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Ruggero Cappuccio: “Spazio ai contemporanei al Campania Festival”


Il direttore artistico, alla sua sesta edizione: “Saranno la nostra spina dorsale culturale”
Roma, 28 mag. “La spina dorsale culturale della rassegna è la scrittura contemporanea, verso cui in Italia c’è in genere una scarsissima attenzione”. E’ quanto sottolinea Ruggero Cappuccio, direttore artistico del ‘Campania Festival’ per la sesta edizione, intervistato dall’AdnKronos. “Andiamo nel segno della continuità, con diverse sezioni e prezzi estremamente popolari, da un massimo di 8 euro all’ingresso gratuito: non ci sono più scuse per chi vuol venire… e infatti al momento registriamo il sold out per il 95% degli spettacoli e una vorticosa partecipazione del pubblico giovanile”.
Cappuccio lamenta che “la scrittura contemporanea italiana non è più sostenuta, specie dopo la scomparsa di istituti come l’Idi e l’Eti; siamo decisamente in affanno rispetto ad altre realtà europee. Ovviamente – tiene a precisare – non siamo così ottusi da far discendere la contemporaneità dall’anagrafe e sappiamo benissimo che Sofocle o Shakespeare possono essere più contemporanei del signor Rossi…”.
Ma, prosegue, “è evidente che nell’ultimo secolo in Italia gli esperimenti sui grandi classici siano stati fatti mentre lo stesso non è avvenuto sulle scritture contemporanee, basti osservare le programmazioni degli enti lirici dove è difficile trovare Berio e persino Stravinsky: con una battuta potremmo dire che ‘Cristo si è fermato a Verdi’… Il classico deve produrre nuove gemmazioni”.
Il ‘Campania Festival’ – che aprirà il 10 giugno per chiudere il 12 luglio – con 145 eventi di cui 36 di prosa in un mese, divisi in 9 sezioni, per 52 debutti, con 1.700 lavoratori impiegati, è anche una “grande macchina da spettacolo, che amo perché è una garanzia di libertà. Sarebbe molto più semplice fare un festival con una ventina di spettacoli e un tema unico: ma così facendo – osserva Cappuccio – si imporrebbe un pensiero unico intellettuale, imponendolo sia agli autori che ai registi e agli attori e naturalmente al pubblico. E poi, imporre un tema è da caratura scolastica, nel senso di scuola dell’obbligo. Noi vogliamo invece essere una cartina al tornasole del mondo”.
La rassegna non si chiama più ‘Napoli Festival’ perché oltre al capoluogo campano, che ovviamente resta al centro della programmazione, la rassegna coinvolge anche altre realtà territoriali, da Salerno a Caserta, da Avellino a Paestum, da Pietrelcina al Cilento. “E’ assolutamente opportuno accendere nuovi fuochi in piccole comunità”, spiega il direttore artistico del ‘Campania Festival’.
Inoltre, aggiunge Ruggero Cappuccio, “è fondamentale per noi anche il concetto di ecosostenibilità: tutti i materiali che useremo saranno riciclabili, i mezzi che si sposteranno all’interno della Reggia di Capodimonte saranno non inquinanti, anche per contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica; con il prezioso sostegno della Regione e del presidente campano Vincenzo De Luca, che ha il merito enorme di mantenere alta l’attenzione sia sulle politiche sociale e ambientali sia sulle politiche culturali”.
(di Enzo Bonaiuto)

(Adnkronos)

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