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Trump sotto attacco giudiziario: perché l’accusa di frode non regge – Marco Hugo Barsotti

Mercoledì 21 settembre sulle prime pagine delle principali pubblicazioni si è parlato della possibile azione legale contro Donald Trump e figli adulti ad opera di Letitia James, procuratore generale dello Stato di New York.

L’accusa è di aver ingannato banche, assicurazioni e autorità gonfiando il valore delle proprietà possedute dalla Trump Organization al fine di ottenere migliori condizioni su linee di credito e sgravi fiscali (qui il documento).

Abbiamo deciso di riportare qui la reazione ufficiale di Trump (che non abbiamo trovato sulle varie testate e, come sappiamo, non è disponibile su Twitter, ma resta sempre leggibile da Truth Social, come da noi spiegato ad agosto). Ma soprattutto, poiché è sempre buona regola essere “data driven”, abbiamo provato a verificare quanto ci sia di vero in queste accuse.

L’accusa

La parte centrale dell’accusa è la seguente: l’ex presidente avrebbe gonfiato “per oltre 200 volte” il valore delle sue proprietà. Ad esempio, per l’appartamento che occupa tre piani della Trump Tower sarebbe stato dichiarato un valore di oltre 300 milioni di dollari, cifra basata su una dimensione in piedi quadrati (o se preferite metri quadrati) molto esagerata.

Qualche numero

La superficie dell’appartamento dorato, il Gold Apartment, dislocato sui tre ultimi piani (66, 67, 68) della Trump Tower, con vista su Central Park, è stata dichiarata dall’ex presidente pari a 33.000 piedi quadrati (3.066 metri quadrati).

Ma un articolo di Forbes, probabilmente alla base dell’azione di Letitia James, afferma che un’analisi degli atti di vendita (di appartamenti della Trump Tower a Trump) portano a concludere che la superficie sia invece pari a 10.996 piedi quadrati (1.022 metri quadrati).

L’ex presidente avrebbe dunque triplicato il valore del proprio mini appartamento.

La reazione di Trump

Prima di vedere quanto può valere davvero il Gold Apartment, facciamo un’incursione su Truth Social dove possiamo leggere i “tweet” che l’ex presidente non può pubblicare su Twitter. Ecco una delle prime reazioni:

In altre parole, il procuratore starebbe secondo Trump combattendo una battaglia dalla parte di potenti banche e assicurazioni.

La miglior difesa è l’attacco, come diceva Sandro Pertini. Nel caso di Trump anche un po’ di sense of humor, visto che a Fox News ha dichiaratonon ho gonfiato i miei numeri, anzi semmai sottovalutato i miei assets”.

Reality Check

Quanto vale dunque un appartamento in una via prestigiosa di Manhattan? L’indirizzo della Trump Tower è 725 5th Ave, New York, NY 10022. Sono attualmente in vendita numerosi appartamenti (su questo torniamo tra poco), ad esempio questo di 240 metri quadri. Il prezzo richiesto è di 6.995.000 dollari, pari a 29.146 dollari al metro quadrato.

Applicando questo valore alle dimensioni dichiarate e “reali” dell’appartamento di Trump si ottengono rispettivamente 89.361.636 o 29.787.212 dollari (da paragonare, ricordiamo, a 300.000.000 dollari).

Fattori di conversione

Dobbiamo applicare a nostro avviso due fattori di correzione. Il primo: probabilmente un appartamento “decorato come il castello di Versailles, in oro a 24 carati, marmi pregiati e specchiere” vale probabilmente più di uno… normale. Diciamo un fattore del 30 per cento?

Il secondo, un articolo di Business Insider del 2021, intitolato “i prezzi dei palazzi di Trump a New York sono crollati, un segno di quanto il suo nome sia radioattivo”, affermava che il valore degli stessi fosse crollato “del 20 per cento” in seguito alla cattiva fama dell’ex presidente.

