‘oh-romeo,-perche-sei-tu-romeo…’-friulano?

‘Oh Romeo, perché sei tu Romeo…’ friulano?

Le radici ‘friulane’ della tragedia d’amore più famosa al mondo, Giulietta e Romeo, continuano ad emergere dall’oblio della storia, che per secoli ha privilegiato la fiction di William Shakespeare alle sue fonti originali. Ossia, le memorie di Luigi Da Porto, nobile vicentino, friulano da parte di madre, che nel 1511 si innamorò della cugina Lucina Savorgan del Monte e, anni dopo, elaborò in forma letteraria la sua storia d’amore nella novella Giulietta e Romeo, cambiando nomi, cognomi e luoghi, spostati dalla provincia friulana a Verona. Uomo di lettere e d’armi, in Friuli per combattere al fianco dello zio Antonio Savorgnan, fu ferito seriamente proprio nel 1511. Gli studi condotti da Gregorio Grasselli, già autore del romanzo Una friulana al servizio di Venere e membro dell’International Committee Romeo and Juliet in Friuli, esposti in una conferenza della Setemane de culture furlane, evidenziano le ultime scoperte.

LA SCOPERTA ALLA ‘JOPPI’ – Tra queste, l’esatta posizione e la dinamica della battaglia in cui Da Porto fu ferito. E, soprattutto, il possibile legame tra fra’ Lorenzo, personaggio della tragedia scespiriana, e la toponomastica friulana. Fino a oggi la battaglia era stata analizzata solo sulla base di documenti reperibili in Veneto. Nessuno aveva preso in considerazione le testimonianze negli archivi del nostro territorio. Una delle più importanti, ritrovate nella biblioteca Joppi di Udine, è proprio di un discendente dei Montecchi di Verona: l’udinese Nicolò Monticoli. Citato anche nell’incipit della novella di Da Porto, rivela con precisione data e ora della battaglia: sabato 21 giugno 1511, verso le quattro del pomeriggio.

IL PASSATO DI ‘CASA PERCOTO’Un contingente imperiale aveva saccheggiato Basaldella e Zugliano la notte prima, e tornando verso Cormons aveva scoperto che l’esercito veneziano la stava aspettando sul Natisone, a Bolzano, tra Manzano e S. Giovanni. Vista l’inferiorità numerica, i tedeschi si trincerarono dietro i loro carri carichi di bottino, piazzandoli su una strada ‘dritta e larga’ che corrisponde a via Pietro di Brazzà a San Lorenzo di Soleschiano, un tempo detta ‘Gran Strada’. L’esercito imperiale protesse il fianco sinistro, verso le montagne, mentre quello destro era coperto dagli edifici di San Lorenzo, vicino a quella che sarà la casa natale di Caterina Percoto! I veneziani attraversarono il Natisone e si avvicinarono. Luigi Da Porto, giovane capitano ambizioso, era costretto a stare in retrovia mentre la cavalleria veneziana cercava di rompere l’ordine dei carri nemici ma, vedendo i suoi in difficoltà, decise di gettarsi nella mischia.

UNA CARRIERA INTERROTTA – La vittoria dei veneziani, che ebbero solo tre caduti, fu schiacciante. I 400 tedeschi furono tutti uccisi (e forse seppelliti in un posto noto come ‘Sot crôs’) e la zona a nord-est di San Lorenzo fu chiamata per un certo tempo ‘Là de rotta’. Luigi Da Porto fu ferito per caso: trafitto alla gola da uno spadino che si era infilato in uno spiraglio dell’armatura, finendo per intaccare il midollo spinale tra due vertebre. Dopo la battaglia fu trovato a terra paralizzato e portato nella chiesa di San Lorenzo, dove ricevette le prime cure. Nei mesi successivi si riprese parzialmente dalla paralisi, ma la carriera militare era finita. Tornò a Vicenza a occuparsi di questioni amministrative e scrisse una novella, dedicandola a Lucina Savorgnan, conservando il ricordo di San Lorenzo al punto da dare quel nome al frate amico di Romeo, reso poi immortale nel mondo dal Bardo.

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