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Midterm: Repubblicani verso riconquista della Camera e avanti al Senato – Lorenzo Montanari

Il 2022 sarà sicuramente l’anno del ritorno dei Repubblicani in maggioranza alla Camera dei Deputati, mentre hanno ottime chance di riconquista anche del Senato, fino ad una ventina di giorni fa non così scontata.

Ad oggi le medie dei sondaggi di RealClearPolitics attribuiscono al GOP una maggioranza di 54 a 46 al Senato, un dato estremamente positivo considerando che i Democratici dovranno difendere solo 14 seggi mentre i Repubblicani 21.

A livello statale i Repubblicani ad oggi governano in 23 Stati, per un totale di 136,033 milioni di abitanti, mentre i Democratici in 14 Stati per un totale di 113,290 milioni. Nei restanti 13 Stati i due partiti controllano uno l’esecutivo e l’altro il legislativo.

I temi: inflazione e sicurezza

È interessante sottolineare che i Repubblicani hanno un vantaggio competitivo, in termini non solo numerici, ma anche di capitale umano, con molti più potenziali leader rispetto al Partito democratico.

Un vantaggio favorito anche dal fatto che le principali “voting issues” di queste elezioni di medio-termine sono le questioni economiche (con una inflazione pari all’8,5 per cento) e la sicurezza (con un aumento del crimine del 30 per cento in tutto il Paese), temi cari al GOP e sicuramente a vantaggio di tutti i candidati Repubblicani.

Il voto dei latinos

È interessante inoltre notare come gruppi demografici tradizionalmente vicini ai Dem, come i latinos, si stiano sempre più spostando a supporto dei candidati Repubblicani, come nel caso del Nevada, dove il candidato per il Senato Adam Laxalt, secondo un recente sondaggio della Suffolk University, registra solo un 5 per cento di distacco, nel voto latino, rispetto alla candidata Democratica e attuale senatrice Catherine Cortez Masto.

I Democratici appaiono oggi sempre più in deficit di figure politiche emergenti e sempre più vittime di una amministrazione Biden schiacciata tra inflazione, aumento della criminalità, guerra in Ucraina, e confronto con la Russia di Putin e la Cina del nuovo “Mao” Xi Jinping.

Il caso Florida: Ron DeSantis

Se pensiamo alle presidenziali del 2024, la figura politica più promettente, ad oggi, è sicuramente il governatore della Florida Ron DeSantis, leader carismatico che sta incarnando questo nuovo volto del GOP post-presidenza Trump senza scivolare in una dialettica troppo urlata e populista. Un giusto mix di Ronald Reagan e un conservatorismo 4.0.

Ciò che ha fatto in Florida, sul piano sociale, economico e demografico, e come ha gestito la pandemia, è già un caso di studio. Oggi potremmo dire che la Florida è il laboratorio politico del GOP, con un DeSantis attualmente in vantaggio sul candidato Democratico di ben 11,5 punti percentuali, sempre secondo le medie dei sondaggi.

La Florida potrebbe essere l’America tra 20 anni. Quarta economia del Paese, con una crescita del Pil del 5,2 per cento nel 2022, è uno degli otto Stati americani senza “income tax”, per non dire che è lo Stato in cui le grandi multinazionali si stanno rilocando da Stati tradizionalmente a guida democratica come l’Illinois.

Se la Florida fosse uno Stato sovrano, sarebbe secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale la 16ma economia mondiale davanti all’Indonesia e al Messico.

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