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Ponte tibetano al Castello di Arco, scatta la protesta ambientalista

Sta prendendo forma ad Arco l’idea di realizzare un ponte tibetano tra il Castello e la rupe del Colodri, verso Laghel. Un’idea nata dalla mente creativa del novantenne Silvio Malfer, personaggio che ha sempre avuto a cuore lo sviluppo della città. Il progetto è subito piaciuto al Consorzio degli operatori commerciali del centro storico che hanno commissionato uno studio di fattibilità. Voci positive anche dal Comune, anche se il progetto non rientra per il momento tra le priorità della Amministrazione.

Come tutti i progetti che portano novità e cambiamenti, ecco arrivare le voci ambientaliste contrarie a qualsiasi velleità di sviluppo e aumento dell’offerta turistica.

Prima voce contraria quella del “Comitato salvaguardia Olivaia” che, con ironia, dice che il territorio non ha bisogno di fare altri progetti per richiamare nuovi turisti nel “nostro già martoriato e stracolmo territorio, per riempire i portafogli a fisarmonica”.

Contrario anche il consigliere di maggioranza di “Arco Bene Comune” Tommaso Ulivieri secondo il quale strutture come il ponte tibetano sono plausibili in zone decentrate che possono assorbire squilibri paesaggistici e produrre altro flusso turistico, cosa che ad Arco non serve perché dovrebbe valorizzare quello che già possiede.

Ultima, in ordine di tempo, la presa di posizione di “Europa verde Alto Garda e Ledro”, i cui componenti scrivono della “ipocrisia che si cela dietro alla promozione di tali progetti. Infatti – dice la nota – una simile opera sarebbe volta solo ad aumentare l’afflusso di turisti che già oggi è massiccio e rappresenta una fonte di criticità importante per l’Alto Garda. Mentre in altre zone d’Italia come Venezia e l’Alto Adige, si cerca di affrontare il problema del turismo di massa, nell’Alto Garda si continua a promuovere il modello di un turismo insostenibile, fortemente impattante a livello ambientale e improntato a portare sempre più turisti. L’ipocrisia e l’incoerenza di questi progetti e di queste politiche è sotto gli occhi di tutti: da una parte vengono spediti i dépliant sulla raccolta differenziata porta a porta sottolineando che è anche per un turismo più sostenibile, mentre dall’altra si discute di realizzare progetti come un ponte tibetano. Ancora una volta in Alto Garda si pensa ai servizi da offrire a nuovi potenziali turisti anziché a migliorare quelli per i cittadini della zona: qui ci troviamo di fronte a un modello di sviluppo socio-economico ancora fermo agli anni Ottanta e incapace di sapersi evolvere a favore dei cittadini e attento all’ambiente”.

Insomma la parte ambientalista si oppone anche a questa opera che – a detta del suo ideatore – non ha nulla di inquinante, servirebbe a fidelizzare quel turista sportivo che cerca percorsi alternativi alla classica camminata nel bosco ed aumenterebbe il numero di visitatori al Castello, punto di partenza del ponte tibetano.


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