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«Vostro il governo, nostra la rabbia», questa volta la protesta degli studenti è diversa

Chi guarda la mobilitazione degli studenti attraverso i media o con l’abitudine allo scetticismo, non si sta rendendo conto dell’energia nuova che c’è in questo movimento nascente. Giovedì scorso all’assemblea convocata davanti a Scienze politiche a Roma per discutere delle manganellate di tre giorni prima sono arrivate migliaia di studenti, sono rimasti lì quando si è trattato di occupare e hanno continuato a discutere, presidiare – o meglio animare – lo spazio all’interno e all’esterno fino a notte tarda.

Collettivi delle varie facoltà, realtà politiche organizzate o meno, diciannovenni che per la prima volta passavano la notte all’università.

In questo movimento nascente non c’è ingenuità: sembra che ci sia una generazione che almeno a Roma, negli anni del Covid, delle manifestazioni antirazziste e femministe, nelle occupazioni dell’anno scorso delle scuole superiori, si è già affacciata e in parte già formata alla militanza.

E quindi è capace di mettere in scena la prima manifestazione contro questo governo: «Vostro il governo, nostra la rabbia».

L’inizio

Alessandro Serrano’ / AGF

La scaturigine della protesta è la risposta ai fatti di martedì 25 ottobre, quando una cinquantina di studenti sono stati caricati dalle forze dell’ordine durante la contestazione all’iniziativa organizzata sempre a Scienze Politiche con l’ex radicale ex Forza Italia  Daniele Capezzone e Fabio Roscani, presidente di Gioventù nazionale e neodeputato di Fratelli d’Italia.

Le manganellate dentro l’università hanno creato una vampa d’indignazione che non è stato spenta ma ancora più infiammata dalle debolissime, pilatesche, dichiarazioni ufficiali della rettrice della Sapienza Antonella Polimeni che non soltanto si è limitata a scaricare tutta la responsabilità delle cariche sulla questura ma non ha nemmeno espresso una esplicita solidarietà agli studenti picchiati.

Non è difficile comprendere l’anima di questo movimento: i canti, gli slogan sembrano essere stati concordati naturalmente, come se questo movimento avesse già una storia.. Così si sente intonare: «Siamo tutte antifasciste», con il femminile plurale sovraesteso.

Oppure il canto degli operai della Gkn: «Occupiamola / fino a che ce ne sarà / che fatica che ti chiedo / oggi devi scioperà. / E avanti insieme / uniti a lottare / tutta la settimana / la passo qui con te. / E non c’è resa non c’è rassegnazione / ma solo tanta rabbia / che cresce dentro me», e vari altri all’indirizzo della polizia: «Tout le monde deteste la police» e« Fuori le guardie dall’università».

Università e forze dell’ordine

Qual è la ragione per cui esiste un commissariato dentro la sede universitaria, e qual è la ragione perché ha poteri autonomi?

Lo storico Luciano Villani qualche giorno su Facebook ricostruiva la storia della presenza delle forze dell’ordine, facendo risalire addirittura a Federico Barbarossa il precedente giuridico di una tradizione di extraterrorialità: «Diciamo che non esiste una norma che regoli appositamente la materia e che il principio secondo il quale le forze dell’ordine debbano essere autorizzate dalle autorità accademiche è una regola non scritta che affonda le sue radici nientemeno che all’Authentica Habitas di Federico Barbarossa (1155-1558), per effetto del quale i luoghi dello studio universitario acquisirono una sorta di extraterritorialità. Il retaggio di questa tradizione, sembra incredibile ma è così, è rimasto invalso da allora».

La reazione dei rettori dagli anni della contestazione a oggi è stata alterna: repressiva come Pietro Agostino D’Avack a Roma nel 1968 o come Giorgio Tecce sempre a Roma al tempo della Pantera, Francesco Alberoni a Trento nel 1970 fu più cauto ma questa esitazione gli costò il posto.

