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Massimo Riella estradato da Tirana: dall

Per mesi era stato l’uomo in fuga, il ricercato numero uno riusciuto, prima, a evadere dal carcere durante un permesso per andare a far visita alla tomba della madre e, poi, a nascondersi tra i boschi sopra il lago di Como. In realtà, mentre la zona passata al setaccio, Massimo Riella, 49 anni, era già lontano, fuggito all’estero. Anche se, adesso, per il 49enne è arrivata l’estradizione da Tirana. 

L’evasione di Massimo Riella in permesso per visitare la tomba della madre

Era lo scorso 12 marzo quando Riella era evaso dal carcere di Como: aveva chiesto di poter andare a salutare la madre sulla sua tomba, ma una volta arrivato al cimitero di Brenzio, piccola frazione di Gravedona, sulla sommità del lago di Como, aveva aggredito gli agenti della scorta ed era scomparso.

Si era rifugiato per mesi, secondo gli inquirenti, nei boschi dell’alto lago di Como, zone che conosceva bene, probabilmente aiutato da qualche amico, ma le ricerche non avevano portato a nulla; da qui l’ipotesi che fosse fuggito all’estero.

L’operazione è stata condotta da personale del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip), articolazione operativa della Direzione centrale della polizia criminale, all’esito di una procedura di estradizione con il Montenegro. Il volo con il quale l’ex latitante è rientrato in Italia, partito dall’aeroporto di Tirana, è atterrato ieri all’aeroporto romano Leonardo Da Vinci.

Dalla caccia nei boschi di Como alla fuga all’estero: così Massimo Riella è stato arrestato

Riella, con precedenti per reati contro il patrimonio, era stato arrestato il 12 luglio scorso a Podgorica (Montenegro) dopo un’indagine svolta dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria in collaborazione con i carabinieri di Menaggio.

Nei suoi confronti era stato emesso un mandato di cattura europeo e gli agenti della polizia penitenziaria di Milano grazie a intercettazioni telefoniche e al supporto della autorità montenegrine, avevano identificato il suo rifugio: un appartamento alla periferia della capitale montenegrina, dove è stato arrestato e portato in carcere, in attesa di estradizione. Pochi giorni fa è stato consegnato alle autorità albanesi, d’accordo con quelle italiane, per farlo arrivare in Italia nella maniera più rapida.

Massimo Riella, chi è l’ex latitante riuscito a evadere sulla tomba della madre 

La sua storia sembra un piccolo film. Tutto era iniziato a dicembre del 2021, quando l’uomo – alle spalle una storia complicata fra problemi di droga, resistenze a pubblico ufficiale, possesso illecito di armi destinate al bracconaggio e furti – era stato arrestato perché sorpreso dalla guardia di finanza in auto con un amico mentre si trovava agli arresti domiciliari. Il motivo: la rapina commessa nell’ottobre precedente ai danni di due novantenni a Consiglio di Rumo (frazione di Gravedona ed Uniti, nel Comasco): lui ha sempre negato ogni responsabilità, ma le prove raccolte dai carabinieri puntavano in quella direzione. Indossando un passamontagna, era entrato nella casa della coppia di anziani e li aveva gettati a terra, provocando ferite alla testa a lui e premendo uno strofinaccio sulla bocca di lei, poi li aveva minacciati per farsi consegnare i 700 euro che tenevano in casa, queste le accuse. Mentre si allontanava dalla scena del crimine, aveva però lasciato cadere a terra il coltello utilizzato per minacciare marito e moglie e sull’arma i carabinieri di Menaggio avevano trovato il suo Dna.

Dopo l’evasione, anche la figlia Silvia gli aveva scritto una lettera aperta sui social in occasione della Festa del papà, lo scorso 19 marzo. “Piuttosto che stare in carcere per scontare un’accusa che non gli apparteneva ha preferito evadere e vivere come un fuggitivo. Credetemi, è peggio che stare in carcere – aveva difeso il padre – Almeno lì hai un letto caldo, un piatto pronto e delle persone con cui passare la giornata. Invece ora chissà dove ti trovi, al freddo, senza cibo e indumenti puliti. Sicuramente il gesto che ha compiuto non è stato ottimale e rispettoso nei confronti della legge, ma d’altronde è fatto a modo suo e non puoi cambiare un uomo a 50 anni”. Per concludere: “Ti voglio bene papà, nonostante tutto, come dico sempre. Perché me ne hai fatte passare, ma sei sempre il mio papà. E ti dico auguri, un abbraccio da tua figlia”. Con la speranza che “finisca presto tutto questo tran tran”.

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