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RedBird si appresta a prendere il Milan e guarda a Milano-Cortina 2026

Questione di giorni. Il Milan fresco campione d’Italia si appresta passare da una proprietà statunitense a un’altra e tutto ciò avviene sotto auspici dipinti come ottimi, che l’inatteso diciannovesimo scudetto ha esaltato. Il fondo Elliott Management guidato da Paul Singer ha messo in chiaro da mesi l’intenzione di passare la mano, né la conquista del campionato 2021-22 ha cambiato i programmi. E salvo imprevisti toccherà al fondo RedBird Capital Partners rilevare la proprietà del club rossonero.

La compagine guidata da Gerry Cardinale ha sorpassato nelle scorse settimane il fondo arabo Investcorp, guidato dal finanziere Mohammed Mahfoodh Al Ardhi, cittadino del Bahrein ma rappresentante di capitali provenienti da quadranti diversi del continente asiatico. Investcorp pareva a un passo dal rilevare la società rossonera e invece l’inserimento di RedBird ha cambiato la direzione delle trattative.

Dunque il Milan si candida a rimanere in mani nordamericane, ciò che conferma una tendenza fortemente in ascesa non soltanto nel calcio italiano. E a proposito di tendenze, trova una tipizzazione anche la formula proprietaria entro la quale vengono inseriti i club annessi da una compagine nordamericana: che è una formula di multiproprietà, particolarmente privilegiata dagli investitori americani che decidono di entrare nel calcio europeo, ma soprattutto pienamente in linea con una filosofia di business radicata nelle economie di Sport & Entertainment che costituiscono in questo passaggio d’epoca un motore del sistema economico globale. In questo senso l’investimento di RedBird nel Milan rientra nello schema ma trova anche un surplus di interesse specifico: le prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, nel cui business il fondo di Gerry Cardinale ha interessi molto forti tramite una società controllata.

Cosa è RedBird Capital

Il sito web di RedBird Capital Partners vi accoglie con un’immagine a tema sportivo. Protagonista è il baseball, una scelta non casuale e non soltanto perché si tratta del national pastime statunitense.

La scelta è motivata dal fatto che nel vasto portafoglio di asset controllato da RedBird c’è anche il 40 per cento di One Team Partners, la società fondata dall’associazione dei giocatori della National Football League (Nfl) con l’intento di massimizzare lo sfruttamento dei diritti d’immagine e comunicazione degli atleti affiliati a alcune fra le principali leghe professionistiche Usa. Fra esse, la lega del baseball (Mlb).

Si tratta di un business che secondo voci diffuse un anno fa RedBird avrebbe voluto dismettere. Magari nel frattempo il fondo costituito da Cardinale nel 2013, dopo vent’anni trascorsi nella merchant banking division di Goldman Sachs, ci avrà ripensato.

Tanto più che guardando alla panoramica delle società nel portfolio di RedBird si scopre quanto schiacciante sia la presenza dello sport. Nella sezione tematica sono ospitate diverse sigle, che messe insieme mostrano uno spaccato eloquente dell’approccio del fondo verso il mondo dello sport, da declinarsi come business esperienziale sfruttabile in ogni suo aspetto e di cui massimizzare ogni elemento.

C’è una società denominata Dream Sports, con sede in India e dedicata a sviluppare il segmento fantasy sports. E c’è la Xfl, una lega professionistica minore del football che fin qui ha avuto invero un’esistenza grama. Fondata dapprima nel 1999 e subito cessata nel 2001, è stata resuscitata nel 2018 da Vince McMahon, promoter di wrestling, con l’intento di proporre un football meno ortodosso dal punto di vista regolamentare e più spettacolare.

Ma la sua partenza nel 2020 è stata immediatamente stoppata dalla pandemia, che ha messo a rischio l’intero progetto. L’inserimento di RedBird in consorzio con altri soggetti ha permesso un’iniezione di capitali che dovrebbe permettere a XFL di ripartire nel 2023, ma soprattutto è giunto un accordo di collaborazione con NFL, ciò che ha disinnescato ogni prospettiva di conflitto con la principale lega professionistica di disciplina.

