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Sanremo 2023, Colapesce Dimartino a FqMagazine: “L'arresto di Messina Denaro? La tv sfrutta il tema della connivenza con la mafia. Al Festival cantiamo di frustrazioni e aspettative velenose” – Il Fatto Quotidiano

Il disagio dei nostri tempi, tutti affollati di impegni, caricati di aspettative, ansia e stress. È il ritratto di “Splash”, che segna il ritorno sul palco del Teatro Ariston di Sanremo di Colapesce Dimartino, esplosi proprio al Festival nel 2021 con “Musica Leggerissima”. “Mettiamoci comodi, la vita è un’altra cosa”, è l’invito del duo di cantautori. Dopo Sanremo, Colapesce Dimartino sbarcheranno al cinema con “La primavera della mia vita: La nostra favola psichedelica”.

Dalla depressione di “Musica Leggerissima” al disagio e l’ansia di vivere in “Splash”. Cosa vi ha ispirato?
È un tema che ci sta particolarmente a cuore perché viviamo a Milano da qualche anno. La città delle aspettative per antonomasia per mille cose, soprattuto per il lavoro. Si vive così di profonde frustrazioni e di essere sovrastati da queste aspettative generali che possono esser velenose. È un tema attuale. Siamo partiti dalla frase che è il nucleo della canzone: ‘Ma io lavoro per non stare con te’. Un incipit semplice che ci ricordava ‘Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare’ di Tenco.

In nove mesi oltre un milione e mezzo di italiani hanno lasciato il lavoro. È una conseguenza della società delle aspettative?
Inevitabile. Crediamo sia normale che sia accaduto. Dopo questi anni di pandemia e lockdown, il momento storico ci ha messo davanti a scelte che nessuno di noi avrebbe mai preso in considerazione: cambiare vita. Una decisione anche difficile da prendere se consideriamo che il mercato del lavoro oggi, così come cambiare lavoro non è così automatico e facile come negli Anni 70 e 80 .

Sulla copertina del vinile di “Splash” c’è uomo seduto su una spiaggia. È l’elogio della vita lenta?
L’ha firmata un artista e fotografo pugliese che amiamo molto Piero Percoco, che con il suo lavoro di ricerca sulle spiagge è arrivato fino alle pagine del New Yorker. Una posa naturale che ci sembrava perfetto per ‘Splash’. Può essere l’elogio alla vita lenta ma può anche rappresentare un uomo sconfitto dalla vita che si abbandona sulla spiaggia. Una doppia lettura che si lega anche al titolo del brano: “splash” può essere divertente e si collega a chi si butta in mare, ma può anche significare uno schianto violentissimo e disastroso.

“Musica Leggerissima” cosa vi ha regalato o tolto?
Tolto pochissimo. Ci ha dato tanto. Una canzone talmente trasversale da essere recepita in maniera diversa a più strati sociali dal parcheggio agli Uffizi di Firenze, oltre ad essere stata trasmessa alla radio. “Musica Leggerissima” non ci appartiene più perché è diventata di tutti e di un momento storico preciso. Ancora oggi diverse persone ci scrivono ringraziandoci per aver condiviso il tema della depressione. Non accade facilmente.

Dopo Sanremo, il 20 febbraio arriva al cinema “La primavera della mia vita”, dramedy diretto da Zavvo Nicolosi. Cosa vi ha spinto a debuttare come attori?
Il progetto in realtà risale al nostro primo disco assieme del 2020 “I Mostri”. Poi sappiamo bene che la gestazione di un film ha tempi assai più lunghi di quelli di un album. Il cinema è la nostra passione. Raccontiamo la storia della nostra amicizia, estremizzando i nostri caratteri in una Sicilia distopica. Insomma sarà una favola psichedelica.

Da siciliani come avete vissuto l’arresto di Matteo Messina Denaro, che viveva sotto gli occhi di molti compaesani. C’è ancora omertà e paura?
Abbiamo riflettuto anche molto sul tema della connivenza con la mafia. Crediamo che questo tema sia sfruttato dai media in maniera sistematica.

In che senso?
C’è molta ignoranza. In tv vengono intervistate solo persone che sembrano siano scontente dell’arresto del mafioso. Quasi come se non esistesse nessuno che dica qualcosa a sfavore della mafia. Fa più notizia. Non è così. La Sicilia è fatta di tante persone perbene, imprenditori che sono rimasti in condizioni assai difficili nella nostra terra a lavorare. Questo è un messaggio forte dello Stato che, crediamo anzi siamo convinto, qualcosa di buono porterà.

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