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Schlein chiede le dimissioni di Piantedosi, il primo atto da segretaria del Pd incontra il favore delle opposizioni

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Il primo atto in Parlamento di Elly Schlein in qualità di segretaria del Pd è stata la richiesta di dimissioni fatta al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La richiesta è stata presentata in Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio poco prima dell’inizio dell’audizione di Piantedosi.

Schlein chiede le dimissioni di Piantedosi

Nel mirino di Schlein, è finito non solo il titolare del Viminale ma anche gli altri ministeri coinvolti nella strage di migranti che si è consumata a Cutro. In particolare, l’indice è puntato contro il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini per la Guardia Costiera e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti per la Guardia di Finanza. Per la neosegretaria del Partito Democratico, urge fare una distinzione netta tra le indagini in corso da parte della magistratura sulla tragedia e le “responsabilità politiche” del ministro Piantedosi e del Governo. “Noi attendiamo fiduciosi le risultanze delle indagini ma, dal punto di vista delle responsabilità politiche, già soltanto le sue dichiarazioni suggeriscono le sue dimissioni”, ha detto Schlein.

“Noi vogliamo andare fino in fondo e useremo ogni atto del sindacato ispettivo per fare piena luce sulle responsabilità del ministero che lei rappresenta e di quelli del ministro Salvini e del ministro Giorgetti”, ha aggiunto. Poi, si è rivolta direttamente al premier Giorgia Meloni, sottolineando che quanto accaduto dovrebbe essere motivo di “riflessione profonda” il presidente del Consiglio. Per questo motivo, la deputata dem ha sottolineato che è “grave l’assenza della sua voce” sia su Crotone che sulla “aggressione squadrista” al liceo di Firenze. Sabato 4 marzo, Schlein ha annunciato che parteciperà alla manifestazione organizzata nel capoluogo toscano dai sindacati a difesa della scuola e della Costituzione.

L’intervento in commissione alla Camera

“Sono rimasta molto colpita dalle sue parole di oggi. E non solo quelle di oggi: ricordiamo tutti che, dopo la strage, lei ha fatto dichiarazioni sul fatto che la disperazione non giustifica viaggi che mettono a repentaglio la vita dei figli. Dichiarazioni indegne di un ministro. Parole disumane, inaccettabili e non all’altezza del ruolo”. Così comincia il discorso tenuto da Schlein in commissione alla Camera. “Quelle dichiarazioni hanno trasformato le vittime in colpevoli. Io le chiedo: chi è lei per decidere cosa giustifica o meno la disperazione? Quale alternativa reale hanno le persone che fuggono in cerca di protezione, oltre a quella tra morire di torture e morire in mare? Cose che lei dall’alto dei suoi privilegi non ha vissuto neanche da lontano”, ha aggiunto.

A questo punto, ha espresso la richiesta del Pd: “Noi vogliamo che si chiariscano dinamiche e responsabilità di quanto accaduto. Io non so se avete letto le parole del comandante Aloi della capitaneria di porto di Crotone che dice che c’erano le condizioni per salvare quelle persone. C’era mare forza 4 e non forza 8. Perché non c’è stato l’intervento della Guardia Costiera per evitare la strage?”.

Al termine dell’audizione, poi, intercettata dai giornalisti, Schlein ha dichiarato che le risposte arrivate da Piantedosi “non state soddisfacenti. Abbiamo chiesto chiarezza sulle responsabilità”. E ha aggiunto: “Abbiamo chiesto in particolare, a seguito delle dichiarazioni del comandante Aloi, perchP non è stato fatto un intervento da parte della Guardia Costiera italiana con mezzi adeguati se c’era possibilità di intervenire per tempo visto che c’era già stata la notizia di Frontex che parlava di rilevazione di calore umano. I due tentativi non andati in porto da parte della Guardia di Finanza di raggiungere l’imbarcazione. Perché a quel punto non è stata attivata la Guardia Costiera? Su questo non abbiamo ricevuto risposte adeguate”.

Dimissioni Piantedosi, il primo atto di Schlein segretaria del Pd incontra il favore delle opposizioni

La posizione e le dichiarazioni del ministro Piantedosi sulla strage di migranti a Cutro non solo hanno fatto insorgere la neosegretaria del Pd ma anche il resto delle opposizioni. Il titolare del Viminale, infatti, è riuscito a mettere d’accordo tutte le forze politiche che non fanno parte della maggioranza dell’esecutivo da Azione-Italia Viva, al Movimento 5 Stelle a Più Europa e Alleanza Verdi-Sinistra.

In rappresentanza dei 5S, infatti, Stefano Colucci ha dichiarato: “Data l’evidente lacunosità del comportamento del ministero, le reitero la richiesta di dimissioni e di venire urgentemente a riferire in aula”.

Riccardo Magi di Più Europa, invece, ha affermato: “Lei ha citato Kennedy: ‘Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi ma cosa potete fare voi per il vostro Paese’. Ma cosa può fare un ragazzino afghano per il proprio paese? E una famiglia di iraniani? Secondo me, dal nostro paese, possono aspettarsi quello che prevede la Costituzione. Crediamo che lei dovrebbe rassegnare le dimissioni”.

Su Twitter, invece, Carlo Calenda ha scritto: “Piantedosi dal Dl Rave al ‘carico residuale’ per finire alle orripilanti dichiarazioni sui migranti e ai balbettamenti successivi (‘li andremo a prendere noi’), ha dimostrato di non essere adatto a fare il Ministro. Sarebbe saggio per il Governo chiedergli un passo indietro”.

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