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Serie A, perché i giocatori scelgono numeri strani. Insigne e Immobile 17 e 24 per moglie. Buffon e il mitico 77

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Un gol senza 9, una fantasia senza 10 e portieri senza 1. Da tempo ormai nel nostro campionato sono spariti i numeri tradizionali e ai blocchi di partenza – come potremo rivedere in questo weekend quando si alzerà il sipario sulla serie A – avremo il 27, il 44, il 39, il 99. E tanti altri.

Un esempio? Il nostro ultimo cannoniere – con tanto di vittoria della Scarpa d’oro battendo nientepopodimeno che uno dei migliori attaccanti del mondo, Lewandowski – è stato Immobile. Che numero indossa il centravanti della Lazio? Il 9? No, il 17. «Ce lo avevo a Pescara ed è il giorno nel quale è nata mia moglie», ha detto Ciro. Ma come non ricordare il numero di Quagliarella, un altro bomber di razza: il 27. Perché? È il 2001 e a 17 anni muore per un incidente in motorino Niccolò Galli, suo amico e compagno di squadra nelle giovanili azzurre. Figlio di Giovanni, ex portiere del Milan di Arrigo Sacchi, esordisce in serie A qualche mese prima con la casacca del Bologna e il 27 sulle spalle. Così Quagliarella indossa quel numero per ricordarlo.

Il 9 è, invece, già occupato al Cagliari ed è per questo che Pavoletti prende la 30, che in passato – alla Fiorentina – ha portato fortuna a Toni. La scelta di un numero nasconde storie di amore, amicizie, ma anche casualità. Per gli stessi motivi la fantasia ha perso la 10. Ilicic dell’Atalanta indossa la 72: «Ce l’ho fin da Palermo. Quando sono arrivato il 27, che avevo alla firma del mio primo contratto in Slovenia, era di Pastore. Così ho invertito i numeri».

Da parte sua, Insigne al Napoli indossa la 24: «È il giorno nel quale è nata mia moglie». Sempre nella squadra di Rino Gattuso c’è Mertens con la 14, ma nessun omaggio a un grande campione come Johan Cruijff che con quel numero ci ha costruito una carriera stratosferica: «È stato il mio primo numero da professionista e da allora non l’ho mai cambiato», le prime parole del belga. Si potrebbe continuare all’infinito.

Passando dalla 44 di Kulusevski: «Ero in Svezia a vedere il Manchester United e in quella partita ha esordito con coraggio Adnan Januzaj. Ho detto a mio padre di voler diventare come lui. Soltanto dopo mi sono innamorato del numero e adesso è parte di me».

O la 77 di Brozovic: «Perché l’ho scelto? Semplice. Volevo l’11, era occupato e ho preso il più simile». O ancora la 79 di Kessie, che quando arriva al Milan nel 2017 sceglie la 19. Ma a Milanello sbarca Bonucci dalla Juventus, l’ivoriano gli cede quel numero (non con tanta voglia) e vira sulla casacca 79, convinto – sembra – dalla madre. Oggi la 19 rossonera è di Theo Hernandez. Mentre Spinazzola indossa la 37.

Anche tra i pali vediamo, ad esempio, Buffon con la 77: «Devo ringraziare Szczesny che mi ha subito offerto l’1, ma ho rifiutato perché spetta al portiere titolare. Metterò il 77, rappresenta la mia storia. Al Parma mi ha portato bene». Sirigu, infine, la numero 1 l’ha scelta solo all’Ancona nel 2008-2009. Poi 46, 30, 25, fino al 39 del suo arrivo al Torino. Sembra la lotteria, ma sono solo i numeri di oggi del nostro campionato.

16 settembre 2020 (modifica il 16 settembre 2020 | 08:18)

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