del trauma sono state notevoli». Federica studia Pedagogia e lavora come educatrice d’infanzia. «I bambini non mi hanno mai fatto sentire “strana”. E inaspettatamente reagiscono meglio degli adulti», dice. «Se riesci a stabilire un buon rapporto con loro arrivano a vivere la tua differenza come una risorsa. Addirittura, quando hanno visto le prime protesi, mi hanno detto “vorrei essere come te”, forse per quell’aria da supereroina dei cartoni che mi dava l’arto artificiale».

All’asilo

E proprio il lavoro con i piccoli dell’asilo ha convinto Federica a puntare alla mano bionica: uno strumento che le consente movimenti e manualità straordinarie. «Dopo l’incidente», racconta, «ho avuto le protesi del Servizio sanitario nazionale: una estetica, che ho voluto perché odiavo l’aspetto da manichino di quella tradizionale e che ho fatto realizzare con i colori che mi piacciono, l’altra elettronica tridigitale, che mi consentiva cioè l’uso di tre dita. Entrambe sono state costruite alla Ro.Ga di Enna, che per le protesi è una struttura convenzionata. Ma non mi bastava e con il proprietario della società, Rosario Gagliano, abbiamo cominciato a sognare la mano bionica».

Il progetto

«Un progetto piuttosto costoso», spiega l’imprenditore che, da una piccola bottega artigianale di sessanta metri quadrati che faceva protesi per poliomielitici, ereditata dal nonno e dal padre, ha creato una realtà d’eccellenza in un’area depressa della Sicilia, l’ennese. Settanta dipendenti, unici nel Sud ad avere la certificazione all’applicazione della tecnologia del controllo elettronico al ginocchio e alla mano. Un centro che è una famiglia per i pazienti, molti dei quali sono bambini nati con malformazioni, che hanno imparato lì a camminare. «Nel centro si creano rapporti fortissimi», dice Federica. «Ciascuno di noi ha un vissuto difficile e si instaura una forte solidarietà». Ed è alla Ro.Ga che la giovane palermitana ha conosciuto Giusy Versace, atleta paralimpica e senatrice impegnata anche nella raccolta di fondi per gli sportivi con disabilità attraverso la sua associazione Disabily no limits. «Con lei e Rosario abbiamo cercato di capire come trovare aiuti per la mia protesi ed è scattata una gara di solidarietà alla quale hanno partecipato Confindustria e il gruppo Arena Deco. A loro sarò sempre grata», assicura. La mano bionica Federica non ha ancora imparato a usarla. «Me l’hanno consegnata nel corso di una cerimonia, ma nelle prossime settimane dovrò andare a Enna per farla montare e per la riabilitazione», spiega. «Comunque l’ho già provata ed è stato l’avverarsi di un sogno». Quello che ora la giovane palermitana si augura è che il sogno possa avverarsi anche per chi non ha le possibilità economiche. «Perché tutti», dice, «hanno diritto di tornare a sperare».

6 dicembre 2022 (modifica il 6 dicembre 2022 | 08:04)

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