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Strage di Capaci, perché la perquisizione a Report non è un attentato all’informazione

se questa è censura

Reazioni indignate per l’iniziativa della procura di Caltanissetta, ma la trasmissione ha divulgato notizie coperte da segreto investigativo e pure smentite da indagini successive (dunque una patacca)

Questa mattina la procura di Caltanissetta ha fatto eseguire una serie di perquisizioni nella redazione della trasmissione Report e nell’abitazione del giornalista Paolo Mondani. La notizia è stata resa nota su Facebook da Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione. Le perquisizioni fanno seguito alla messa in onda, ieri sera, di uno speciale di Report dedicato alla strage di Capaci, in cui il 23 maggio 1992 persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Nell’inchiesta si ipotizza la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci, e dunque una collaborazione fra terrorismo nero e boss mafiosi (Delle Chiaie è stato coinvolto in alcuni processi nell’ambito della strategia della tensione, come quello sulla strage di Piazza Fontana e la strage di Bologna, venendo sempre assolto).

Alle preoccupazioni espresse via social da Ranucci si sono subito aggiunte le reazioni indignate della Federazione nazionale della stampa – “Ci auguriamo che a nessuno venga oggi in mente di ‘molestare’ Report e la sua redazione”, ha detto il presidente Beppe Giulietti, annunciando che “questa mattina saremo nella redazione di Report per decidere iniziative a tutela delle fonti e del segreto professionale” – e anche dell’Associazione stampa romana, secondo cui le perquisizioni “suscitano perplessità e sconcerto”. Il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, si è spinto a parlare di “censura”.

In realtà nella decisione dei magistrati nisseni non c’è nulla di scandaloso, anzi. La verità è che Report ha divulgato notizie coperte da segreto investigativo. Notizie per giunta infondate, poiché smentite da indagini successive svolte dai magistrati (dunque una patacca). A chiarirlo è stato lo stesso procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in una nota: “La perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario”, si legge nel comunicato.

Il procuratore aggiunge che durante la trasmissione sono state mandate in onda interviste circa dichiarazioni che sarebbero state rilasciate dal collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero sulla preparazione della strage di Capaci: “Tali dichiarazioni – afferma il comunicato del capo della procura nissena – sono totalmente smentite dagli atti acquisiti dalla procura sia presso gli archivi dei carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della procura di Palermo”. In particolare, “Lo Cicero, sia nel corso delle conversazioni intercettate, che negli interrogatori al pm e ai carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie”.

Insomma, prosegue la nota, “sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese dal Lo Cicero sugli argomenti sopra indicati e, quindi, che sarebbe stato possibile evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di Salvatore Riina”.

“Questa procura – continua la nota – ha già espresso il proprio convincimento circa la sussistenza di mandanti e concorrenti esterni nella strage di via D’Amelio, chiedendo nel processo per il cosiddetto ‘depistaggio’ la condanna degli imputati con la contestata aggravante di mafia, riguardante la finalità di coprire le alleanze di alto livello di cosa nostra in quel periodo. Tuttavia, le difficilissime indagini che possono consentire l’accertamento della verità devono essere ancorate ad elementi di fatto solidi e riscontrati. Per tali motivi questo ufficio, che si era imposta la rigorosa consegna del silenzio, è costretto ad intervenire per smentire notizie che possano causare disorientamento nella pubblica opinione e profonda ulteriore amarezza nei prossimi congiunti delle vittime delle stragi, che si verrebbe a sommare al tremendo dolore sofferto”.

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