il

Il mostro non è sparito, anzi, ma non fa più paura: ormai è addomesticato, vive in casa accanto a noi. Con questa metafora si può descrivere l’attuale situazione della pandemia, con il virus – il ‘mostro’ che ci ha terrorizzato e ha condizionato le nostre vite per quasi tre anni – che oggi non ha gli stessi drammatici effetti dell’inizio del contagio.

Con il Covid ci conviviamo e le nostre abitudini e azioni quotidiane non sono più sottoposte a restrizioni di sorta. È anche vero che il virus, per sua stessa natura, si è modificato nel tempo e l’impatto dei primi tempi in sostanza, si è affievolito.

Partendo dai dati, è curioso confrontare, per esempio, il numero di casi da inizio pandemia a oggi. Il totale in Fvg ha quasi raggiunto i 560mila positivi. Il picco di contagi, in regione, è stato tra gennaio e febbraio 2022, infatti la giornata con più casi positivi è stata lo scorso 29 gennaio dove si è raggiunta quota 67.164 persone.

L’elevata copertura vaccinale, soprattutto per le categorie fragili, è stata e continua a essere uno strumento fondamentale ad attenuare l’impatto clinico dell’epidemia. Sono quasi spariti sintomi come perdita di gusto e olfatto, mentre rimangono affezioni più o meno gravi a livello dell’apparato respiratorio.

La conferma arriva dalle valutazioni settimanali presentate dall’Istituto superiore di sanità che certificano che l’incidenza di nuovi casi in Italia è stabile nelle ultime settimane. Inoltre, rimane contenuto l’impatto sugli ospedali. Si tratta di una situazione in evoluzione, ma che nel complesso non spaventa più.

Vaccinazioni a rilento

Inutile nasconderlo: il Friuli Venezia Giulia è fanalino di coda per la percentuale di vaccinazioni anti Covid-19 somministrata alla popolazione. I dati forniti dal Governo parlano chiaro, perché mostrano come la quota di persone vaccinate a livello nazionale superi il 90,1%, mentre nella nostra regione si arresti all’87,3%, sostanzialmente a pari merito con le Marche e la Provincia autonoma di Bolzano. Peggio di noi solo la Val d’Aosta, con il 79% della popolazione coperta da vaccino, e il Lazio, che però, vista la numerosità dei residenti, ha comunque somministrato oltre 14 milioni di dosi, a fronte delle 2.834.743 friulane.

A partire dal 5 dicembre, inoltre, nei centri vaccinali della regione è disponibile il vaccino bivalente Moderna adattato contro le varianti Omicron circolanti, che va ad aggiungersi all’analogo farmaco Pfizer. Il vaccino bivalente potrà essere somministrato per i richiami del ciclo primario anti Covid-19 ai cittadini di almeno 12 anni (terza e quarta dose) e per i richiami successivi alle categorie fragili.

L’influenza preoccupa di più

“Nella maggior parte dei casi oggi chi contrae il Covid presenta pochi sintomi – spiega Davide Pecori, dirigente medico della Clinica di malattie infettive di Udine -. I casi di polmonite riguardano le persone gravemente immunodepresse o i non vaccinati. Il Covid non fa più paura in sé, ma le strutture sanitarie si devono organizzare adeguatamente, prevedendo in ogni reparto delle zone per pazienti positivi, ricoverati per altre cause. Questo è fondamentale per garantire l’operatività del sistema, ma non è ancora attuato dappertutto”.

“Il ventaglio di sintomi del Covid di questo periodo è estremamente ampio, va dal raffreddore alla sindrome para-influenzale, i casi gravi sono rarissimi. E il merito è della percentuale di vaccinati, che incide sull’espressone clinica della malattia”. Anche a Pordenone, Massimo Crapis, responsabile del reparto malattie infettive dell’azienda ospedaliera Santa Maria degli angeli, valuta positivamente la situazione attuale per quanto riguarda il Covid, ma mette in guardia su un’altra malattia: l’influenza. “Quest’anno ci preoccupa di più, perché la diffusione è cominciata prima del solito e c’è la concreta possibilità che il ceppo circolante, H3N1, possa essere clinicamente rilevante. Inoltre tendiamo sempre a sottovalutare l’influenza, invece le complicanze non mancano. Per due anni, grazie alle misure di contenimento del contagio Covid, non siamo venuti in contatto nemmeno con altri virus: ecco perché l’influenza sembra colpire di più i bambini, che hanno un’immunità generale più bassa”.

Gli esperti, inoltre, concordano sul mantenere alcune misure di attenzione, come il lavaggio accurato delle mani o l’uso delle mascherine in luoghi chiusi e affollati, che potrebbero aiutare soprattutto le persone più fragili a risparmiarsi l’insorgenza di complicanze.

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

83 + = 85