Senza i partiti

Alessandro Serrano’ / AGF

La contestazione dei giorni scorsi settimana è stata molto pacifica, ha permesso che i corsi si svolgessero, ha cercato l’interlocuzione con professori e presidi, che hanno preso parola in assemblea; ma ha anche evitato strumentalizzazione da parte di politici in cerca di visibilità e credito.

L’ex presidente della Camera Laura Boldrini, Pd,  dopo essere stata contestata alla manifestazione di “Non una di meno” una ventina di giorni fa, anche lunedì scorso ha ricevuto il benservito in un altro presidio antirazzista all’Esquilino; sempre studenti che non dimenticano facilmente le politiche del Pd sull’immigrazione, dalla Turco-Napolitano agli accordi con la Libia.

Quindi non solo rabbia, ma presenza continua, e anche richieste programmatiche agli ambienti accademici e oltre. Come ci racconta Sofia, giovane studentessa del collettivo SciPol, gli studenti si chiedono nuovamente cosa possa voler dire vivere l’università ora, quali sono i problemi che ci toccano maggiormente, sostenendo che «’chi ha vent’anni ha forte la speranza di un cambiamento sostanziale, creare un’università che sia antifascista non solo come etichetta bensì che di fatto sia transfemminista, ecologista e antirazzista, facendo capire però come farlo nella vita di tutti i giorni», facendo riferimento anche al quartiere dell’università, San Lorenzo, che negli ultimi dieci anni ha vissuto un profondo cambiamento.

Gli studenti, quelli fuori sede, quelli meno abbienti, che erano il cuore del quartiere oggi ne sono espulsi: dalla gentrificazione, dalla speculazione edilizia, dagli affitti altissimi: «in una situazione di emergenza abitativa si costruiscono gli studentati di lusso mentre gli studenti e le studentesse poveri vengono allontanati sempre di più».

Sul precariato crescente, sull’emergenza climatica, sulla crescita delle disuguaglianza, sul ritorno dei fascismi sotto nemmeno troppo mentite spoglie, sulla privatizzazione dei luoghi di formazione: gli studenti  elencano cahier de doléances che sono programmi politici credibili.

«Preferivamo avere torto», grida un dottorando durante l’assemblea pubblica. I riferimenti e le istanze degli studenti non riguardano solo questi giorni: si citano la razzializzazione degli studenti stranieri, la strage che ogni giorno si compie nel Mediterraneo, le violenze sessuali che a Roma sembrano quotidiane.

Pochi giorni fa a Garbatella e a San Lorenzo, questa settimana, di notte, al policlinico Umberto I di Roma (attaccato all’università La Sapienza), su una tirocinante.

Gli studenti tengono a sottolineare che i luoghi non sono neutri e queste violenze accadono in luoghi di lavoro dove si è sfruttati e sottopagati. La prospettiva intersezionale non è citata esplicitamente ma parte di ogni intervento.

Antifascismo e convergenza

Alessandro Serrano’ / AGF

Non parla quasi nessuno che abbia più di 30 anni, il microfono passa di collettivo in collettivo: medicina, lettere, fisica… «Nei giorni della marcia su Roma», dice un altro studente, «non dobbiamo guardare solo all’ascesa del fascismo ma al fatto che sono cento anni di resistenza antifascista, e la libertà di opinione esiste solo in un posto dove i fascisti non ci stanno».

«Quella di questi giorni è una ferita profonda ed è bene che non si risani», «saremo una nuova generazione che cambia le cose, costruiamo questa nuova convergenza. Anche per i dottorandi bisogna sottolineare i limiti del sistema, i tagli al personale, perché non è vero che c’è troppo lavoro e troppo personale pubblico; bisogna chiedere i soldi alle università e al governo, in cui purtroppo ci sono le stesse persone che sottoscrissero la riforma Gelmini. Io lo sapevo che sarei stato precario ma ora che lo vivo è drammatico», afferma tra gli applausi commossi un altro dottorando.

