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Cybersecurity, l’Italia è ancora impreparata. L’allarme di I-Com

La maggior parte della popolazione italiana è impreparata ad affrontare problematiche di sicurezza informatica. Lo spiega la ricerca sulla cybersecurity di I-Com, presentata al Senato, nel quale si sottolinea l’importanza di aumentare la formazione specialistica in sicurezza cibernetica, oltre a continuare a sensibilizzare cittadini e imprese sui rischi della rete

Il 2022 ha inaugurato una nuova tendenza nell’offerta formativa universitaria italiana, data dall’aumento del numero dei corsi in tema di sicurezza cibernetica. Questo è quanto emerso dal rapporto “L’ecosistema italiano della sicurezza informatica tra regolazione, competitività e consapevolezza”, realizzato dall’Istituto per la competitività (I-Com) e presentato dal presidente di I-Com e curatore dello studio, Stefano da Empoli, in occasione del convegno pubblico annuale presso la sala Capitolare del Senato della Repubblica. Lo studio del think tank sottolinea come la questione della cybersicurezza sia andata crescendo parallelamente all’incremento della popolarità dei media digitali e, soprattutto, del dilagare irrefrenabile degli attacchi informatici.

La cybersicurezza del nostro Paese

Sebbene tali considerazioni abbiano una valenza globale, la questione della sicurezza online ricopre un ruolo prioritario per il nostro Paese. L’Italia si classifica, infatti, tra i Paesi maggiormente bersagliati da questa tipologia di crimini, con il 3,26% dei dispositivi mobili e il 10,74% dei pc fissi infettati da malware. Questi dati sono particolarmente allarmati, soprattutto se paragonati a quelli delle vicine Germania, che presenta un 1,63% di infezioni sul mobile e 4,94% da computer, e Francia, 2,56% mobile e 6,71% PC. Sono le amministrazioni statali a classificarsi al primo posto tra gli enti maggiormente colpiti da attacchi cibernetici, seguite dagli enti locali e dalle imprese di settori privati quali il comparto energetico, quello dei trasporti e quello farmaceutico-sanitario.

Serve maggiore consapevolezza

Secondo la ricerca, ci troviamo di fronte a una sfida importante per il nostro Paese, alla quale urge trovare rapidamente una soluzione in grado di proteggere cittadini e imprese. Ed è qui che il fattore umano gioca un ruolo centrale. Infatti, continua I-Com, la gran parte della popolazione italiana risulta ancora ampiamente impreparata ad affrontare problematiche di sicurezza informatica. Per contenere il fenomeno, lo sviluppo di adeguate competenze digitali tra la popolazione rappresenta il primo passo verso la maggiore sensibilizzazione dei cittadini e la conseguente diminuzione dell’efficacia degli attacchi stessi.

Aumenta la formazione specifica

Questa linea d’azione è confermata dai dati presentati nello studio dell’I-Com riguardanti il monitoraggio dell’offerta formativa universitaria in ambito di sicurezza cibernetica. Se nel 2022, i corsi e insegnamenti previsti in Italia sul tema erano 79, nel 2023 questi sono quasi triplicati, ammontando a un totale di 324. Nel dettaglio, le lauree specificatamente incentrate sul tema della cybersecurity, sia triennali sia magistrali, sono raddoppiate rispetto al 2022 e oggi ammontano a 26 in tutta la Penisola. I corsi di studio interamente dedicati all’ambito hanno invece raggiunto quota 51. Tuttavia, rimangono presenti importanti disomogeneità nella distribuzione dell’offerta formativa sul territorio nazionale, concentrata tra Lazio, Piemonte, Campania e Lombardia.

Ridurre il divario nazionale

Per colmare questo divario, ha suggerito il presidente da Empoli, “sono necessarie ulteriori azioni finalizzate a incentivare una maggiore capillarità a livello territoriale dell’offerta didattica in cybersicurezza”. A tal fine, auspica “una più intensa collaborazione tra pubblico e privato, che passi anche attraverso la forma dei partenariati” e una riforma degli Istituti tecnici superiori in modo da rafforzare il loro di congiunzione tra mondo scolastico e lavorativo e “e costituire così un ulteriore tassello in direzione del rafforzamento di un ecosistema della cybersicurezza”.

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