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Le infrastrutture del futuro? Più “green” e urbane, perché con lo smart working ci si muoverà sempre di meno

TRENTO. Progetti realizzabili in tempi certi, procedure più rapide per la loro approvazione, coinvolgimento dei cittadini e una nuova attenzione alla qualità degli interventi nell’utilizzo dei materiali e nel rispetto dell’ambiente: una svolta “green”, dovuta anche alle implicazioni della pandemia, quella annunciata da ministro delle infrastrutture e della mobilità Enrico Giovannini nel Piano nazionale di ripresa e di resilienza che ridisegnerà il Paese per i prossimi dieci anni.

Nulla, o quasi nulla, sarà come prima. Crisi economica e pandemia hanno ridefinito le priorità per quanto riguarda le infrastrutture necessarie per far ripartire il Paese. Dall’Europa arriveranno gli aiuti (sono previsti complessivamente 230 miliardi) che dovranno essere spesi entro il 2026 e il Piano nazionale di ripresa e resilienza «è un’occasione da non perdere. Nel Pnrr abbiamo inserito opere che riteniamo concretamente fattibili», ha detto.

«Non è un libro dei sogni, non abbiamo tolto progetti polverosi dai cassetti così a caso o in ordine alfabetico, ma abbiamo voluto dare priorità ad alcune opere (dall’Alta velocità al Sud o alla Brescia-Vicenza-Padova) pensando nel contempo, e qui sta la svolta rispetto al passato, ad un cambiamento delle procedure. Basta con i tempi lunghi ed indefiniti: se un organismo non osserva le scadenze c’è qualcun altro, se necessario anche il consiglio dei ministri, che potrà intervenire per rispettare i tempi e far saltare i blocchi che conosciamo». E’ stato chiaro il ministro Enrico Giovannini che, in collegamento da Roma nell’incontro ad Festival dell’economia, ha puntato molto sui processi di ottimizzazione delle procedure pur nel rispetto ovviamente di tutte le norme previste, in primis quelle di carattere ambientale.

Cambiano le procedure per la realizzazione delle opere, ma anche per la loro gestione: “Lavoriamo sulle riforme di settore, sull’ottimizzazione dei ministeri, sulle aree di valutazione di impatto ambientale e sul monitoraggio complessivo per ogni soggetto appaltatore. Le procedure saranno più compresse – ha aggiunto il titolare del ministero delle infrastrutture stimolato nel confronto da Carlo Scarpa, ordinario di economia all’università di Brescia, e da Marianna Aprile – ma non verrà messa da parte la fase relativa all’ascolto dei cittadini. Non trasformiamo l’Italia senza il loro coinvolgimento».

Ma i 62 miliardi di competenza del ministero dove verranno spesi? Parlando di viabilità e mobilità ecco700 chilometri di ferrovie tra Alta velocità e regionali, 216 km di linee tramviarie, metropolitane e filobus, 3200 autobus elettrici, 2000 a metano per il trasporto urbano e 1800 chilometri di ciclovie urbane.

Ma non si può ridurre tutto ad una questione di numeri perché la qualità degli interventi non significa necessariamente quantità di opere pubbliche. «Con lo smart working dovuto alla pandemia potremmo avere una domanda di trasporti estremamente diversa rispetto al passato. Quindi vanno pensate politiche che orientino verso un nuovo uso dei mezzi urbani, verso soluzioni più cooperative nell’ottica della qualità dei servizi e della tutela ambientale».

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