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Pubblicato il 13 Dicembre 2022 – 23:20

L’assassino di Roma percepiva il reddito di cittadinanza

L’assassino di Roma percepiva il reddito di cittadinanza. Emergono ulteriori dettagli sulla figura di Claudio Campiti, il 57enne che domenica scorsa ha tolto la vita a Sabina Sperandio, Elisabetta Silenzi e Nicoletta Golisano durante una sparatoria da lui provocata.

L’atroce killer, ora chiuso dietro le sbarre del carcere di Regina Coeli a Roma. deve rispondere di triplice omicidio aggravato da premeditazione e in attesa dell’udienza di convalida, ha percepito per un lungo periodo di tempo il reddito di cittadinanza.

Le verifiche fiscali

Sono ore fondamentali per le indagini. Decisi a scavare a fondo nella vita di Claudio Campiti, i carabinieri incaricati di condurre l’attività investigativa hanno effettuato anche dei controlli di natura fiscale nei confronti del soggetto in carcere.

A quanto pare il 57enne, già profondamente segnato dalla morte del figlio Romano Campiti, morto in un tragico incidente in montagna, aveva anche perso il lavoro.


Il figlio morto a 14 anni e la lunga battaglia legale. La tragedia di Campiti

Campiti si trovava dunque in forti difficoltà economiche e per diverso tempo aveva beneficiato del sussidio grillino. Gli inquirenti parlano dell’arco di tempo compreso fra aprile 2020 a settembre 2022.

Questo quanto emerso dai controlli di natura fiscale effettuati dai carabinieri, che hanno fatto accertamenti sui redditi dell’uomo. Percependo il reddito di cittadinanza per circa 2 anni, Campiti avrebbe ottenuto poco meno di 9.000 euro totali.

La rabbia e il disagio

Anche le difficoltà economiche, oltre al grave trauma per la perdita del figlio, potrebbero essere alla base del raid omicida commesso dal 57enne. Durante il sopralluogo presso la sua abitazione, gli inquirenti hanno riscontrato una decisa condizione di degrado e abbandono.

L’uomo viveva in un’abitazione fatiscente, incompleta, senza acqua corrente né energia elettrica. Da tempo, sui propri profili social, proclamava tutta la sua rabbia nei confronti dei 300 consorziati, e dei sindaci di Ascrea e Rocca Sinibalda.


Redazione L’inserto

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