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Omicidio di Lecce, Antonio Giovanni De Marco ballava a una festa dopo i funerali di Daniele De Santis ed Eleonora Manta
Antonio Demarco, l’omicida dell coppia di Lecce, a una festa tenutasi dopo il killing

Ascoltava. Ma non partecipava. Capiva che si parlava del delitto. Ma non proferiva parola. Un po’ perché era taciturno di suo, un po’ di più perché si sentiva (ed era) parte in causa. Anche se in quel momento nessuno poteva immaginarlo. Poche ore dopo i funerali di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, la sera di sabato 26 settembre, Antonio De Marco ha partecipato a una festa con i colleghi del Vito Fazzi di Lecce, l’ospedale che frequentava per diventare infermiere. Tutti insieme, in un locale, per festeggiare il compleanno di una tirocinante.

Una settimana di lucida follia

Antonio non ha amici stretti a Lecce — e anche a Casarano, il suo paese di origine, nessuno forse lo conosce a fondo — quando usciva frequentava solo i colleghi dei corsi di studi infermieristici. E quella sera, il sabato dei funerali, forse anche per continuare a interpretare il ruolo di persona non coinvolta (e probabilmente tranquillizzato dalle indagini che sembravano indirizzarsi verso un conoscente della coppia di nome Andrea), decise di non disertare la festa tra colleghi. Del resto, una settimana trascorsa — da martedì in poi, dopo il lunedì dell’efferato delitto — come se nulla fosse successo, tra corsi da infermiere, tirocinio e telefonate a casa dei genitori, non poteva che terminare con una festa il sabato sera, il più tradizionale appuntamento degli studenti nel fine settimana.

Foto di gruppo, ma nessun commento sul delitto

Quel sabato, però, a poche ore dai funerali e a soli cinque giorni dal più efferato delitto che Lecce ricordi, non si poteva non parlare di Daniele ed Eleonora, dell’arbitro leccese e della sua fidanzata di Seclì, uccisi nel primo giorno di vera convivenza. Tutti ne discutevano, in quel locale. Antonio — camicia blu con pallini bianchi — non affrontava l’argomento, origliava e passava oltre: ascoltava le conversazioni, ma non si intrometteva, nessuna opinione sul delitto, senza dare mai nell’occhio. Si comportava senza destare alcun tipo di sospetto: foto di gruppo, foto con singoli amici, finanche davanti alla torta della festeggiata, con il giardino del locale sullo sfondo.

Silenzioso e appartato

C’è anche chi, tra i partecipanti alla serata, ha visto Antonio ballare. Di certo il 21enne di Casarano sembrava sereno a tavola, tra un boccone e un sorso, così come lo ritraggono le foto scattate dai colleghi di corso e postate sui social, da Facebook a Instagram, nelle istantanee e nelle storie. Un comportamento, per l’aspirante infermiere, forse anche più social del solito. Perché in ospedale lo ricordano tutti come un tirocinante molto silenzioso, rispettoso dei colleghi e quasi sempre sulle sue, anche quando si trattava di scambiare due chiacchiere dinanzi alla macchinetta del caffè. Un ruolo, da solitario, ben rappresentato dal video delle telecamere di sorveglianza che lo hanno ripreso, nella serata del duplice delitto, al rientro a casa a piedi. Con un coltello nello zaino.

«Da quanto mi stavate seguendo?»

La settimana trascorsa facendo finta che nulla fosse successo si è interrotta esattamente allo scoccare del settimo giorno, nella serata del lunedì che ha cambiato la vita di Antonio, dopo che il precedente aveva stroncato quella di Eleonora e Daniele. All’uscita dall’ospedale, con gli stessi colleghi della festa, prima di entrare in auto con una tirocinante che lo avrebbe riaccompagnato a casa, Antonio ha visto arrivare i carabinieri. In quel momento, sotto la pioggia, ha capito che poteva smettere di far finta che non fosse successo nulla: «Da quanto mi stavate seguendo?». Anche i colleghi hanno intuito. E da allora è stato un continuo togliere foto con Antonio dai social. «Sì, sappiamo chi è, ma non lo conosciamo». Che poi è tutta la verità, nient’altro che la verità.

30 settembre 2020 (modifica il 30 settembre 2020 | 07:11)

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