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Non solo un super caccia, un altro tassello della nuova deterrenza occidentale – Michele Marsonet

La notizia, pur non avendo ricevuto grande attenzione da parte di stampa e mass media, è indubbiamente importante. I governi di Tokyo, Londra e Roma hanno infatti annunciato un nuovo partenariato trilaterale di difesa e sicurezza chiamato “Global Combat Air Programme”.

Non solo un nuovo caccia

Esso prevede, tra l’altro, lo sviluppo di un aereo da caccia di nuovissima generazione entro il 2030. Si tratta del Tempest, un vero e proprio sistema aereo di cui il caccia anzidetto è solo uno dei componenti. L’aereo sarà supportato da altri strumenti quali droni e sistemi di intelligenza artificiale destinati ad aumentare e migliorare le sue prestazioni.

Dunque siamo in presenza di un’alleanza strategica fra tre Paesi membri del G7 che, sotto parecchi aspetti, rammenta l’alleanza Aukus già in atto tra Australia, Usa e Regno Unito. In comune le due alleanze hanno un elemento fondamentale, e cioè quello di agire nel delicato – e sempre più turbolento – scacchiere dell’Indo-Pacifico.

Deterrenza e industria

Ne consegue, ovviamente, che anche la nuova alleanza “GCAP” intende porsi quale elemento di deterrenza nei confronti del crescente espansionismo cinese e dei suoi alleati, come la Corea del Nord.

Non è la prima volta che nazioni occidentali diverse da Usa e Regno Unito annunciano l’intenzione di svolgere un ruolo militare attivo e di deterrenza nel Pacifico. Ne aveva già parlato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ipotizzando per l’appunto l’invio di navi da guerra europee nello scacchiere del Pacifico per contrastare le mire egemoniche di Pechino. Quella era rimasta, però, solo una dichiarazione d’intenti, senza ricadute concrete.

Il nuovo partenariato trilaterale, invece, è già stato firmato e l’annuncio è apparso nei siti dei Ministeri degli esteri dei tre Paesi coinvolti. Vi si legge:

Come capi di governo di Italia, Giappone e Regno Unito, siamo impegnati a sostenere l’ordine internazionale libero e aperto basato sulle regole, più importante che mai in un momento in cui questi principi vengono contestati e in cui crescono minacce ed aggressioni. Poiché la difesa della nostra democrazia, della nostra economia, della nostra sicurezza e della stabilità regionale riveste una sempre maggiore importanza, abbiamo bisogno di forti partenariati di difesa e di sicurezza, sostenuti da una capacità di deterrenza credibile.

Qualcuno potrebbe pensare che si tratta delle solite dichiarazioni di principio, ma non è esattamente così. Nel testo, infatti, si fa esplicito riferimento al nuovo caccia avanzato e al rafforzamento della collaborazione tra le industrie militari dei tre Paesi, senza peraltro trascurare i benefici economici e industriali ad ampio raggio che avranno ricadute anche sull’occupazione.

Le mire cinesi

È evidente che la spinta a realizzare l’alleanza è stata fornita dai comportamenti della Repubblica Popolare nell’area, con la creazione di numerose basi militari realizzate su isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, le continue minacce d’invasione rivolte contro Taiwan e, last but not least, l’intensificazione dell’attività missilistica da parte di Kim Jong-un, i cui stretti rapporti con la Cina comunista sono noti.

Si tratta insomma di un altro tassello che l’Occidente pone in atto per contrastare il tentativo di creare un nuovo ordine mondiale guidato da Mosca e, soprattutto, da Pechino.

Per motivi diversi le due grandi autocrazie dei nostri giorni sembrano in crisi, e questo sarebbe quindi il momento adatto per porre in atto strategie di difesa e di contenimento più efficaci quelle finora tentate.

Il nuovo bombardiere Usa

Né si dimentichi che pure gli Stati Uniti hanno annunciato l’imminente presa di servizio del nuovo bombardiere B-21 Raider, prodotto dalla Northrop Grumman, e che è stato progettato proprio in vista di un possibile scontro armato con la Repubblica Popolare.

Il ruolo dell’Italia

Qualche riflessione, ora, sulla posizione dell’Italia all’interno della summenzionata alleanza “Global Combat Air Programme”. Mentre gli inglesi vantano una tradizionale presenza nell’area (supportata anche da basi militari), e i giapponesi giocano per così dire “in casa”, gli italiani sono invece molto distanti geograficamente e non hanno particolare dimestichezza con lo scacchiere dell’Indo-Pacifico.

Occorrerà quindi che il governo agisca con decisione per aggirare le prevedibili bordate dell’opposizione in Parlamento.

Non solo. La premier Giorgia Meloni si è sin qui mossa con molta prudenza nei confronti di Xi Jinping. Il motivo è ovvio, giacché il mercato cinese è essenziale per il nostro export. Ne sanno qualcosa i tedeschi, che hanno visto il loro cancelliere Olaf Scholz correre alla corte del “nuovo imperatore” di Pechino proprio per tutelare le esportazioni tedesche nel Paese del Dragone.

Resta il fatto che le alleanze come “Global Combat Air Programme” costituiscono, per l’Occidente, un’occasione preziosa. Innanzitutto, per ribadire che le autocrazie non possono fare ciò che vogliono. E, in secondo luogo, per dimostrare che le nazioni occidentali mantengono tuttora in campo militare una superiorità tecnologica che non sarò facile scalzare, almeno in tempi brevi.

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