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La via italiana per la pace in Ucraina ha bisogno di altri alleati

La pace non si impone ma si compone: è questo il senso del piano di pace dell’Italia, l’unico sul tavolo a livello internazionale. Molto opportunamente si collega al tentativo turco: la missione di inizio luglio del premier Mario Draghi dal presidente Recep Tayyip Erdogan sarà il momento della verità. C’è più o meno un mese per provare a far lievitare un consenso solido attorno alla proposta italiana.

Una missione difficile

Non è un impegno facile: c’è da convincere innanzi tutto gli Stati Uniti che la scelta del cessate il fuoco parziale e per tappe sia quella giusta. In questo senso l’incontro di Draghi con Biden è stato un fatto importante in cui il nostro premier ha certamente posto le premesse per la riuscita dell’iniziativa italiana.

Contro l’interesse per la guerra

Ma gli Usa sono una realtà complessa con vari protagonisti, alcuni dei quali interessati a proseguire la guerra nell’intento di piegare la Russia.

Una medesima sfida esiste in Europa: anche la posizione di polacchi, nordici e baltici tende ad essere favorevole alla prosecuzione della guerra. L’idea è che la resistenza degli ucraini all’invasione può diventare l’occasione per abbandonare la linea del trattamento prudente della potenza russa, allontanando definitivamente Mosca dall’Europa e spegnendo ogni sua velleità di aggressione.

Bisogna aver studiato la storia dell’Europa centrale e orientale per rendersi conto di quali siano le percezioni della minaccia russa per quei popoli, molto diverse da quelle degli europei d’occidente. Per costruire l’opzione di pace in quattro punti illustrata dal ministro Luigi Di Maio al segretario generale Onu António Guterres, occorre un’opera di convincimento profonda e persuasiva.

A partire dagli alleati

L’opzione trattativa ruota attorno all’idea che una Russia sconfitta e/o umiliata sarebbe più pericolosa di una Russia coinvolta in un negoziato che si allarghi all’Europa. C’è infine da trattare anche con gli ucraini stessi, i quali sostengono – come non hanno mancato di far sapere subito dopo aver preso conoscenza del progetto italiano – che ogni colloquio non può prescindere dal riconoscimento dell’integrità territoriale ucraina.

Ciò significa che anche l’annessione della Crimea deve tornare in discussione: Kiev teme che si tratti di una concessione de facto che gli occidentali sarebbero pronti ad ammettere. Le fasi belliche delle ultime settimane, da Ramstein a oggi, spingono gli ucraini all’intransigenza: l’idea che Kiev possa vincere la guerra si sta facendo largo tra i dirigenti e nell’opinione.

Per avanzare verso colloqui di pace Roma deve prima convincere i propri alleati. La Turchia potrà essere utile ma soprattutto si tratta di avere dalla propria parte Francia, Germania e Spagna con le quali si può avere la realistica aspettativa di convincere la Russia a sedersi al tavolo dopo aver messo in atto le tregue parziali come gesto di buona volontà. Si tratta di una via di uscita onorevole che Mosca potrebbe avere tutto l’interesse di accettare.

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