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Lettera aperta a Draghi: «Con quale coraggio fa una simile affermazione?»

È tornato a scrivere alla nostra redazione il signor Marcello Micheli. Questa volta con una lettera aperta indirizzata a Mario Draghi.

Il signor Micheli è un cittadino italiano che si è occupato per 25 anni di progettazione e vendita di apparecchiature medico-scientifiche.

Ha scritto una lettera aperta all’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi in merito al suo discorso dell’8 marzo.

Il Signor Micheli ha iniziato una riflessione da una frase pronunciata da Draghi: «La pandemia non è ancora sconfitta ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita non lontana».

L’ha definita «un’affermazione che suggerisce una ferma certezza sull’efficacia dei vaccini, un invito esplicito alla vaccinazione, ma solleva anche alcune domande».

Il signor Micheli nella lettera aperta si è chiesto se «veramente Draghi è al corrente dell’efficacia dei vaccini, dell’assenza di reazioni avverse gravi (non a brevissimo ma a medio e lungo termine), della loro azione inibitoria dell’infezione dal virus Sars-Cov-2».

Inoltre ha aggiunto che per fare certe affermazioni, l’attuale Presidente del Consiglio, sarà certamente al corrente «della trasmissione del virus da parte dei vaccinati, della durata delle difese immunitarie prodotte contro tale virus, della mancanza di rischi di sopravvenienza di malattie autoimmuni, magari proprio a carico dei polmoni».

Lettera aperta a Draghi: i dubbi sulle affermazioni del Presidente

L’autore della lettera al Presidente è molto interessato a queste certezze del nuovo Presidente.

«Perché non dà a noi, popolo italiano, tali informazioni scientifiche e comprovate, chiarendo tutti gli effetti, i pro ed i contro, i rischi in confronto ai benefici, in maniera che noi ci sentiamo più sicuri e fiduciosi, anziché ritenerci vittime di esperimenti, dal sapore non tanto vago di passata memoria, sfociati poi nel processo di Norimberga?».

Ma se in invece Draghi non avesse queste certezze, il signor Miceli si domanda «con quale faccia e coraggio si permette di fare una simile affermazione, adatta più a un imbonitore da fiera che al Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano?».

Ha poi aggiunto che l’attuale Presidente è solitamente abituato a operazioni economiche legate alla borsa e a i mercati «dove un atteggiamento deciso e ottimista può modificare un andamento economico».

Ma nell’ambito dove opera adesso Draghi, il suo motto «whatever it takes» non provoca solo perdite o guadagno di denaro, ma perdite di vite umane che non si recuperano il giorno dopo col crescere dell’andamento della Borsa.

«Il Suo predecessore, avv. Conte, con relativi compagni di governo, Le ha lasciato una situazione fallimentare dell’Italia: quasi mezzo milione di posti di lavoro persi, decine, se non centinaia, di migliaia di aziende chiuse o in fallimento, un milione di nuovi poveri».

La mala gestione dell’Italia del precedente Governo

Nella lettera aperta a Draghi, il signor Micheli ha ipotizzato che «tutto questo è stato generato da una gestione economica molto disinvolta. Sforamenti di bilancio per riparare ai danni fatti, caricando le spalle dei nostri figli, nipoti, pronipoti di un debito inestinguibile e una gestione da incompetenti della situazione legata al Covid, dove l’unica soluzione presa e ritenuta efficace è stata quella del lockdown».

Micheli ha poi citato quelli che ha definito «persone serie che studiano e valutano le situazioni» che sarebbero arrivati a una conclusione diversa da quella del Governo.

Il 70enne ha quindi citato quattro studi scientifici (1, 2, 3, 4) che dimostrerebbero che «in riferimento alla diffusione del virus Sars-Cov-2, i lockdown non hanno generato alcun beneficio, nei Paesi dove sono stati attuati rispetto ai Paesi che hanno mantenuto un livello di vita normale. ed uno studio analitico dei dati statistici, che porta alle stesse conclusioni».

Inoltre ha aggiunto che «i lockdown hanno portato una enorme differenza sul piano economico e della salute psico-sociale, naturalmente in peggio».

«Spero che tali studi possano darLe qualche spunto per le Sue prossime decisioni in merito alla ripresa economica del nostro Paese ed alle strategie da attuare».

Il signor Micheli ha poi concluso la sua lettera aperta a Draghi: «Sperando in una Sua gestione della situazione italiana più professionale, coraggiosa, lungimirante ed esente da pressioni politiche ed interessi di Big Pharma di quella precedente, La ringrazio per l’attenzione e resto con massima stima. Marcello Micheli, Cittadino Italiano».

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