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Minacce a don Mattia Ferrari, chiesta l

BOLOGNA – “Potrebbe essere solo un appunto personale oppure, più in generale, un’indicazione per la Chiesa e per il suo impegno ‘sociale’. Certo è che quello che ha scritto la Procura di Modena nella richiesta di archiviazione della vicenda legata alle minacce ricevute da don Mattia Ferrari, cappellano della diocesi di Modena e di ‘Mediterranea saving humans’, è destinato a far rumore”. Lo scrive Avvenire, quotidiano della Cei, sulla scelta della Procura modenese di considerare irrilevanti e degni di archiviazione gli attacchi al sacerdote, condotti da un personaggio conosciuto come il “portavoce della mafia libica”, in quanto le minacce (per il pm semplicemente “le frasi”) indirizzate al cappellano e agli altri bersagli non “presentano profili di rilievo penale”. Una decisione alla quale l’avvocata di don Ferrari, Francesca Cancellaro dello studio Gamberini di Bologna, si è già opposta. La palla ora passa al giudice. Ma il caso, intanto, suscita reazioni e polemiche.

Quell’account al centro delle inchieste

“Nel testo in cui propone l’archiviazione – rileva il giornale dei vescovi – il pm non cita mai l’account dal quale sono arrivate e che, come attestano inchieste giornalistiche e atti parlamentari, sarebbe invece ‘un portavoce della mafia libica legato ai servizi segreti di diversi Paesi’. Quell’account infatti, sottolineano le fonti vicine a chi subisce minacce, pubblica continuamente materiale per conto della mafia libica e periodicamente anche foto ‘top secret’ di velivoli militari europei e di apparati italiani”.

Gli ambiti “riservati e silenziosi”

Ma la Procura va anche oltre, rivolgendo una sorta di “appunto” all’operato umanitario del sacerdote, che peraltro è da tempo sotto “radiosorveglianza” decisa dal Comitato provinciale per la sicurezza dei cittadini, proprio sulla base di quelle minacce. Nella richiesta di archiviazione si sottolinea, infatti, che “se il prete esercita in questo modo, diverso dal magistero tradizionale“, deve in un certo senso aspettarsi reazione contrarie e fra queste di essere bersagliato. In un passaggio del testo, il pubblico ministero suggerisce che l’esposizione sui social network naturalmente provoca reazioni, specie se “come già evidenziato chi porta il suo impegno umanitario (e latamente politico) sul terreno dei social o comunque del pubblico palco – ben diverso dagli ambiti tradizionali – riservati e silenziosi – di estrinsecazione del mandato pastorale – e lo faccia propalando le sue opere con toni legittimamente decisi e netti”.

“Chi si occupa di diritti umani finisce nel mirino”

Per il pm, insomma, un sacerdote che prende posizione accanto ai poveri e agli ultimi non è abbastanza “discreto” ed è troppo “pubblico” e anche un po’, seppure in senso lato, “politico” e deve aspettarsi reazioni. In altre parole, rimarca Avvenire, “chi si occupa di diritti umani e si dedica all’impegno umanitario non deve sorprendersi se poi finisce nel mirino, anche se è un prete. Anzi, forse, proprio perché è un prete. Come se essere sacerdote significasse dire messa, amministrare i sacramenti e stare in silenzio”.

Elly Schlein: “Preoccupante”. Fratoianni: interrogazione parlamentare

“Preoccupante l’archiviazione dell’inchiesta sulle minacce della mafia libica arrivate a Don Mattia e anche le motivazioni addotte. Chi supporta le persone più fragili e salva vite in mare e per questo subisce minacce va protetto, piena solidarietà a Don Mattia!”, scrive su Twitter Elly Schlein, candidata alla segreteria del Pd. “Davvero sbalorditiva la motivazione con la quale la Procura di Modena ha proposto di archiviare le minacce rivolte a don Mattia Ferrari”, dice Rosy Bindi. “Ed è molto grave che un magistrato pretenda di indicare come un prete debba fare il prete” aggiunge. “Per qualche giudice di Modena – dice Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana – un prete deve stare in sacrestia, al massimo qualche preghiera, fare messa o poco più. Se invece si espone, magari a difesa dei più deboli, è naturale che ci siano reazioni contrarie nei suoi confronti. Presenteremo un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio”. “Forza Mattia Ferrari siamo con te. Fare chiarezza e non sottovalutare è importanate”, commenta il sindaco di Bologna, Matteo Lepore. Un fatto “inquietante. Si faccia immediatamente chiarezza su cosa intende dire la Procura di Modena riguardo l’opportunità della sua attività sociale e umanitaria”, afferma a sua volta Detjon Begaj, consigliere comunale a Bologna parlando a nome di Coalizione civica.

Don Mattia: “Le minacce sono solo una piccola parte del Libyagate”

Don Mattia si affida a una “breve dichiarazione” su Facebook: “Moltissime persone mi stanno scrivendo pubblicamente o privatamente per esprimere solidarietà. Ricordiamoci sempre che non siamo noi i veri protagonisti di queste vicende, ma loro”. Per i migranti, “per la fraternità che ci lega, per la giustizia che anima ogni cuore autenticamente umano, nonché per la dignità e l’integrità della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea, occorre che si indaghi a fondo, in tutte le sedi, giornalistiche e istituzionali, sulla mafia libica. Le minacce nei miei confronti sono solo una piccola parte della grande vicenda del Libyagate”.

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