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Patty Pravo: Non sono una nostalgica, il Piper è finito negli anni ‘70

Patty Pravo: «La magia è finita: adesso il Piper mi fa solo tristezza»

Il Messaggero, pagina 21, di Mattia Marzi.

«Le passo la signora», risponde dall’altra parte del telefono l’assistente di Patty Pravo. La cantante si avvicina alla cornetta una decina di secondi più tardi. «Buongiorno», dice con calma. Sono le 15.30. In questi giorni, a 74 anni, il suo calendario è pieno. La voce di Pazza idea sta girando l’Italia con il tour Minaccia bionda, condividendo i palchi dei teatri con l’amico Pino Strabioli per ripercorrere tra canzoni e aneddoti una straordinaria carriera ultracinquantennale da 120 milioni di dischi venduti (farà tappa al Parco della Musica di Roma giovedì).

Lo stesso Strabioli, nella prefazione al libro che dà il titolo alla tournée, l’ha definita «un’opera d’arte» vivente, capace di attrarre poeti come Léo Ferré e Vinicius de Moraes, artisti come Tano Festa e Mario Schifano (nel suo studio a Campo de Fiori, nel 65, mentre Ragazzo triste si preparava a scalare le classifiche, incontrò pure degli “strafatti” Rolling Stones) musicisti come David Bowie e Jimi Hendrix (girarono per Roma di notte fumando una canna a bordo di una Cinquecento, prima di essere fermati dalla polizia – lo racconta nel libro La cambio io la vita che…). «Mai guardarsi indietro, nella vita», è la sua filosofia.

Non ha mai pensato di chiedere a qualche sceneggiatore di trasformare il libro in un film?

«Onestamente un’operazione del genere non mi interessa, nonostante il genere stia andando parecchio».

Perché?

«Non mi piace ripensare al mio passato. Non passo le giornate a guardarmi indietro. Guardo avanti, piuttosto».

Il suo presente com’è?

«Pieno di impegni. Sto lavorando a un nuovo disco, il primo dopo tre anni. Conterrà brani inediti».

L’attrice perfetta per il ruolo della protagonista di questo ipotetico film?

«Non ne ho la più pallida idea. Lei mi fa delle domande alle quali non so davvero come rispondere. Ma non dovevamo parlare dello spettacolo?».

Certo. Ma racconta il suo passato, e lei ha detto che preferisce guardare avanti.

«Il fatto è che non sono una nostalgica. C’è da dire, però, che a Roma sarà una serata speciale, quanto a ricordi. Gioco in casa. Avevo 17 anni quando arrivai al Piper».

Come ci arrivò?

«Partendo da Londra a bordo di un Maggiolino bianco. Mi aveva parlato del locale un ragazzo italiano che avevo conosciuto a Londra, dove mi ero trasferita per studiare la lingua. Erano gli anni dei Beatles. C’era un profumo particolare, che si percepiva in tutto: nei ragazzi, nella musica, nei club, nelle idee. Lo ritrovai tra le pareti del locale di via Tagliamento, che diventò nel giro di poco tempo il crocevia principale per la musica dal vivo in Italia».

È vero che al Piper litigò anche con i Pink Floyd?

«Sì. Vennero a suonare a Roma nel ’68. Accusarono me e il dj Beppe Farnetti di avergli rubato l’idea di un effetto psichedelico di luci da proiettare sui muri durante i concerti. Uno di loro si avvicinò tutto serio: “L’idea è nostra”. Andai su tutte le furie».

Come fini?

«Capì che avevamo avuto la stessa pensata. Mi tese la mano: “Piacere, Roger Waters”».

(Continua su Il Messaggero)

(Nella foto d’epoca Patty Pravo)

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