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«Sì, le correnti hanno vinto. Ma questo Csm sarà all’altezza». Parola di Palamara

Il Sistema è fallito? No, vive e lotta insieme a noi. L’estenuante spoglio dei voti dei togati per il nuovo Csm si è concluso con una certezza: le correnti sono ancora capaci di gestire il potere. Anzi, «sono ancora più forti di prima», sottolinea uno che quel potere lo ha visto e gestito dall’interno, ovvero Luca Palamara, ex zar delle nomine. Ma un gruppo corposo di dissidenti sta prendendo piede. E per far crescere il fronte “antisistema” serve un intervento della politica. «Non in ottica punitiva – spiega Palamara al Dubbio -, ma per dare al Paese una giustizia moderna e un Csm che non agisca in maniera vendicativa».

Si è chiuso il quadriennio più complicato della storia del Csm. Da questa nuova elezione ci sia aspetta una svolta, da un lato con la riforma Cartabia, dall’altro con l’appello di Mattarella ad una rigenerazione etica. Questa svolta c’è stata?

La legge Cartabia voleva incidere sul meccanismo delle correnti. Ma il dato reale è che i magistrati sono organizzati in correnti e questa legge mai avrebbe potuto scardinare questo meccanismo. Il che, in linea di principio, non è un male. Ma il discorso di fondo è che oggi, grazie a questa legge elettorale, le correnti esistono e sono ancora più forti di prima. Che ci siano stati 87 candidati indipendenti e poi ne sia stato eletto solo uno rafforza la premessa iniziale. Forse nessuno ha reso edotta Cartabia di quello che sarebbe potuto accadere, perché sulla base della mia esperienza chi mette mano a queste cose è chi conosce bene come funzionano i meccanismi elettorali e ha fatto in modo, al di là del dato numerico, che nella distribuzione dei seggi le correnti potessero fare da padrone, come è effettivamente accaduto. Ciò detto, penso che non si possa obiettare nulla sul valore professionale dei componenti di questo Csm, sicuramente più titolato di quello uscente a poter cambiare le cose.

Questo voto cosa ci dice della magistratura post scandalo?

Il dato che emerge è che in assenza del sorteggio temperato, con questa legge elettorale, il magistrato vota chi esprime un’idea politica. Lo stesso indipendente Andrea Mirenda, nei fatti, ha espresso un’idea, quella di opposizione alle correnti. Se ci si candida senza averlo fatto si rimane fuori.

  Cosa ci dicono i numeri?

Magistratura Indipendente, anche rispetto alle ultime elezioni del comitato direttivo centrale, segna un sostanziale incremento, di più di 500 voti. Se avesse partecipato al gioco della distribuzione dei seggi avrebbe potuto raccoglierne ancora di più. Questo vuol dire che la manina che ha ispirato la legge era esperta. Tradotto: i numeri dicono una cosa, la distribuzione dei seggi un’altra. Nei fatti, Mi è la corrente che fronteggia Area, che insieme a Md arriva a 2200 voti. Unicost si è dimezzata rispetto alla notte dell’Hotel Champagne, ma bisogna farle i complimenti, perché grazie anche a questa legge elettorale, con 1200 voti, è riuscita a conseguire un ottimo risultato nella distribuzione dei seggi. Il sistema delle correnti oggi gira intorno a 5000-5500 magistrati.

C’è stata una svolta politica a destra?

All’inizio dello spoglio questo dato saltava all’occhio. Se facciamo un discorso non legato ai seggi, ma ai voti, emerge un significativo spostamento a destra e quindi verso Mi. E questa mi sembra espressione della tendenza di una larga parte dei magistrati italiani a tendere a una sorta di deideologizzazione e all’idea di una magistratura che non deve essere portata sul terreno della contrapposizione politica. Sarà interessante vedere come e quanto sarà percepito dal Parlamento nel voto dei laici.

Ma dunque la rivoluzione invocata da Mattarella c’è stata o no?