Rifacciamo dunque il conto mettendoci nella testa di Trump e applicando questi correttivi (1,3 e 1,25). Arriviamo ad un valore di mercato di oltre 48 milioni di dollari (considerata la superficie reale stimata da Forbes). Insomma, sì, Trump ha esagerato (il che tutto sommato non dovrebbe meravigliare). Ma chi ha ingannato chi?

Mutui

Centrale all’accusa questa frase del procuratore: “The statements showed the financial position of the Trump businesses, James said, and were relied upon if the Trump Organization wanted to apply for loans”.

Quindi, le banche erogherebbero prestiti basandosi sulla dichiarazione verbale del valore degli asset posti a garanzia da parte di chi chiede il credito, senza verifiche indipendenti.

Alla faccia del KYC, Know Your Customer, l’obbligo di “conoscere il proprio cliente” (nel caso specifico, la sua tendenza a esagerare). Ci chiediamo chi in questo caso sia stato sleale con i propri clienti.

D’altronde, a pagina 12 leggiamo una delle accuse: “Mr. Trump and the Trump Organization have no excuse for … including intangibles such as internally-generated brand premiums when calculating an asset’s value”.

Quanto vale il brand “Trump”? Quanto il brand “Ferrari”? E quello “Apple”?  Senza dubbio alcune di queste marche applicano fattori di moltiplicazione simili (basta confrontare il costo dell’iPhone 14 Pro con quello del Pixel 6 pro).

In altri casi, come riportato dal New York Times, le banche hanno invece fatto una propria valutazione su determinati asset, come nel caso del numero 40 di Wall Street, arrivando ad una conclusione che è “solo” il 50 per cento di quanto dichiarato da Trump.

Un attacco politico

Ma sul caso è intervenuto anche l’ex Attorney General William Barr, non più molto amico dell’ex presidente, secondo il quale con la decisione di citare in giudizio Trump e i suoi figli adulti per frode la procuratrice James si è spinta troppo oltre

“È difficile per me non concludere che si tratta di un attacco politico“, ha detto parlando a Fox News. “Non sono nemmeno sicuro che abbia per le mani una buona causa contro Trump stesso, ma ciò che alla fine mi convince che si tratta di un attacco politico è che esagera grossolanamente quando cerca di trascinare dentro i figli”.

“Non è un procedimento penale”, ha continuato Barr. “Per me, questo dice che non ha le prove per un procedimento penale, quindi sta fissando un’asticella più bassa con questa causa civile. Non credo che andrà oltre. Ora, è lunga oltre 200 pagine con molti dettagli sulla valutazione delle proprietà”.

“Il problema – ha spiegato l’ex AG – è che la valutazione immobiliare di una società immobiliare complessa come questa è intrinsecamente molto soggettiva. Dipende da che tipo di ipotesi vengono utilizzate. I valori possono oscillare, a seconda che sia vista come una proprietà che verrà divisa o tenuta insieme e così via. Quindi non è una scienza esatta”.

“E il fatto è che le banche, banche complesse, non si basano su ogni dettaglio del bilancio. Fanno le proprie valutazioni. A volte, scontano automaticamente quel tipo di presentazione. E non l’hanno fatto – nessuna – i prestiti sono stati rimborsati. Sono stati investimenti di successo. Le banche sono state rimborsate“, ha aggiunto.

Quindi, ha concluso Barr, “l’aver trascorso tre anni su questo, mi sembra il tentativo di mantenere la promessa elettorale che avrebbe abbattuto Trump“. Tale esagerazione di James però “finirà per ritorcersi contro”, perché “renderà le persone più comprensive nei confronti di Trump”.

Conclusioni

Leggendo i numeri relativi a questa vicenda, e le autorevoli considerazioni di Barr, ci sembra si possa concludere che Trump abbia la tendenza a esagerare (e non è una novità), ma se c’è una colpa è piuttosto di chi ha certificato i bilanci e delle banche che hanno (se davvero lo hanno fatto) preso per oro colato quanto dichiarato da un loro cliente. Altre opinioni? Attendiamo di leggerle, nei commenti qui sotto.

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