Convergenza è la parola chiave: il riferimento principale, tra le varie lotte, è alla partecipatissima manifestazione di Gkn dello scorso sabato a Bologna: «Il richiamo a Gkn è importante e dobbiamo considerarla come una lotta esemplare, un richiamo al mutualismo e all’autogestione: faremo opposizione e la costruiremo con la militanza perché ci troviamo come studenti nella mani della peggior classe dirigente, che non vuole investire più nulla, dal movimento de L’Onda e dal 2008 ci ritroviamo di nuovo qui, di nuovo con la destra al governo.  La lotta di classe e dei lavoratori passa per l’emancipazione degli spazi e noi è questo che stiamo facendo, costruiamo un nuovo movimento studentesco per dire che vogliamo essere noi al centro dei nostri studi, per noi e per tutti», sottolineando anche l’importanza dei ricorsi internazionalisti.

Contro il merito

Foto Cecilia Fabiano/LaPresse 26-10-2022 Roma, Italia – Politica – Senato – Primo voto di Fiducia – Nella Foto : Giuseppe Valditara October 26 , 2022 Rome, Italy – Politics -Senate – First vote for Trust – In the photo: Giuseppe Valditara

Un’altra dimensione fondamentale è assegnata alla cura, si ricordano gli studenti morti suicidi negli ultimi mesi a Pavia e Bologna – vittime di un sistema prestazionale legato all’assegnazione di borse di studio. Le situazioni di disagio psicologico stanno crescendo.

E merito, la categoria ritornata in auge con la nuova dicitura del ministero dell’istruzione, è una parola che fa schifo a tutti.

Non ha nulla di ricevibile: è stata ed è sinonimo di dominio, classismo, esclusione: «Il nostro sistema promuove le eccellenze ma per ogni eccellenza c’è chi resta indietro. Siamo nullafacenti: è questo che dicono dopo averci lasciato con il debito pubblico sopra i cento punti percentuali e un mondo che brucia».

Francesco, uno studente dell’università e del comitato del quartiere romano di Villa Gordiani, ci racconta anche l’importanza dei territori che attraversano questa mobilitazione: «Il bagaglio di esperienza di chi arriva all’università deriva fortunatamente anche dal contributo di Fridays for Future, del movimento di Non una di meno, che negli ultimi anni sono stati la punta di spicco dei movimenti italiani e hanno coinvolto migliaia di persone. E grazie agli operai di Gkn che con la loro lotta hanno girato tutto lo stivale proponendo di convergere: unendo le contraddizioni del nostro sistema come il conflitto capitale-lavoro, la questione ambientale e la questione di genere». 

Chi partecipa in questi giorni arriva con questo portato qui e dopo anni di deserto partecipativo dentro l’università oggi si vede una svolta. I territori sono i luoghi da cui provengono gli studenti, ad esempio il territorio di Villa Gordiani, nel quinto municipio, è uno dei municipi più poveri, con il reddito medio più basso nella città e bisogna considerare che è anche la zona con più alta presenza di collettivi e comitati di lotta, nella dimostrazione anche che dove ci sono peggiori contraddizioni sociali ci sono maggiori necessità.

E ancora, con una maturità calma, fuori dalle narrazioni mediatiche pensano che gli studenti siano infiammati e naif, riguardo l’insediamento del nuovo governo presidiato da Giorgia Meloni dice: «Noi ragioniamo sul fatto che non c’è un vero pericolo oggi di ritorno al fascismo e dal punto di vista delle politiche che potrà mettere in campo questo governo ci sarà probabilmente un attacco ai diritti civili che però sarà niente di più che una misura in linea con l’attacco ai diritti sociali ed economici, in linea quindi con i governi precedenti».

Sarebbe un errore schiacciare tutta l’opposizione al governo Meloni solo sulla questione del fascismo, «ma l’importante per noi è fare un’opposizione decisa e che sia sociale, che parli delle condizioni e dei bisogni delle persone che siano esse condizioni di lavoro, disoccupazione, sfruttamento, oppressione di genere e tematiche ambientali. Con la crisi ambientale, con una media di duecento femminicidi e mille morti sul lavoro all’anno, non possiamo più permetterci di non creare un’opposizione sociale larga e forte».

Non è un programma da poco. Non durerà poco, questa mobilitazione.

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