Giornali e opinionisti italioti, salvo rare eccezioni, non hanno capito (o fingono di non capire, ché l’antiamericanismo si porta sempre bene in società) cos’è successo a Taiwan. In sintesi: la Cina ha minacciato fuoco e fiamme, ha annunciato iniziative militari, ha addirittura alluso all’incolumità fisica della Pelosi, mobilitando le uniche due portaerei scalcagnate che ha e facendo alzare i caccia.

È bastato che l’America schierasse una delle venti portaerei vere che possiede (la Uss Reagan), altre quattro navi da guerra e un apparato aereo impenetrabile, perché la retorica muscolare cinese si traducesse in nulla. A Taiwan, grazie a Dio (o al dollaro, fate voi) si è plasticamente disvelato tutto l’abisso militare che esiste ancora tra la prima potenza (democratica) del globo e la seconda potenza (totalitaria) del globo, e il primo a saperlo è Xi Jinping, che ha dovuto rinculare. Per chiunque ami la libertà (compreso chi non ama particolarmente la Pelosi) è una grande notizia.

Giovanni Sallusti, 3 agosto 2022

nancy pelositaiwan