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Parla il sindacalista Visentini. «Così hanno tirato il mio nome dentro lo scandalo Qatar»

Luca Visentini è stato il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Etuc) prima di assumere, da novembre, la guida di quella internazionale (International Trade Union Confederation). È suo il volto che rappresenta le istanze comuni dei lavoratori a livello mondiale. Questo spiega come mai, quando venerdì la polizia belga lo ha fermato nell’ambito dell’indagine sulle influenze indebite del Qatar, la notizia abbia suscitato sconcerto. 

Come mai il suo nome è finito in questa indagine?

Io sono stato coinvolto perché ho partecipato ad alcune iniziative di Fight Impunity.  Questa associazione, che era riconosciuta dal Parlamento europeo, che veniva condotta da parlamentari in carica o ex eurodeputati, e che per quanto io ne sapevo e per quanto fosse pubblicamente noto era una fondazione che si occupava di difesa dei diritti umani, a quanto pare, in base alle indagini in corso, sembrerebbe che in realtà fosse una organizzazione criminale finanziata dal governo del Qatar per corrompere in particolare i membri dell’Europarlamento e per indurli a prendere posizioni più favorevoli nei confronti del governo del Qatar. Il mio nome è finito in questa indagine per la mia partecipazione a quelle iniziative: sono stato accusato di essere parte di questa organizzazione, di essere stato corrotto da loro per ammorbidire le posizioni mie e della confederazione sindacale internazionale (Ituc) nei confronti del Qatar.

Un ruolo che lei ha assunto da fine novembre, mentre le indagini sono partite prima.

Certo, l’indagine è iniziata prima. L’accusa non era molto chiara in questo senso; come confederazione europea non avevo neppure un contatto diretto con le questioni del Qatar. Nelle supposizioni fatte, probabilmente queste persone pensavano di potermi influenzare nel momento in cui io sarei stato nominato segretario di quella internazionale. 

Qual è la sua condizione attuale nel contesto delle indagini?

Io ho detto tutto quello che sapevo agli investigatori e poi al pubblico ministero. Sulla base dei chiarimenti che ho fornito, sono stato rilasciato ieri libero, senza essere formalmente accusato di nulla. Semplicemente devo rispettare alcune condizioni minime: non devo avere contatti con gli indagati, e posso viaggiare liberamente in Ue ma se esco da quest’area devo comunicarlo al tribunale. Queste condizioni varranno per tre mesi, poi dovrebbero decadere. L’indagine andrà avanti, potrebbe durare anni. Delle sei persone che sono state interrogate durante questo weekend, quattro sono state messe in prigione con accuse formali e le altre due, me compreso, sono state rilasciate.

Lei quindi non è indagato?

No, io sono finito in questa indagine perché accusato da alcuni di questi criminali, dunque sono stato interrogato, investigato, ma sono stato rilasciato e non sono indagato.

Dunque è qualcuno di questa rete che ha fatto il suo nome e la ha tirata in mezzo?

Esatto. Ma non posso entrare nei dettagli, non sta a me dire i contenuti dell’indagine. Posso dire che sono stato coinvolto ma dopo che ho rilasciato le mie dichiarazioni, dopo che ho spiegato tutto ciò che sapevo, sono stato rilasciato.

L’esito è stato comunque quello di adombrare, anche se per poco, l’immagine del sindacato. Non trova?

Le due confederazioni – il livello europeo e quello internazionale – non sono state assolutamente coinvolte in questa indagine, non sono state indagate in nessun modo. Sono stato coinvolto io perché sono stato accusato personalmente di essere stato corrotto o persino di far parte di questa rete. Perciò ci sono stati interrogatori per capire il mio ruolo. 

Qual era il suo rapporto con l’ong Fight Impunity, e con l’ex eurodeputato Panzeri che la aveva fondata?

Conoscevo sia la ong che il presidente, avevo partecipato a una serie di conferenze. La mia conoscenza di questa ong è abbastanza recente, del resto la sua stessa creazione è relativamente giovane. Ho avuto contatti con loro perché hanno organizzato conferenze a Bruxelles, in Italia; ogni anno pubblicano un rapporto sui diritti umani, al quale ho partecipato con uno scritto. Ma per quello che sapevo era una organizzazione che sviluppava una attività di denuncia su temi riguardanti i diritti umani.

Non aveva avuto il minimo sentore che ci fosse qualcosa di torbido?

Non ho mai avuto idea, né nessuno mi ha mai potuto far pensare, che si trattasse di una rete di corruzione. La cosa mi ha scioccato. Non lo immaginavo neppure lontanamente.

Nella bolla brussellese si chiacchiera su Panzeri. Come lo ha conosciuto? Anche su di lui non ha colto nulla di strano?

No, non sapevo nulla. Lo ho incontrato per la prima volta quando era ancora eurodeputato, dunque per la prima volta credo nel 2017 o 2018, nella sua veste di europarlamentare, perché ho partecipato ad alcune audizioni nelle quali c’era anche lui, e poi un po’ più frequentemente quando ha creato questa associazione.

Quale avrebbe dovuto essere il suo contributo?

L’accusa è che potessi venir corrotto io a mia volta, per ammorbidire la posizione della confederazione internazionale nei confronti del Qatar. Quello che ha convinto il giudice sulla mancanza di fondamento è che il mio avvocato ha potuto esibire una serie di interviste e comunicati degli ultimi due mesi dove pur riconoscendo alcune riforme ho sempre detto nelle mie dichiarazioni pubbliche che il livello di implementazione è assolutamente insufficiente, che ci sono troppi casi di violazioni e che continueremo a esercitare sul Qatar una pressione molto forte perché si metta in regola.

Qual era l’utilità e il senso della sua partecipazione agli eventi di Fight Impunity?

Gli eventi non riguardavano il Qatar ma i diritti umani e dei lavoratori in generale nel mondo, lo stesso rapporto sui diritti umani al quale ho collaborato non riguardava il Qatar ma in generale, denunciava violazioni dei diritti. Erano cose molto generiche. Panzeri e altri avranno utilizzato quella ong per attività criminose ma io non avevo mai sospettato potessero esistere, per me è stato uno shock, non sapevo che Panzeri potesse essere chiacchierato o che ci fosse qualche problema con questa persona né tantomeno con la sua associazione; del resto sul sito nel board, tra i membri onorifici o attivi, c’erano eurodeputati, la ex Alto rappresentante Federica Mogherini, Emma Bonino… Insomma persone di specchiata carriera e onestà. La ong è stata fondata da membri ed ex membri dell’Europarlamento. Non sospettavo qualcosa di losco.

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