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Recensione La ragazza con la rotella in più

Nunzia Alessandra Schilirò, La ragazza con la rotella in più, 2021, Milano, Byoblu Edizioni, pp. 429, € 22,00.

Il primo romanzo di Nandra Schilirò, commissaria di polizia esperta in violenza di genere (e il primo romanzo pubblicato da ByoBlu Edizioni), è la storia di una donna, Lilia, che dopo esperienze terribili, a cui ha reagito reprimendosi, riesce a liberare la sua vera natura.

Se è vero che a dare originalità ad una storia non è il tema, ma il modo di raccontarla, questo romanzo è sicuramente unico: l’autrice spiega nei ringraziamenti posti alla conclusione di aver cercato di creare un genere nuovo, che definisce real spiritual fantasy, capace di fondere “quotidianità, elementi sovrannaturali e fantasia”. Le sofferenze di Lilia non sono dovute soltanto all’ingiustizia della società, ma anche al fatto che viene da un altro pianeta, Nima, più evoluto della Terra. La “rotella in più” del titolo fa riferimento proprio ad un pezzo di metallo proveniente dal suo pianeta che è rimasto nel suo corpo. In parallelo alla sua, procede la storia di quattro giovani con problemi psicologici che si conoscono nella sala d’attesa del loro psichiatra e hanno la visione di un essere soprannaturale, Lor, che annuncia loro che sono stati scelti per la missione di salvare il mondo dalle ombre. Queste ultime sono esseri per metà uomini e per metà demoni che hanno ceduto alle tentazioni del denaro, del sesso, del successo e dell’inganno. Lor insegna ai quattro a diventare consapevoli dei propri poteri, e imparano a poco a poco ad usarli. Fa parte della loro missione incontrare Lilia, che è in realtà la strega più potente di tutti i tempi.

Il romanzo usa le dimensioni parallele, i viaggi nel tempo, una narrazione in cui realtà e immaginazione si confondono, non solo come espedienti narrativi dei generi del fantasy e della fantascienza, ma anche come traduzione letteraria delle scoperte della fisica quantistica, che hanno svelato la circolarità del tempo, l’esistenza di molteplici dimensioni tra cui è possibile spostarsi, e la vacuità delle cose, a cui è la coscienza a dare forma. Che queste scoperte non siano ancora diventate patrimonio comune costringe l’autrice a lunghe spiegazioni attraverso i suoi personaggi, che forse appesantiscono un po’ la narrazione. Nell’universo (o meglio, multiverso) del romanzo anche il male ha un senso, almeno temporaneo, “finché tutte le anime non si saranno evolute”, ma rimane da combattere. Del male sono portatrici le ombre, che possono contare su innumerevoli complici, anche nel mondo della scienza: alla fine tra gli inseguitori dei protagonisti c’è anche il dottor Nino, lo psichiatra che ha in cura i quattro giovani che diventeranno gli alleati di Lilia.

In conclusione, La ragazza con la rotella in più è un romanzo di grande ricchezza, capace di appassionare il lettore e di offrire moltissimi spunti di riflessione, anche sul momento che stiamo vivendo, che sta portando chi è ancora capace di pensare a mettere in discussione le proprie certezze: un processo doloroso, ma potenzialmente creativo e liberatorio, come proprio questo romanzo ci ricorda.

Irene Starace

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