I magistrati vogliono le correnti. Questa è la situazione. A legislazione vigente, l’autonomia e l’indipendenza i magistrati decidono di organizzarla in correnti, che sono quelle che gestiscono e decidono la carriera dei magistrati. E i magistrati vogliono scegliere un’idea politica rappresentata ed espressa da un gruppo, nel caso di Mirenda quella espressa da un singolo. Quindi il discorso di Mattarella non è stato recepito, ma il Sistema inevitabilmente portava a questo, grazie ad una manina esperta che ha organizzato il tutto. C’è, però, una parte importante della magistratura che dà segnali di insofferenza nei confronti del Sistema.  Ed è questa grande sacca – circa 4mila toghe – delle schede bianche, degli astenuti e degli indipendenti. Numeri che ricordano anche il flop della protesta contro la riforma Carabia. È il dato che rappresenta questa spaccatura all’interno della magistratura. E sono anche i numeri del famoso referendum interno sul sorteggio. Bisogna capire se qualcuno vorrà dare un seguito, magari con un osservatorio che valuterà i lavori del Consiglio e le nomine: sono tutte questioni che rimangono sul tappeto. Questo consiglio di sicuro dà più garanzie rispetto al passato.

Un controllo di tipo politico?

No, anche da parte degli stessi magistrati. Questo Consiglio lavorerà con le regole attuali, tanto nel disciplinare, quanto nelle commissioni. L’unica cosa è che sarà astrattamente più incisivo il controllo sul lavoro del magistrato, sarà più difficile arrivare a coagulare la maggioranza per il vicepresidente. Anche per quanto riguarda i direttivi, se non cambia la legge, rimarranno i problemi relativi alla discrezionalità, al fatto di privilegiare l’appartenenza e il merito. Sarà interessante vedere come i componenti si comporteranno nei confronti di coloro che li hanno votati.

Cosa si può fare in prospettiva futura, se non si vuole questo sistema? 

L’unico rimedio può essere quello del sorteggio temperato. Ma per tutti, perché se se ne sorteggiano alcuni e gli altri si organizzano in correnti i magistrati scelgono le correnti, perché sanno di vincere. Sul tappeto rimane anche la riforma di un’Alta Corte per il disciplinare, ma questo spetta alla politica. La politica deve sapere che una parte della magistratura vuole continuare con il vecchio sistema. Ma c’è chi non lo accetta più.

Può crescere questo fronte?

Se la politica avrà il coraggio di fare riforme importanti, non in ottica punitiva, ma per dare al Paese una giustizia moderna e un Csm che non agisca per fare vendette ma per fare gli interessi di tutti i magistrati, secondo me, si potranno verificare situazioni importanti.

Quali sono stati gli altri effetti del trojan?

Ha ridisegnato il Consiglio dal 2018 al 2022 e ha introdotto sicuramente una spirale di odio e di rancori. Un discorso che non mi sento di fare sui nuovi che entreranno. Mi auguro che questa stagione possa terminare e che la prima commissione diventi il luogo nel quale determinare veramente quello che è accaduto, anche nella gestione e nella valutazione di tutto ciò che ha riguardato le dichiarazioni di Amara sui magistrati.

A proposito di odio e rancore, le faccio due nomi: Marco Bisogni e Mario Palazzi, due con i quali ha avuto non pochi problemi.

Bisogni io lo ricordo come uditore a Roma e dal punto di vista professionale si è sempre distinto. Ci sono state sicuramente incomprensioni, ma mi auguro che la verità prevalga su tutto il resto. Per quanto riguarda Palazzi, mi sento di poter dire che quei commenti che ho fatto e registrati dal trojan sono insensati e frutto di un momento di rabbia, ma non possono di certo cancellare la stima che c’era tra di noi e il mio giudizio sulla sua professionalità. Lo dico oggi nel momento della sconfitta. Il suo apporto, dal punto di vista professionale, sarebbe stato sicuramente importante per questo Csm.

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