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Un’analisi superficiale del voto, meglio di tante complesse “verità” – Roberto Ezio Pozzo

Parliamo delle elezioni politiche 2022. Occhio, ve lo dico subito: questa è un’analisi superficiale, volutamente tale, perché in superficie si galleggia (e si sopravvive) ed a fondo ci si può finire in men che non si dica. Superficiale perché ciò che emerge lo vede chiunque e ciò che sta sotto la punta dell’iceberg nessuno lo sa.

Si versano oggi fiumi d’inchiostro di varia qualità, tracciati con penne che vanno dalle dozzinali cannucce in plasticaccia trasparente a quelle di nobile celluloide marezzata, ma tutte a descrivere qualcosa che già stava nell’aria da tempo e che preconizzare fino a ieri pareva troppo banale e riduttivo.

Ma è la vita stessa ad essere spesso gradevolmente banale e con la poca profondità di chi preferisca galleggiare sulle apparenze del pezzetto di mare che qualcuno ha deciso che ad ognuno di noi sia dato navigare.

Scrivo queste note con il sorriso di chi preferisce restare coi piedi per terra, con la dovuta distanza tra vincitori e vinti, ricercatori delle complesse verità, analisti dell’imponderabile, lecconi e lacchè di varia natura che cercano di saltare con un maldestro “oplà” sull’autobus (a gasolio) del vincitore, avendo in tasca il biglietto di ambedue le linee di autobus.

Anche stavolta, il biglietto per la corriera che ha perso verrà appallottolato lasciandolo in tasca, semmai gettandolo a pallina nel primo cestino dei rifiuti, mentre quello, altrettanto spiegazzato, che già ci si era procurati per tempo, quello della corriera giusta, verrà lisciato a dovere, semmai sottolineando con l’evidenziatore la data d’acquisto, tanto per sciorinare quell’“io ve l’avevo detto” che dovrebbe essere l’anticamera del dovuto rispetto sociale che, alla fine, fa sempre piacere.

Chi ha vinto

Ha vinto una donna tenace e combattiva che sorride volentieri, imponendosi con una garbata ma potente spallata a chi sgarbatamente l’ha attaccata su questioni del tutto generiche e retoriche, colpendola con una gragnola di pugnetti ai fianchi e con evidente e sgradevole bava alla bocca.

Moltissimi suoi avversari le hanno fornito, ammettiamolo, un fenomenale assist con il tormentone sul fascismo, di cui, agli italiani, fortunatamente, non importa più un fico secco.

Chi ha perso

Ha perso l’attaccante dalle faccia triste e grigia di chi non vuole stare sereno perché l’ultima volta che gli dissero di esserlo, fu l’esatto e corrispondente inizio della sua sconfitta sul campo. Un calciatore senza goal, nemmeno sui calci piazzati e quelli sfuggiti al VAR. Quello sa fare e quello ha fatto. Parce sepulto. Fine carriera. Non comprerà mai più mezzi elettrici, comunque vada.

Ha altrettanto (relativamente) perso quello che volle a tutti i costi piacere “ai ciofani” e fare il simpaticone, quello dei troppi pubblici paninazzi in epoca di pance vuote, quello di certe magliette esposte nel momento e nel posto sbagliato (e magari con la faccia sbagliata nel mezzo).

Ha perso anche perché è difficile far digerire certi, volutissimi, apparentamenti (e parlo solo di quelli di governo) che avrebbe fatto meglio a lasciare nell’ambito delle semplici conoscenze. Si salva con la squadra vincente, punto.

Chi sopravvive

Un altro, seppur ridimensionato, ancora sopravvive tra uscite improvvide, battutine tardo-giovanili. Su di lui si potrebbe dire che è fatto così, per i molti che non l’avessero ancora capito, e che le sue boutades, per quanto talvolta sballate o picaresche, fanno parte della sua assoluta genuinità, nel bene e nel male, che ha, comunque, accompagnato una lunga vita operosa e di solida imprenditoria fatta di un’enormità di posti di lavoro e relativi stipendi puntualmente pagati.

Soltanto quello gli porta ancora qualche, seppur decrescente, consenso. Nessuna sorpresa. Il diluvio dopo di lui è altamente prevedibile, almeno in quel partito.

C’è poi l’avvocato del popolo. Uno che rimarca di esserlo senza averlo fatto per niente, ma pure uno che incespica proprio sulle materie che dovrebbe conoscere meglio. A sentirlo parlare e vederlo governare, dimostra un’indubbia capacità d’immediato riposizionamento.

Sembra uno di quegli aggeggi a molla che, nelle macchine industriali, riportano subito l’utensile in posizione centrale dopo averlo sballottato di qua e di là. È abilità personale che gli va riconosciuta, unita alla furbesca trovata dello stesso “riposizionatore” di fare comizi in fotocopia, esattamente dove e quando certi discorsi miravano a un ritorno in voti, che puntualmente sono arrivati. Abile e forse arruolato, lo vedremo presto. È un reggimento turbolento, se n’accorgerà presto.

Le vecchie glorie

Lasciamo per ultimi le vecchie glorie, gli spompati di un sistema ormai relegato a Techetechetè, i naufraghi sopravvissuti a troppe navi colate a picco perché facevano acqua dalle troppe falle mai riparate a dovere.

Bastimenti ormai disadatti ai mari di oggi, più agevolmente navigabili dagli agili canotti da rafting fluviale, piuttosto che dalle lente e ingombranti navi scudocrociate, vengono ormai sorpassate su ambo i lati persino dagli acquascooters . Ma, pertinaci come boe, il loro galleggiamento prosegue ad interim. Conferme viventi del sistema, stanno al loro posto, sentinelle di un passato del quale fanno parte.

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