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Meloni, da Saviano a Boy George: continua la fiera dei fegati scoppiati – Max Del Papa

Sapevamo di non potercela cavare così, con un solo pezzo e difatti eccovi pronta la parte 2 sui fegati scoppiati, i culi stanchi, gli sloggiati, i rosicati e i suricati per Giorgia la premier. Spuntano come funghi allucinogeni, e sotto LSD – La Sindrome Dem – sembrano esprimersi tutti questi a corto di argomenti e ormai pure d’insulti.

Parte il luminoso, nel senso di Sendero, direttore de la Stampa, Giannini, che vede “Una marea nera che sta salendo in Europa ed è solo l’inizio”. Forse dovrebbe preoccuparsi più per la marea che sta scendendo al suo giornale, i cui lettori, stanchi di boiate, se ne vanno molto più numerosi di quelli che avevano promesso di partire in caso di successo meloniano. Eccone uno, Bob Saviano: con la sua faccia da castoro nerd, aveva minacciato, papale papale: “Se vince la destra lascerò l’Italia”. Ha vinto la destra e lui: “Gli elettori di Meloni mi invitano a lasciare l’Italia: è mafia, è fascismo, ho paura, resistere”. Ma cosa ci rompi i coglioni. Se l’avevi detto tu che andavi via. Adesso non si può neanche ricordarti le vaccate che dicevi ieri?

Ma niente in confronto alle influencer d’oltreconfine, c’è questa primaministra di Francia, Elisabet Borne, che i connazionali affettuosamente chiamano “Zia Tibia”, la quale si prende un bell’impegno: “Vigileremo sui diritti umani in Italia”. Le fa eco un’altra con, detto alla francese, la sindaca parigina Hidalgo: “Triste giornata per l’Europa, che riporta ai momenti oscuri della sua storia”. Hidalgo, guardati in casa, che sei farcita di cellule dormienti e ti bruciano le cattedrali come ridere. Dell’acconciatura che uccide, Ursula von der Lessen, sempre più simile a Charlotte Rampling nel Portiere di notte, si sa già tutto: “Se le elezioni in Italia non vanno come vogliamo, abbiamo gli strumenti per aggiustarle”. Praticamente ha dato del martello a Mattarella, della brugola. Le elezioni le sono andate di traverso e adesso fa il lattemiele con Giorgia, ma è un latte di locusta, come quello di Samantha con l’acca Cristoforetti, piddina spaziale, non c’è da fidarsi. Limortacci tua Ursula, pure qua stai!

Di Giorgia d’Italia si parla nel mondo: ad mentulam canis, more solito. Diversa stampa internazionale, dimostrando di non averci capito la suddetta mentula, parla di “destra estrema al potere”: no, la destra estrema era quella dei Forza Nuova, dei Casa Pound imbarcati dall’antisistema sistemista Paragone: tanto al potere, che non entrano neanche in Parlamento.

Rischi di razzismo e fascismo e sessismo “vede”, come sempre, l’Oliver Hardy del giornalismo d’importazione, Alan Friedman, Uomofritto: è quello che diede della escort a Melania Trump. Ho detto tutto. Guoo’da in che guaio guaione ti sei caccioooto, Uomofritto.

A proposito di “ho detto tutto”, che è la celia di Giorgia Meloni coi due ormai storici meloncini su Instagram, Marco Belpoliti su “Doppiozero” si avventura in una farneticante esegesi dei due frutti “che hanno anche un loro senso al di là dei significati più o meno reconditi che veicolano”. Ma pare che sia più Belpoliti a veicolare un totale nonsenso acido, in molti sensi, qualcosa di irresistibilmente demenziale che oscilla, che sbanda tra “il simbolo delle due facce che Meloni, con la maiuscola, possiede”, i due partiti meloniani, la caduta del Muro di Berlino, Mani Pulite, io sono Giorgia, la identity ownership, la Garbatella addomesticata, Bossi, Mussolini, PPP, il regime e qui ci arrendiamo perché, come il Giovannone di Lello Mascetti, “’un ho capito un cazzo!”. Blinda la supercazzola brematurata cucumis melo con scappellamento a destra. Ma come fanno a produrre certe monumentali cazzate? “Sparecchiavo!…”. Forse se Belpoliti avesse citato, che so, Chiccolino dove stai/Sottoterra non lo sai”, arrivava a una comprensione più lucida, più comprensibile.

Meloni amari. Di traverso ai piddini. Ai Pasquini e ai sorcini (la sbroccata di Renato Zero in hotel è già leggendaria, qualcosa di rara e gratuita volgarità, “votatevi la vostra merda!”). Ai furbi e ai cretini (di ogni età): tutti a fare la resistenza, adesso; peccato che quando tenevano chiusi 60 milioni di povericristi, e le milizie di Conte prima e Draghi poi inseguivano i malcapitati, li pestavano, li minacciavano, li portavano via, perché anche questo si è visto, col pretesto di una mascherina storta, e non si poteva uscire, viaggiare, bere un caffè, curarsi, pensare, tutti questi partigiani avessero altro da fare, per esempio esaltare la nuova libertà concentrazionaria. Sapete che c’è, andate a cagare, adesso. Tutti.

Ma il meglio arriva con Boy George, meteorina anni Ottanta che ogni tanto torna in auge come può: “Ehi Giorgia, preferisci una famiglia tradizionale violenta a una con genitori omosessuali”. Poi vaneggia di “burro che non si scioglie in bocca” ma non è, state bboni, quello che credete, è un modo di dire per dire che la Meloni sarebbe una carogna ipocrita. Gli hanno fatto notare che la leader di Fratelli d’Italia è di fatto cresciuta in una famiglia solo femminile, senza un padre, inaffidabile e sparito quando lei era in fasce, e, ehi, nonno George ha cancellato. Il vecchio boy è uno finito in galera una quindicina d’anni fa perché sorpreso a farsi, con una certa foga, i ragazzi nei cessi pubblici. Senza burro, si direbbe. Vabbè, come dice Nicola Porro vale tutto: Boy George contro Giorgia girl: manca solo Maciste contro Mario Merola e poi siamo a posto.

Max Del Papa, 27 settembre 2022

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