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Secondo Gratteri, Nordio “sulle intercettazioni fa un regalo alle mafie”

Per il procuratore di Catanzaro la riforma degli ascolti “sarà un grande errore storico, come la riforma Cartabia”. E sulla separazione delle carriere ribalta la lettura del ministro: “I pm non siano sottomessi al governo”

“La possibilità di svolgere intercettazioni per i reati contro la Pubblica amministrazione non deve essere limitata: sarebbe un grande regalo alle mafie”. Così come “la separazione delle carriere è assolutamente inutile” e rischia di produrre “la sottomissione del pm all’esecutivo”. Sono frammenti sparsi qua e là sui giornali di oggi dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Che da quando è stato arrestato il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro ha nel mirino dei propri strali una figura più delle altre: il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Che accusa di voler aiutare, con i suoi progetti di riforma della giustizia, la criminalità organizzata. 

Come confessato in un’intervista al Fatto Quotidiano, secondo Gratteri la rivoluzione copernicana sulle intercettazioni professata dal Guardasigilli “sarà un grande errore storico, e ce ne accorgeremo solo in futuro, come tanti si sono accorti solo ora dei guasti della legge Cartabia. Quando un anno fa li segnalavamo io e pochi altri, tutti zitti. Così anche le riforme sulle intercettazioni saranno solo un regalo alle mafie”. Il che non è propriamente la prima cosa che verrebbe in mente di imputare a un governo sotto il quale s’è compiuto l’arresto di uno dei principali latitanti nel nostro paese. Ma tant’è. Perchè Gratteri sul tema delle intercettazioni insiste, argomentando come segue: “Il ministro ha detto anche che costano troppo: non è vero, i costi negli ultimi anni sono stati abbattuti, ma se Nordio lo pensa, perché non l’ha detto il 15 dicembre scorso, quando lo stesso ministro ha approvato il tariffario delle intercettazioni con i massimi di spesa previsti, elaborato da una commissione di cui tra gli altri facevo parte anch’io?”, racconta sempre al giornale di Travaglio. Mentre sulla Stampa si spende a ribadire perché secondo lui la separazione delle carriere è “assolutamente inutile”, in quanto “una separazione già esiste, attraverso gli assai rigidi limiti territoriali e numerici di cambio di funzioni. In più, è negativa, perché fa perdere la cultura giurisdizionale al pm, come soggetto terzo nelle indagini. E spalanca le porte a qualcosa di ancora peggiore”. Ovvero? “La sottomissione del pm all’esecutivo”. Cioè il contrario di quanto avevo detto Nordio, che aveva ammonito i parlamentari proprio dall’essere supini alla cultura dei pubblici ministeri.

Viene il dubbio che Gratteri usi questi toni perché questo governo non lo ha tenuto in considerazione per eventuali cariche. Ma lui si difende: “Il presidente del Consiglio attuale quando si è insediato ha indicato la lotta alla criminalità come uno dei suoi obiettivi. Mi sembrava un buon segno. Invece sono state solo parole, perché poi quello che ora vedo in programma è uno sfacelo, una tragedia, che si va a sommare allo sfacelo già in atto a causa della riforma Cartabia”.

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