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L’ex superpoliziotto e l’operazione segreta: «Liberate più di mille donne afghane dai talebani»

di Armando Di Landro

Per anni all’Interpol in mezzo mondo, oggi gestisce un’agenzia di sicurezza a Singapore: con tre colleghi ha organizzato una missione di intelligence clandestina che ha consentito a 1.029 ragazze di lasciare il Paese e il regime talebano

Come in un film, in un’operazione dei servizi segreti con tanto di infiltrati nei gruppi governativi, rotte e case sicure, satelliti utilizzati per controllare i posti di blocco, contatti tra ex colleghi dentro e fuori le principali organizzazioni di polizia internazionale. Ma qui non ci sono Robert Redford o Brad Pitt in un’operazione «Cena fuori», né tantomeno emergenti attori in serie tv che ricostruiscono i retroscena di un clamoroso attentato. C’è una storia vera, di gente vera, abituata a maneggiare per lavoro informazioni che scottano. Con un piano clandestino, segreto, l’ex poliziotto italiano Angelo Bani — per anni in servizio all’Interpol in mezzo mondo e oggi titolare di un’agenzia di sicurezza a Singapore — insieme ad altri tre esperti di intelligence, ha portato 1.029 donne afghane a lasciare il loro Paese dopo i fatti di oltre un anno fa, quando tornò il regime dei talebani. Studentesse e atlete liberate, partite verso altri Paesi nel mondo, per poter studiare o fare sport: «For the Education» come sottolinea Tim Ellis, neozelandese e già funzionario al servizio del suo governo, che ha coordinato la raccolta di informazioni durante l’operazione.

Ellis, Bani, Jake Winslow, canadese esperto nell’utilizzo dei satelliti, e Carl Fareday, britannico (tra i suoi ultimi incarichi anche la responsabilità della sicurezza per Ineos Uk Team all’America’s Cup). In quattro a comporre una moderna squadra segreta che, tramite Ellis, è stata chiamata in causa ad agosto 2021 dalla ong Ascend (ascendathletics.org), quando 46 ragazze afghane, alpiniste, furono respinte all’aeroporto di Kabul: vietato lasciare il Paese, travolto dal caos e dal regime. Nacquero così i Descend Irregulars (il nome adottato dai quattro): «Ci siamo ispirati alla Special Operation Executive britannica e ai suoi componenti, Baker Street Irregulars, che svilupparono la cosiddetta linea Britannia, per la fuga dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale» racconta Bani, che iniziò la carriera da poliziotto in via Fatebenefratelli a Milano, poi nella sua Bergamo, quindi in questura a Roma, prima di dedicarsi all’Interpol in Francia, Iran, India, Afghanistan, Cambogia, Laos, Colombia e Salvador.

Oggi il gruppo decide di svelarsi perché ritiene che non ci siano più rischi per la sicurezza. E perché a Wellington, il Professional New Zealand Institute of Intelligence ha riservato ai Descend Irregulars un riconoscimento. Una storia che finora era rimasta materia degli esperti di settore. Ma anche una storia di volontari, che hanno messo alla prova i propri agganci, la propria professionalità, su più piani. Fareday è stato l’uomo sul campo: a Islamabad, in Pakistan, ha individuato le case sicure per un primo approdo delle ragazze in fuga. «Dall’inizio della nostra operazione al viaggio delle prime 46 ragazze — ricorda Bani — sono passati due mesi. Di mezzo c’è stata una preparazione imprescindibile». Oltre a Fareday il resto del gruppo è stato operativo da remoto: «I dati da verificare e i riscontri da ottenere sono stati molti — prosegue l’ex poliziotto —. Con i satelliti Jake ha verificato lo stato delle principali strade, dei posti di blocco. L’utilizzo dei social e di vecchie fonti, soprattutto da parte mia, è stato ampio». Non sono mancati contatti con gruppi pro talebani, anche tramite infiltrati sul campo, per esempio in un’accademia militare afghana. Oppure con realtà anti governative. «Anche applicando quelle tecniche in cui la polizia italiana ha fatto scuola, dopo gli anni dei collaboratori di giustizia, per capire se un interlocutore sta dicendo la verità o se qualcosa scricchiola».

La rotta maestra per i viaggi è stata tracciata tra Kabul e Mazar-e-Sherif, per poi varcare il confine con il Pakistan. Altri viaggi sono seguiti al primo, con diverse varianti di percorso. E con camion messi a disposizione dall’Ong oppure tramite autisti contattati dai Descend Irregulars. Dalle aree più torride alle montagne, anche con tratti in mezzo alla neve: in tutto 1.029 giovani donne che hanno lasciato l’Afghanistan da agosto 2021 a maggio di quest’anno. «Una gioia indescrivibile, per noi, l’arrivo delle prime ragazze a Doha, in aereo dal Pakistan», ricorda Ellis. E la «sensazione di aver fatto qualcosa di buono» per Bani, l’ex poliziotto che ha esplorato il mondo.

5 novembre 2022 (modifica il 5 novembre 2022 | 23:17)

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