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“Nun ho tradito pe' primo”. L’Italia non ha gas, le danno la guerra Totti-Ilary – Max Del Papa

Intanto smettetela di fare gli snob, pure tu, direttore che dall’aeroporto di Linate coi cagnetti che rompono i coglioni maramaldeggi, sta’ affà er fanatico, anzi ve la sbatto, perché ve la sbatto, sul culturale: quella fra Totti-gol e Ilary – Ilari, Ilary, come se scrive, come cazzo se scrive? – non è gossipperia ad uso foresteria, è il genere nobile della pochade, “commedia parigina del XIX sec. strutturata su canovacci di vicende amorose, intrighi e colpi ad effetto”. E qui, di colpi ad effetto, avoja!

E il vicedirettore del Corriere, Aldo Cazzullo, spara una intervista a Totti-go che, per accenti e contenuti, ricorda quelle di Sandra Joxe e Jean-Claude Carrière a Baltrusaitis o di Pierre Rosenberg a Federico Zeri. “Esclusivo”, rosseggia ardente lo strillo, come lo spirto guerrier ch’entro mi rugge, per dire che certe chicche gli altri se le sognano. No, non è infarto, è tredici, diceva Lino Banfi al Bar dello Sport; no, non è Chi, è il Corriere, anche se volendo li confondi.

Totti-go a core aperto. “Ora abbasta!”. “Quando ti ritiri è un po’ come morire”. Probabilmente c’è stato un grosso lavoro di editing, è chiaro che Totti-go avrebbe detto, in forma verace, uncensored, quanno che te ritiri è un po’ come moriri, ma è per rendersi comprensibili ar volgo, il Corriere è un giornale popolare, anzi nazionalpopolare, anzi piddinimpopolare. La pochade. Chessedice dai Pupognez? Eh, cose grosse, che noi riportiamo nella forma non editata, autentica, niente coloranti né conservanti. “Ahò! Nun sostato io a tradì pe’ primo!”. Cioè er Pupone fa er cucchiaio, disce che ha trovato i uattsapp de ‘na triangolazzione, ce stava de mezzo Alessia, ‘a parucchiera de Ilari, diceva ahò!: trovamose in otel, no, mejo a casa è più sicuro.

E er Pupone è annato in depressione. Queste, come diceva Manomozza, il capoparanza di Piedone lo sbirro, so’ cose vere, so’ cose serie. Allora dopo, no, lui s’è tenuto tutto dentro, manco a l’amici l’ha detto, però soffriva, però non giocava più, aveva paura der futuro. C’avevano la megavilla con 180 stanze ma va’ un po’ accapì che te riserva er futuro. Dopodiché si sprofonda l’abbisso de la traggedia: Ilari, Ilary, vabbeh, che je va ar cavò e je frega tutti i Rolex, peffà ndispetto; lui che se vendica fregandoje ebborze de Hermés, così stanno appari. Ecccheccazzo!

I romani si dividono: nessuno tocchi Tottigo, però anche nessuno tocchi a Ilari, Ilary, ma che ce frega ma che ce importa de li cinghiali, quelli se li famo a pappardelle, qui casca er monno. Cazzullo, penna carogna, da Watergate o almeno Watershed, non ho detto watershit, spara domande brutali: “Lei Totti mise in bocca il pollice, come un bambino”. Poi dice che non c’è più il giornalismo d’assalto. Ancora: “E lei, Totti non ha commesso errori?”. “Certo, quanno che se rompe se rompe in due, 50 e 50”. Malimortanguerièri. Ma allora perché se la storia era frascica da sei anni Er Pupone ha negato fino a ieri? Dice: per tutelare i figli.

Oddio, la figlia Pupona, che se ‘ntitola Chanel, Scianel, Beshamel, ‘nse capisce più ‘n cazzo, già a 15 anni pare avviata sulle preoccupanti tracce di Sonia Bruganelli, a poveri, nun guardate la casa, guardate a me, ha solfeggiato su Instagram. Ma so’ ragazzi. Insomma Tottigo ha mentito, ma è pur sempre padre, ortre che Pupone. Quindi ha fatto un po’ er pallonaro, quindi i gossip non erano tanto gossip, quindi Dagospia, per dire, diceva il vero quando anticipava la crisi. Ebbé, ma voi che avreste fatto co’ la famija da proteggere? Ma è Ilari, Ilary, ahò!, è lei che ha fatto ‘a stronza pe’ prima. Qui siamo a un passaggio cruciale, forse freudiano, e sappiamo che Freud, nonostante la sinistra deviata se lo sia scippato, sempre per quel vizio del sesso morboso, i regazzini, Bibbiano, i figli sono dello stato, Freud dicebamus tutto era meno che di sinistra; anzi, senza fare lo spiegone, magari un’altra volta, apparteneva al kulturpessimismus tedesco, incrinava il positivismo razionalista con la scoperta dell’inconscio, ma il fatto che conta è che Tottigo dice: è stata lei è a tradire “per prima”.

Poi specifica che lui si è buttato fra le braccia di Noemi, il suo nome è Bocchi, Noemi Bocchi, solo dopo, recentissimamente, a storia ampiamente finita. Quindi tecnicamente non ha tradito. Neanche per secondo. Però er Pupone, in pieno lapsus, ammette che pure lui è fedifrago, sia pure per effetto collaterale. Il resto è acta diurna, i due comunicati due alla nazione, la versione der Pupone, quella de Ilari, Ilary, roba che in confronto la Regina Elisabetta si è congedata in modo sobrio, perfino dimesso. Ma, se lei è regina, Tottigo è er re de Roma. Quello che il Pd voleva candidare. Quello che volevano conduttore a Sanremo insieme a Ilary, Ilari, e invece questi già stavano insieme tenuti con lo sputo. Quelli che volevano, perché anche questo si è sentito, si è letto in questo disgraziato Paese di merda, a Palazzo Chigi. Adesso finalmente le cose sono chiare: “Vivo la mia storia con Noemi con discrezione, per non disturbare i ragazzi”.

Pure Ilary, Ilari, da quando è scoppiato er casino non fa che spararsi le pose sui social, ma in modo molto riservato, quasi timido. Curioso concetto della discrezione, un po’ come quello che Speranza nutre della salute pubblica. La domanda finale di Cazzullo è di quelle definitive, marmoree: “E adesso cosa succede?”. Esita Tottigo: “Non lo so. Temo che con Ilary finirà in tribunale”. E qui il respiro si mozza e tutti ci ritroviamo col dito in bocca: l’Italia senza gas, er price cap, l’Europa che se fa le pippe, il gelo, la pasta fredda senza gas, le bollette stellari, ‘e guere stellari, a transizzione, er tracollo der Piddì, er governo de solidarietà nazzionale, Roma che bruscia, er riscaldamento globbale, i regazzini che si scannano, i clandestini che sciamano (e dicono: se ci gira, succede un macello), la cancel culture, woke e gender ossessivo, nessuno che ha un’idea, il Paese franato, un milione di imprese saltate, un milione di gavette di ghiaccio, i nuovi lockdown, le città morte, le vite spente, tutto può attendere.

Prima viene la guerra dei Totties, in tribunale, e come andrà a finire, lo scopriremo solo vivendo. Ammesso e non concesso che sopravviveremo, ma la guerra dei Pupognez è un incentivo per non arrendersi.

Max Del Papa, 11 settembre 2022

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