Viene data notizia anche di una società denominata RedBall Acquisition Corp, con sede presso le isole Cayman e funzione di provvedere a acquisizioni, fusioni e incorporazioni societarie, ma per il momento inattiva. E poi ci sono i veri pezzi forti. In primis c’è RedBird FC, la scatola attraverso la quale il fondo controlla il Tolosa, club che giusto nelle scorse settimane ha riconquistato un posto nella Ligue 1 francese. Un elemento, quello del legame fra Milan e calcio francese, che costituirebbe una linea di continuità rispetto a Elliott e al suo rapporto col Lille, ufficialmente dismesso a dicembre 2020 col passaggio del club francese sotto il controllo di Merlyn Advisors ma mai cessato in termini di calciomercato. Si passa quindi alla partecipazione nel Fenway Sports Group, una holding Usa che fra gli altri asset controlla il Liverpool e i Boston Red Sox in NFL. E poi c’è On Location Experiences, una società che merita un’analisi a parte.

Le mani su Milano-Cortina 2026

La società con quartier generale a New York si presenta come premium experiential entertainment company e lavora nei segmenti di ospitalità e gestione centralizzata della vendita di biglietti.

Entrata ufficialmente in questo settore nel 2020, On Location si è rapidamente affermata come un soggetto leader acquisendo l’esclusiva per la Nfl, ma senza trascurare di espandersi in altri settori del vasto campo caratterizzato dal binomio “sport & spettacolo”.

Il colpo più importante è stato realizzato con l’accordo firmato un anno fa col Comitato olimpico internazionale (Cio). Grazie a questo accordo On Location Experience si è aggiudicata l’esclusiva di hospitality e ticketing per le prossime tre edizioni dei Giochi: le Olimpiadi estive di Parigi 2024 e Los Angeles 2028 e quelle invernali di Milano-Cortina 2026.

Il comunicato rilasciato dal Cio a margine dell’accordo annunciava con toni entusiastici «un nuovo modello di ospitalità mondiale», che elimina la varietà degli intermediari e li riduce a uno. Come ulteriormente specificato nel testo «(i)n collaborazione coi comitati organizzatori, On Location offrirà esperienze di scelta in termini di ospitalità agli appassionati di sport e alle parti coinvolte nei Giochi, con dei pacchetti che comprendono biglietti, viaggi, possibilità di sistemazione alberghiera e un’offerta unica di ospitalità nei siti e nelle città ospitanti».

Dunque in accordo col Cio il fondo guidato da Cardinale assume l’esclusiva di tutto il «pacchetto esperienziale» che riguarda anche i Giochi invernali del 2026. Una soluzione che ha registrato i commenti entusiasti della dirigenza sportiva nazionale e internazionale. Compreso il presidente del Comitato olimpico italiano (Coni), Giovanni Malagò, che ha salutato l’accordo parlando di «nuovo approccio all’ospitalità», di «esperienza unica» e di «grande opportunità turistica per le nostre regioni». Tutto abbastanza scontato. Meno scontato è come reagiranno gli operatori del settore. Ma questo lo scopriremo strada facendo.

Il benvenuto di Commisso

Nel frattempo Cardinale ha ricevuto un benvenuto per niente caloroso, da parte di un connazionale che ha già investito nel calcio italiano. Si tratta di Rocco Commisso, proprietario e presidente della Fiorentina che dagli Usa esterna con tonalità sempre al di sopra delle righe.

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Commisso ha stigmatizzato che Cardinale «si fa bello coi soldi degli altri», sottolineando che l’acquisizione del Milan non avverrebbe con capitali personali ma degli investitori. Un approccio opposto a quello dello stesso Commisso, che invece ha estratto ogni centesimo «dal mio patrimionio personale».

Polemica non particolarmente felice, come tutte le ultime che hanno avuto come protagonista il signor Mediacom. Se Cardinale sta a capo di un fondo, ovvio che il denaro investito possa essere suo soltanto in parte. Sono altre le questioni da tenere sott’occhio, in questa generale espansione di capitali nordamericani nel calcio europeo e in quello italiano. E riguardano l’imposizione di un modello multiproprietario rispetto al quale né Fifa né Uefa sollevano obiezioni. Su questo aspetto Commisso tace. Chissà perché.

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