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Le crepe nell’iper-individualismo, verso una società più cooperativa?

La società italiana è sotto i colpi dell’incrociarsi, in successione e in simultanea, di molteplici crisi. Una polifonia convergente in cui confluiscono lo scatto inflattivo e l’aumento dei costi dell’energia; l’incedere della crisi climatica; il rombo dei cannoni; l’accentuarsi delle tensioni tra globale e locale; l’evoluzione tecnologica, con l’affermarsi della robotica e dell’intelligenza artificiale che mettono in discussione le stabilità acquisite e, nel breve, i posti di lavoro; la crisi delle identità contemporanee e il suo portato di ripiegamento nostalgico; il permanere del covid e le ipotesi di nuove pandemie.

La convergenza delle crisi produce nella società una doppia sensazione. Da un lato, quella che possiamo definire la sindrome di Sisifo, costretti a ricominciare la risalita non appena i venti nefasti di una crisi sembrano diradarsi, per il sopraggiungere di una nuova tempesta; dall’altro lato, la dimensione di una transizione permanente, infinita, in cui si passa da una fase all’altra, in un perenne stato di incertezza.

Di fronte a queste dinamiche emergono, dalla società, alcuni segnali di mutamento. Il neo-individualismo narcisista, auto-realizzativo, geloso difensore del privato e di “piccole patrie”, pur restando ben presente nelle viscere del paese, mostra alcune crepe.

Se, su un versante la convinzione che nella vita bisogna pensare solo a stessi non è ancora sconfitta (l’89 per cento delle persone preferisce dipendere da sé piuttosto che dagli altri e per il 71 per cento la competizione è una legge della natura), sull’altro versante, il dogma del vincere è tutto, della necessità di trionfare a ogni costo e passando sopra ogni cosa, mostra arretramenti e oggi è condiviso solo dal 35 per cento dell’opinione pubblica.

Le pulsioni esasperate dell’individualismo mostrano maggiori resistenze solo tra i giovani della Generazione Z (44 per cento) e i ceti popolari (40).

Nonostante il permanere di molteplici tratti del narcisismo ego-centrato contemporaneo, dalle viscere della realtà emergono nuove spinte.

Per il 62 per cento degli italiani è necessario ritornare a dare valore al senso del collettivo, allo stare insieme. Solo il 38 per cento è refrattario alla dimensione collettiva, con punte del 43 per cento nei ceti popolari e del 44 per cento tra i baby boomers.

Dopo l’indifferenza

I segnali di trasformazione sono in fieri. Il tratto dominante della contemporaneità è ancora marcato dai tratti dell’indifferenza di massa, della difesa esasperata dell’autonomia privata, del futuro non più associato a un progresso ineluttabile, dalla ricerca di un edonismo esasperato per il dispiegamento della personalità intima.

Emergono, purtuttavia, spinte verso nuove dimensioni relazionali, verso nuovi legami comunitari, nuove forme di solidarietà, condivisione e mutualismo.

Secondo i dati dell’osservatorio Legacoop-Ipsos, l’80 per cento degli italiani avverte la necessità di più cooperazione tra le persone (in crescita del 10 per cento nell’ultimo anno), il 79 per cento sottolinea l’esigenza di sviluppare nuove forme di condivisione (+ 10 per cento). Infine, il 72 per cento per cento segnala la necessità di intensificare le forme di mutualismo e scambio tra i singoli (+11 per cento dal 2021 al 2022).

I tempi incerti, la transizione permanente in cui siamo immersi, inducono le persone a ripensare alla propria costituzione sociale, civica e comunitaria, aprendo le strada alla necessità di solcare nuove vie maggiormente marcate dal dialogo con gli altri, dalla collaborazione per il benessere collettivo e non solo individuale, dalla cooperazione e dal mutualismo.

Il mutamento non è ancora conquistato, ma le scintille della necessità di riappropriarsi della collaborazione con gli altri, della volontà solidale, del bisogno di ritessere la rete sociale, mostrano un innovato vigore.

Prodromi che possono aprire la strada alla calmierazione del neo-individualismo esasperato che ha dominato per quarant’anni la scena sociale.

Quale sarà la dimensione del nuovo non è ancora chiaro, ma troviamo qua e là i segnali verso una nuova dimensione sovra-individuale, verso un’economia più cooperativa, mutualistica e sostenibile.

La polifonia delle crisi e la sindrome di Sisifo, sospingono la necessità di generare un ordine sociale e istituzionale più stretto, forte e reticolare.

Una società e un’economia orientate a generare opportunità per le persone, senza far perdere loro la possibilità di rimanere sé stessi. Un nuovo equilibrio basato su responsabilità, rispetto, mutualità, reciprocità e comuni intenti.

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