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Così l’Europarlamento prova a rifarsi il look in pieno scandalo Qatar

Con una maggioranza di rara ampiezza, questo martedì a Strasburgo gli eurodeputati hanno ufficialmente deposto Eva Kaili dall’incarico di vicepresidente dell’aula. Tutti i gruppi, chi più chi meno, sono assorbiti dall’urgenza di rimediare ai danni che lo scandalo Qatar sta portando alla credibilità dell’istituzione di cui fanno parte. “Fiducia” – da ripristinare – è stata la parola ripetuta più spesso, questo martedì pomeriggio, durante il dibattito sul tema. Ma più gli eurodeputati provano a respingere il colpo, più lo scandalo si allarga.

L’odore dei soldi

La polizia belga ha trovato a casa di Kaili e di Antonio Panzeri, l’ex eurodeputato al centro dello scandalo corruzione, un milione e mezzo di euro in contanti. I media belgi Le Soir e Knack questo martedì hanno diffuso la foto delle mazzette proprio mentre gli eurodeputati provavano a ricostruire la reputazione del parlamento. L’immagine, ovviamente, si presta ai populismi di ogni tipo, e infatti è finita nei discorsi di qualche eurodeputato. I blocchetti di contanti, messi tutti insieme su un tavolo, stridono con la vita quotidiana della maggior parte degli europei, stretta tra inflazione e costo della vita sempre più alto. Intanto ad Abbiategrasso, nella casa di Francesco Giorgi, l’ex assistente di Panzeri e compagno di Kaili, sono stati sequestrati 20mila euro in contanti.

Nei corridoi di Strasburgo, dove è in corso la plenaria, il sentimento è che il ciclone della corruzione qatariota sia tutt’altro che concluso. Non è neppure detto che il gruppo socialdemocratico sarà il solo a finire sotto accusa. «Il giudice belga parla di una rete. Come si dice da noi in Francia, l’argent n’a pas d’odeur», dice la capogruppo della sinistra al Parlamento europeo, Manon Aubry. «I soldi non hanno odore» significa che «i soldi e la corruzione non hanno necessariamente un partito. I socialisti sono i più esposti a questo scandalo. Ma se dovessi riferire le dinamiche che ho visto sul piano politico, dovrei rilevare che anche il Ppe si è opposto a un linguaggio duro nei confronti del Qatar, e che anche altri eurodeputati rispetto ai nomi emersi finora hanno difeso gli interessi di quel paese. Non ho prove per ricostruire altro, ma questo starà ai giudici».

In queste ore pure la Commissione europea è finita dentro al chiacchiericcio, viste le posizioni nei confronti del Qatar prese da Margaritis Schinas, che piuttosto ironicamente è proprio il commissario con delega alla European way of life, cioè allo stile di vita e ai valori europei. Schinas proviene dalla destra di Nea Demokratia e ha posizioni dure contro i migranti. Ma quando è andato alla cerimonia inaugurale dei Mondiali, gli eurodeputati hanno fatto notare le sue posizioni non proprio dure verso il Qatar. E su questo Ursula von der Leyen per ora nicchia.

Le risoluzioni

Intanto gli eurodeputati questo martedì mattina hanno votato la decadenza dall’incarico di vicepresidente per Eva Kaili. Solo il croato Mislav Kolakušić ha votato contro: per il resto, tutti a favore, e due astensioni nel campo sovranista (Kuhs di Identità e democrazia, Rookmaker dei conservatori).

Poi la capogruppo socialdemocratica, Iratxe García Pérez, ha annunciato davanti all’aula che la sua famiglia politica – la prima colpita dallo scandalo – si costituirà parte lesa. «Noi serviamo i cittadini e questo è un danno di immagine che non possiamo permettere: i responsabili sono coloro che hanno compiuto i delitti, dunque che paghino. Faciliteremo le indagini e promuoveremo anche un’indagine interna».

Sul tipo di indagine e su quale riflessione si debba aprire all’interno dell’Europarlamento per prevenire altri casi come quello del Qatar, la discussione entrerà nel vivo nel corso della settimana. Questo mercoledì i gruppi politici dovranno trovare una sintesi tra le varie proposte di risoluzione, per poi andare al voto su un testo giovedì.

Commissione di inchiesta

La bozza del Ppe punta tutto sulle interferenze straniere, e non su percorsi di riflessione o di riforma interni che prevengano le influenze in generale. Non è un caso isolato: quando si è discusso di un organo etico indipendente, i popolari hanno depotenziato quella proposta. Adesso, l’argomento di Manfred Weber è che non spetta all’Europarlamento indagare. I socialdemocratici, colpiti dallo scandalo, mettono sul tavolo un ventaglio di proposte che va dal «periodo di raffreddamento» al «training su come gestire i lobbisti» per il personale, assistenti inclusi. Aubry per la sinistra chiede tra le altre cose anche «una commissione di inchiesta che individui le vulnerabilità che hanno reso possibile lo scandalo». Nell’arco progressista ricorre la richiesta di un efficace organo etico europeo indipendente.

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