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Omicidio Niccolò Ciatti, la Cassazione sulla scarcerazione di Bissoultanov: “Sono stati violati diritti della famiglia” – Il Fatto Quotidiano

La difesa di Rassoul Bissoultanov violò l’onere di notifica quando chiese la scarcerazione del trentenne ceceno che era stato condannato in primo grado a 15 anni di carcere dal Tribunale di Girona, in Spagna, per l’omicidio volontario di Niccolò Ciatti, il 21enne di Scandicci pestato a morte senza alcun motivo la notte tra l’11 e il 12 agosto 2017 all’uscita di una discoteca a Lloret de Mar. Lo scrivono i giudici della I sezione della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui hanno annullato l’ordinanza della Corte d’assise di Roma che prevedeva la scarcerazione di Bissoultanov. Secondo i giudici sono stati violati i diritti della famiglia Ciatti perché la difesa dell’imputato non aveva notificato la richiesta di revoca o di sostituzione della misura cautelare alle persone legate da una relazione affettiva stabile con la vittima, nonostante questi avessero presentato memorie e si fossero costituiti nel processo. Dal punto di vista processuale la difesa dell’imputato ha “violato l’onere di notifica“, omettendo di avvertire i legali della famiglia Ciatti della richista scarcerazione.

Per la Cassazione, in pratica, la mancata notifica rendeva “inammissibile” in radice la domanda di scarcerazione di Bissoultanov, invece accolta dalla Corte di Assise di Roma con ordinanza del 22 dicembre 2021 nel procedimento pendente in Italia nei confronti del ceceno accusato di aver colpito mortalmente Niccolò Ciatti. Bissoultanov è attualmente latitante, dopo aver già quattro anni di carcere in custodia cautelare: non si era presentato all’udienza convocata a Girona lo scorso luglio per valutare la sua possibile carcerazione preventiva. Il giudice spagnolo aveva emesso un mandato di arresto internazionale. Ad oggi il ceceno è ancora in fuga.

Nel sottolineare che “la violazione dell’onere di notifica costituisce una causa di inammissibilità che investe tanto il corretto formarsi dell’iter procedimentale di tipo cautelare, quanto la legittimità del provvedimento de ‘libertatè “, gli ermellini segnalano che si tratta di una mancanza così grave che “è deducibile in ogni stato e grado del processo cautelare”. Nel verdetto 41316 depositato oggi i Supremi giudici scrivono: “Nel caso in esame la difesa dell’imputato non aveva notificato la richiesta di revoca o di sostituzione della misura cautelare ai prossimi congiunti della vittima”, nonostante “questi avessero presentato memorie e si fossero costituiti nel processo”. Per via di questa omissione, i familiari di Niccolò Ciatti – prosegue la Cassazione, accogliendo su questo punto il ricorso della Procura di Roma – non hanno avuto la possibilità “di portare all’attenzione del giudice circostanze rilevanti tramite il deposito di memorie” per opporsi alla scarcerazione di Bissoultanov.

“Noi avvocati abbiamo vinto con l’eccezione processuale ma lo Stato ha perso l’occasione di fare giustizia. L’errore commesso con l’ordinanza di revoca della custodia cautelare in carcere ha determinato una serie di ingiustizie a catena”, dice l’avvocato Agnese Usai legale, insieme al collega Massimiliano Stiz, che difende la famiglia di Niccolò Ciatti. “Bissoultanov è stato condannato in Spagna e poi è scappato. Se non ci fosse stata la scarcerazione l’assassino sarebbe detenuto in Italia, non avrebbe potuto, di conseguenza, lasciare il Paese, scegliere dove farsi processare e addirittura riuscire a fuggire. Ora qui stiamo portando avanti un processo complesso a una persona di fatto latitante”, aggiunge la penalista. “Credo che l’errore commesso dalla Corte di Assise di Roma è stato gravissimo. E’ stato scarcerato un assassino che ora è latitante e questo è stato sempre il nostro timore. Con le motivazioni della Cassazione abbiamo avuto la conferma di quello che i nostri legali e il pm di Roma Erminio Amelio hanno sempre sostenuto: quella scarcerazione era un errore”, dice Luigi Ciatti, padre di Niccolò. “Una soluzione allo stato non c’è, l’unica sarebbe trovarlo. Intanto – aggiunge – stiamo portando avanti il processo in Italia e continuiamo ad avere fiducia nella giustizia italiana, non possiamo fare altro”.

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