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Saman, il Pakistan prende tempo: “Primo sì all’estradizione dei genitori”

BOLOGNA Un reale spiraglio? O un modo per prendere ancora tempo? Nei giorni in cui nuove dettagli svelano l’orrenda fine di Saman Abbas, uccisa per il suo “no” alle nozze combinate e per il sogno di una vita normale, l’ambasciata del Pakistan in Italia risponde in merito alla richiesta di estradizione firmata un anno fa dalla ministra Marta Cartabia nei confronti dei genitori della diciottenne, latitanti nel loro Paese, fra i cinque indagati per la morte della ragazza: “La richiesta di estradizione avanzata da parte del Governo italiano nei confronti dei genitori di Saman Abbas è stata approvata in linea di principio ed è in corso. Al momento, la procedura, da parte nostra, in base al quadro giuridico pakistano, è in fase di completamento. Le autorità di entrambi i Paesi sono in stretta collaborazione sulla questione”.

Parole che oggi, in vista del processo, potrebbero avere un nuovo peso. Ma gli investigatori restano prudenti e aspettano veri passi avanti. Il prossimo 10 febbraio compariranno davanti al giudice tre delle cinque persone indagate per l’omicidio, oggi in carcere. Ci sarà Danish Hasnain, lo zio di Saman, secondo le ultime rivelazioni l’uomo che l’ha strangolata con una corda rudimentale e che in chat con la fidanzata ha parlato di “un lavoro fatto bene”. Accanto a lui, i cugini Nomanulhaq Nomanulhaq e Ijaz Ikram, complici del delitto. Assenti finora i genitori di Saman, volati in Pakistan il primo maggio 2021, poche ore dopo che loro figlia è stata uccisa e fatta sparire da Novellara, nel Reggiano.

Il padre: “L’ho uccisa io per onore”

“L’ho uccisa io, per la mia dignità e il mio onore”, sono le frasi che il padre della ragazza ha pronunciato parlando con il fratellastro, quando già si sentiva al sicuro nel Punjab. “Davanti a te, a casa, noi siamo morti sul posto…”, le parole della mamma di Saman, Nazia Shaneen, intercettata al telefono con il figlio. In Italia non sono più tornati. In questi mesi le rassicurazioni da parte della diplomazia pakistana non sono mancate, a partire da quella richiesta di estradizione “approvata in linea di principio”.

I genitori di Saman in fuga
I genitori di Saman in fuga (ansa)

Per questo il procuratore capo di Reggio Emilia, Calogero Gaetano Paci, ai microfoni del Gr1 dice: “Stiamo attendendo. Le autorità del Pakistan avevano attivato una procedura giudiziaria del cui svolgimento e del cui esito ancora non abbiamo notizia, questo è certo”. I genitori sono informati del procedimento giudiziario a loro carico? “Dubito che loro non ne siano a conoscenza. Non so quanto siano stati informati formalmente dall’autorità pakistana dell’inizio di un procedimento estradizionale. Di questo non abbiamo notizia”. Nei giorni scorsi, la Federazione pakistana in Italia ha chiesto “chiarezza e giustizia”. Mentre l’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche in Italia, si era già costituita parte civile nel processo con l’avvocato Riziero Angeletti.

Una ragazza in fuga, Saman. Che forse aveva previsto la sua fine. Il 4 febbraio, tre mesi prima di sparire, confidò al fidanzato i nomi e i numeri di telefono dei familiari che secondo lei avrebbero potuto farle del male: nell’elenco c’erano i cinque parenti oggi a processo ma anche il fratello minore, un altro zio e un altro cugino. Scriveva anche l’indirizzo della sua casa a Novellara e il nome e la città dell’uomo che la famiglia voleva per lei come marito in Pakistan. In quella chat, Saman sembrava tenere separati i ruoli dei genitori e del fratello dagli altri parenti. Come se dai suoi familiari più stretti non si aspettasse di essere tradita.

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