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Strategic concept e Nato di domani. Cosa cambia per Camporini, Frusone e Talò

Lo Strategic concept della Nato è da considerarsi un documento storico, sia per le diverse novità introdotte sia per la sua visione a 360 gradi sulle sfide che attendono l’Alleanza Atlantica nel prossimo futuro. La Russia è in cima alla lista delle priorità, seguita dalla Cina, passando per il terrorismo e il cambiamento climatico. Per analizzarlo sono intervenuti al live talk di presentazione dell’ultimo numero di Airpress Francesco M. Talò, Luca Frusone e Vincenzo Camporini

A fine giugno, al vertice di Madrid, i capi di Stato e di governo della Nato hanno approvato il nuovo Concetto strategico, che succede quello adottato nel 2010 a Lisbona e definisce le priorità, i compiti e gli approcci dell’Alleanza per il prossimo decennio. “L’area euro-atlantica non è in pace”, riconosce il documento descrivendo l’ambiente strategico e di sicurezza che l’Alleanza deve affrontare, ed è per questo che la Nato deve ora riaffermare i suoi valori e prepararsi a rafforzare le sue strutture per continuare a garantire la difesa collettiva dei suoi membri. A parlare delle principali novità introdotte dallo Strategico concept, della prospettiva italiana e di cosa cambia per le Forze armate, sono intervenuti all’evento di presentazione dell’ultimo numero di AirpressFrancesco M. Talò, rappresentante permanente d’Italia alla Nato, Luca Frusone, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, e Vincenzo Camporini, consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali e già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, moderati dalla direttrice di Airpress Flavia Giacobbe.

Un Concetto strategico storico

Il nuovo Concetto strategico che orienterà le azioni dell’Alleanza per il prossimo decennio mira a rendere la Nato competitiva e pronta alle sfide. L’ambasciatore Talò ha infatti evidenziato il doppio binario su cui si muove il documento. Da una parte “la Nato è portatrice di continuità di valori”, dall’altra “ha la capacità di adattarsi ai tempi che cambiano”, adottando un approccio globale. È in questo quadro che rientra la Cina, mai nominata finora in un Concetto strategico. Per l’ambasciatore italiano “è il Paese da cui arriva la sfida per l’innovazione, ma ciò non significa che diventi un avversario, ma certamente se ne deve tener conto”, a differenza della Russia, “che nel 2010 veniva immaginata come un possibile partner e adesso ovviamente non è più tale”. Nella proiezione globale dell’Alleanza, inoltre, “c’è, e deve esserci, complementarietà tra Nato e Unione europea, perché ci sono sfide di grande portata che devono essere affrontate insieme”.

La prospettiva italiana nell’Alleanza

Secondo quanto illustrato da Frusone, l’Italia guarda al Mediterraneo con aspirazioni di leadership, teatro da cui arriveranno diverse minacce per l’Alleanza, “non solo le classiche sfide, quali il terrorismo, che rimane, ma altre come il cambiamento climatico e la proiezione africana di Cina e Russia”. Il nostro Paese dovrà quindi farsi trovare pronto e mostrarsi un alleato affidabile per la Nato: “Oggi – ha rilevato ancora il deputato  – dare un segnale forte sulla ratifica per l’adesione di Finlandia e Svezia è importante per il Paese”. Questo anche perché in “Italia non si dedica abbastanza attenzione alla politica estera” tendendo ad avere una visione più orientata all’interno, “mentre oggi abbiamo visto come l’Ue e la Nato influenzano notevolmente la politica estera di vari Paesi”, ha ammonito Frusone, sottolineando come questo potrebbe portare ad una azione più efficace del nostro Paese sul fianco sud dell’Alleanza.

La rinnovata prontezza per le Forze armate

Dal punto di vista della pianificazione di difesa, la vera novità dello Strategic concept è l’innalzamento dei livelli di prontezza operativa delle unità militari, cioè in quanti giorni una determinata formazione è pronta a partire e agire in uno specifico scenario. Aumentarne tali livelli costringerà tutti i Paesi membri a ulteriori sforzi logistici, gestionali e finanziari. “Le Forze armate devono prepararsi in modo tale da essere pronte ad agire in tempi che nel passato sarebbero stati considerati eccessivamente pressanti”, ha osservato Camporini. Bisognerà prepararsi a operare velocemente affinché i reparti siano pronti, il che significa “avere pronte le liste dei partecipanti, avere pronte le scorte logistiche e averle immagazzinate in modo da poter essere trasportate”. Un tale adeguamento richiederà del tempo per essere implementato. Per aumentare la prontezza, inoltre, servono le risorse, umane e finanziarie, e anche “un impegno psicologico che riguarda non solo tutte le Forze armate ma anche il mondo politico”, ha concluso il generale.

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