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“A”, il superyacht dell’oligarca russo “congelato” nel Golfo di…

06.12.2022 – Giunto a Trieste nel Gennaio del 2022 per essere sottoposto a minuziosi lavori di manutenzione presso l’arsenale giuliano, col passare dei mesi, a causa di diverse vicissitudini internazionali, è finito per diventare parte del panorama per chiunque decidesse di osservare l’orizzonte del Golfo di Trieste tanto dalla Rive quanto da Barcola e dall’Altipiano Carsico. Stiamo parlando dello yacht più grande, moderno e opulento del mondo, denominato “A” di proprietà dell’oligarca russo Andrey Melnichenko, imprenditore, miliardario, principale azionista e membro dei consigli di amministrazione dell’azienda produttrice di fertilizzanti svizzera “EuroChem” e della società siberiana dell’energia e del carbone “SUEK“. Secondo la più recente classifica stilata dal magazin americano Forbes circa il patrimonio degli uomini e delle donne più ricchi del pianeta, il proprietario è annoverato nella top 100 con un patrimonio netto stimato in 27,5 miliardi di dollari.

Varato nel 2015, lo yacht a vela assistito da motori “A” è stato progettato dalla tedesca “Doelker+Voges” in collaborazione con l’architetto francese Philippe Starck che ne ha curato gli interni. Successivamente è stato costruito dalla “Nobiskrug” di Kiel, in Germania. Infine, dopo aver ricevuto gli ultimi equipaggiamenti al cantiere navale di “Navantia”, a Cartagena, in Spagna, nel 2017 è stato consegnato al suo facoltoso committente. L’imbarcazione è stata chiamata “A” affinché risultasse prima in tutti i registri navali.

Lungo 142,8 metri per 91 di altezza e caratterizzato da otto ponti, questo superyacht ha un pescaggio di 20 metri con un peso di 12.600 tonnellate. Spinto da un propulsore ibrido (composto da due motori diesel da 3600 kW e due motori elettrici da 4300 kW), con due eliche a passo variabile assistite da una vela a tre alberi; questi ultimi, rotanti ed autoportanti in fibra di carbonio, sono stati prodotti dalla statunitense “Magma Structures” così come le tre vele in fibra di carbonio realizzate da “Doyle Sailmakers“. I boma, invece, sono stati costruiti a Valencia da “Future Fibers“. “A” è stato dotato poi di una chiglia in vetro con capsula di osservazione subacquea integrata. La superficie delle vele una volta spiegate al vento, inoltre, è superiore a quella di un campo da calcio. Al suo interno è in grado di accogliere un equipaggio di 54 persone e offre ai suoi 20 ospiti ogni tipo di comfort e servizio come la palestra, il centro benessere, piscine ed un eliporto. Lo yacht, dal valore stimato di oltre 500 milioni di dollari, il 12 Marzo 2022 è stato “congelato” dalla Guardia di Finanza in seguito alla richiesta dell’Unione Europea agli Stati membri di requisire beni ed imporre sanzioni ad alcuni dei uomini d’affari russi più influenti in ambito internazionale.

Secondo quanto riferito dallo stesso Melnichenko alle Autorità Italiane “non c’è alcuna giustificazione” per averlo inserito nell’elenco delle sanzioni dell’UE, e che “contesterà queste sanzioni infondate e ingiustificate e crede che lo stato di diritto e il buon senso prevarranno”. Il suo avvocato, Nicola Sodnik, il quale lo sta assistendo legalmente nei rapporti con l’Agenzia del Demanio, dichiara di valutare “un eventuale ricorso al TAR contro il provvedimento di congelamento”. Secondo quanto emerso sul sito specializzato “PressMare”, l’Avvocato Francesco M. di Majo dello “Studio Legale Bridgelaw” la misura del congelamento, “introdotta nel nostro ordinamento attraverso il D. Lgs. n. 109/2007, rappresenta un nuovo istituto giuridico non assimilabile alla confisca. Il congelamento non ha, infatti, natura espropriativa né ablatoria, ed è finalizzato ad impedire temporaneamente l’utilizzazione di beni e risorse economiche che potrebbero contribuire al finanziamento delle attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, e ciò per il solo periodo di tempo in cui le sanzioni internazionali nei confronti di tali paesi rimangono in vigore. Il congelamento si avvicina alla misura cautelare del sequestro conservativo”, ma a differenza di questo non è finalizzato a salvaguardare una pretesa creditoria”. Nel frattempo, Fincantieri, che segue i lavori di manutenzione dello yacht nell’arsenale di Trieste,ha fatto sapere “di non avere alcuna competenza in merito e visto che la barca, senza più bandiera né assicurazione, occupa una nostra banchina abbiamo tutto l’interesse che la controversia si risolva”.

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