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Grand tour delle Città imperiali del Marocco – Il Fatto Quotidiano

Marocco, una delle pochissime monarchie del continente africano, tra gli stati che più ha saputo cogliere al balzo le sfide della contemporaneità facendosi trovare pronto al salto del terzo millennio. Allo stesso tempo, una terra che non rinuncia alle sue tradizioni, e soprattutto al suo colore: quel rosso intenso, di terra e di fuoco, di sole e di Atlante.

Le sfumature naturali, artistiche e paesaggistiche dell’estremità occidentale del Maghreb sono parte integrante di quella allure turistica che lo ha reso, soprattutto negli ultimi decenni, meta privilegiata del turismo dei nostri connazionali ma non solo. Lo stesso colore che fa parte del naming di Francorosso, il brand dei viaggi appassionanti ed emozionanti, dei desideri che si trasformano in vacanza e della sofisticatezza come leitmotiv della vacanza:sono innumerevoli le possibilità di viaggio e le strutture d’eccellenza che vi permetteranno di conoscere il lato più autentico, accogliente, esclusivo del Marocco.

Come godersi al meglio le Città imperiali del Marocco? Attraverso uno degli splendidi tour di Francorosso, che tocca i molti luoghi simbolo del Paese e che permette di scoprire con un privilegiato quadro d’insieme una terra di forti contrasti, colori, emozioni.

Capitali di ieri e capitali di oggi

Uno dei migliori tour per scoprire il Marocco imperiale è sicuramente quello che, in un cerchio da percorrere in senso antiorario, tocca Marrakech, Beni Mellal, Fes, Meknes, Rabat e Casablanca. Ognuna di queste città ha una storia straordinaria da raccontare: Marrakech è la sua piazza simbolo, Djemaa el-Fna, dove convivono mercanti, incantatori di serpenti e ristoranti stellati. Fes è la conceria del Marocco, una città dove l’odore acre delle pelli conciate permea l’aria e i colori dei tessuti disegnano una straordinaria tavolozza che, dall’alto, è manna dal cielo per i fotografi.

Nulla sarebbe uguale senza il culto islamico, ed ecco che a Marrakech¸così come a Casablanca non si può rinunciare a visitare i luoghi simbolo della fede musulmana, come la Moschea Hassan II, mentre al penultimo re Mohammed V è dedicato il magnifico mausoleo che occupa una zona privilegiata della capitale Rabat.

Proprio in questa città si possono ammirare il Palazzo Reale, la Torre Hassan e la kasbah, quest’ultima ricorrente in tutti i luoghi toccati dal tour e che, proprio come i souq, sono simbolo permanente di una cultura che ha valicato i secoli.

Il Grande Sud

Da nord a sud il fil rouge (in tutti i sensi) del paese, ovvero le architetture islamiche e il deserto, incontrano la bellezza diversa del settentrione e del meridione.

Da Marrakech, infatti, si parte alla volta delle zone dell’Atlante e del deserto dell’Erg, in un viaggio tra località secondarie che hanno goduto nel tempo di alterne fortune. Come Ouarzazate, la Hollywood del deserto, un caravanserraglio in dimensioni mastodontiche alle porte del passo di Tizi n’Tichka, passaggio obbligato tra Marrakech e le Gole del Dades. È un tour naturalistico, rivolto ai turisti che vogliono scoprire la magia del deserto.

Magari visitando le dune di Merzouga con le sue cave di fossili, il palmeto della Valle del Draa, il roseto ai piedi del Dades, oppure ammirando i luoghi d’autore costruiti dall’uomo come la Kasbah di Ait Ben Haddou, la moschea di Koutoubia.

Le città minori (ma solo per popolazione)

Piccole realtà abbandonate nel corso dei secoli o città secondarie non toccate dai grandi itinerari. Il Marocco è disseminato da luoghi che di minore hanno solo il computo della loro popolazione, non certo la capacità attrattiva.

E così, il visitatore più attento e curioso potrà lasciarsi sedurre da Volubilis, antica città romana circondata dalle rossastre dune che separano Fes e Meknes oppure arrivare fino ai 1500 m s.l.m. di Midelt, una delle località più alte di tutto il Marocco.

Il tutto, senza dimenticare Moulay Idriss Zerhoun, la Città Santa marocchina, nella prefettura di Meknes, il cui ruolo è così importante poiché fu fondata da Idriss I, creatore dell’indipendente Sultanato del Marocco nell’VIII secolo. È grazie a lui, insomma, che esiste un Marocco indipendente, e oggi i luoghi della vita e della sepoltura del sultano sono un ventaglio di minareti mosaicati, tombe dorate, tetti verdi, in contrasto col candore delle case bianchissime.

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