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Otranto, il sindaco tra i 10 arresti per la truffa sul turismo: favori ad albergatori e gestori di lidi per assicurarsi soldi e voti

Tra i dici arrestati ci sono il sindaco e l’ex sindaco di Otranto (Piepaolo e Luciano Cariddi). Sono 60 le persone indagate nell’ambito dell’operazione di carabinieri e guardia di finanza di Lecce su una presunta truffa nel settore turistico-alberghiero. Tra loro il presidente di Federalberghi Lecce, Raffaele de Santis.

Gli arrestati

Fra i destinatari delle misure cautelari a firma della gip Cinzia Vergine, oltre ai fratelli Cariddi finiti entrambi in carcere, ci sono Emanuele Maggiulli, ex dirigente dell’Ufficio tecnico di Otranto, Roberto Aloisio, Giuseppe Tondo, Marco Maggio, Salvatore Giannetta, Raffaele De Santis, presidente di Federalberghi Lecce, e Luigi Bleve.

Pierpaolo Cariddi, 56 anni, è stato eletto a giugno per la seconda volta di seguito, sospeso dalla carica dopo il provvedimento di divieto di dimora nel Comune di Otranto emesso nel corso dell’inchiesta in cui è coinvolto anche l’ex assessore regionale Totò Ruggeri. Solo pochi giorni fa è stato condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione nel processo di primo grado relativo allo stabilimento balneare Twiga con le accuse di abuso di ufficio e falso. In carcere anche il fratello Luciano Cardiddi, 54 anni, sindaco ad Otranto fino al 2017, prima di lasciare il testimone al fratello Pierpaolo.

I domiciliari sono stati applicati per l’ingegnere Roberto Aloisio, 50 anni, componente dell’Ufficio Tecnico comunale; Giuseppe Tondo, 69 anni, geometra, ex componente dell’Ufficio Tecnico; Marco Maggio, 40 anni; Salvatore Giannetta, 63 anni, imprenditore attivo nel settore dei supermercati; Raffaele De Santis, 76 anni, presidente di Federalberghi condannato nel processo Twiga a 3 anni e 3 mesi; l’imprenditore Roberto de Santis, 64 anni; e Luigi Bleve, 61 anni. Tra gli indagati anche l’ex assessore regionale al Welfare, Totò Ruggeri, già ai domiciliari nell’ambito dell’operazione “Re Artù”.

I reati contestati a vario titolo sono associazione per delinquere finalizzata a compiere reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia, oltre che in materia di corruzione elettorale;  atti contrari ai doveri d’ufficio, frode in processo penale e depistaggio, turbata libertà degli incanti, truffa ai danni dello Stato e della Comunità Europea ed altro.

Il sistema Otranto

Dalle indagini emerge – secondo l’accusa –  un modus operandi dell’apparato pubblico ispirato, oltre che all’arricchimento personale, ad assicurarsi bacini di consenso elettorale attraverso una gestione personalistica di presìdi di potere a livello sia locale sia a regionale. Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di strutture turistico – ricettive, riguarda stabilimenti balneari, aziende agrituristiche, diverse unità immobiliari e numerose somme di denaro per un valore stimato di diversi milioni di euro, illecitamente autorizzati o realizzati in violazione delle norme in materia edilizia e paesaggistica.

Come ricostruito dai carabinieri del nucleo investigativo e dai militari del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, nell’attività degli indagati emergerebbe un consolidato sistema associativo di natura corruttiva politico-imprenditoriale che coinvolgerebbe amministratori e funzionari troppo vicini ad alcuni imprenditori con interessi economici in quel centro, coltivati attraverso artefatte aggiudicazioni di appalti e rilasci di concessioni comunali offrendo utilità di diversa natura, finanche ad assicurare un “bacino di voti” per il sostegno elettorale ricevuto da alcuni degli indagati, nonchè vantaggi economico – patrimoniali per i restanti.

A irrobustire il quadro accusatorio anche gli accertamenti, in particolare quelli in materia edilizia e paesaggistico-ambientale, condotti dalla Polizia provinciale, connotati da acquisizioni documentali e rilievi tecnici.

L’inchiesta parte dall’affare sfumato del Twiga

L’inchiesta e’ stata avviata nel 2017, con il sequestro della struttura su cui sarebbe dovuto sorgere il “Twiga” di Flavio Briatore, che poi si sfilò dall’affare. Per quella vicenda sono stati condannati, pochi giorni fa, in primo grado, il sindaco di Otranto, Pierpaolo Cariddi, il presidente di Federalberghi Lecce, Raffaele de Santis, e l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Otranto, Emanuele MaggiulliL’inchiesta avviata all’epoca dalla procura si è allargata per fare luce sui meccanismi che venivano utilizzati per gonfiare e modificare le concessioni o ottenere finanziamenti pubblici nel settore della ricettività turistica in espansione nel territorio di Otranto.

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