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“La mia seconda vita e l’amico Zanardi”: sognando le Olimpiadi con un triciclo

di Peppe Aquaro

Leonardo Melle, vicecampione del mondo di ciclismo paralimpico, assolto (dopo tre anni) da una assurda accusa di doping, racconta il campionissimo e suo amico Alex Zanardi: “Se andrò alle Olimpiadi di Parigi, sarà anche merito suo”

Forza di volontà, l’esempio di Alex Zanardi e quella caparbietà tipicamente messapica. E’ il ritratto di un campione per caso, Leonardo Melle, nato 51 anni fa a Manduria, l’antica terra dei Messapi, nel Tarantino. Melle, il 27 agosto scorso è tornato sul “Luogo del delitto”. in Abruzzo, ad Avezzano, in occasione dei Campionati italiani paralimpici di ciclismo su strada, arrivando secondo e portandosi a casa una prestigiosa medaglia d’argento. E dopo aver tagliato il traguardo, è come se il vicecampione del mondo di Triciclo paralimpico, avesse chiuso i conti definitamente con una brutta storia, iniziata quattro anni prima. “Mi trovavo a l’Aquila, in ritiro con la nazionale: da giorni avevo una piaga al piede che mi impediva addirittura di infilare lo scarpino; figuriamoci per pedalare; per questo mi medicavo con una pomata. Prima di una gara, mi sottopongono a un controllo anti-doping. Mai avrei potuto immaginare che cosa sarebbe potuto accadere poco tempo dopo”, racconta lo sportivo ingiustamente squalificato per doping nell’agosto del 2018, e diventato un campione nella sua specialità dopo essere stato, anni prima, tra la vita e la morte.

Dal coma alla cyclette: la rinascita

Un passo indietro. “Nell’estate del 2007, durante il mio solito riposino pomeridiano, mi è letteralmente esplosa un’arteria nel cervello: sono vivo per miracolo, ma, a causa dell’emiplegia spastica, tutto il lato sinistro del mio corpo è rimasto paralizzato. Per sempre”, racconta il campione per caso. Lui, che allo sport non ci aveva mai pensato e che considerava il ciclismo “un’attività per gente stupida”. Fino a un pomeriggio del 2012 (“Dopo essere stato in coma e per tre anni completamente allettato”), quando Leonardo trova il coraggio di chiedere alla sua fisioterapista se sia possibile salire su una cyclette. “Non avevo la mobilità del tronco: insomma, sarei potuto cadere di schianto. Ricordo di essermi fatto legare al telaio della cyclette: poi, con il piede destro sono riuscito a compiere le prime pedalate della mia seconda vita”, ricorda, commosso, il ciclista pugliese. Un pianto, vero, liberatorio, arriverà qualche settimana dopo, pedalando per 500 metri davanti alla sua abitazione. Da solo.

“In pochi credevano in me”

Intanto, l’amico Carmelo Palmieri gli parla spesso di ciclismo e in generale delle imprese degli atleti paralimpici: su tutti, il mitico Alex Zanardi. Ma per gareggiare occorre avere una idoneità sportiva. La prima doccia fredda è la risposta dell’Asl di Taranto. “Signor Melle, per la sua incolumità e per quella degli altri, potrebbe essere rischioso farla salire su un triciclo”. Ma Leonardo non è tipo da fermarsi al primo ostacolo. E dopo vari tentativi, l’idoneità sportiva gli arriva dall’Asl di Gioia del Colle, nel Barese. Ecco le prime gare e i primi successi. Un caso? “In pochi credevano in me. Ma un giorno, pur partendo ultimo, sono riuscito a superare il campione in carica di ciclismo, categoria Mt1, vincendo facilmente”, spiega lo sportivo pugliese che ha da poco recuperato l’uso della parola: “A causa della paralisi, la lingua urtava sulla parte sinistra del palato. Adesso va molto meglio”.

La squalifica e l’addio alla maglia azzurra

Tornando alla squalifica per doping in Abruzzo, Melle in quei giorni non aveva con sé la sua solita pomata per curarsi. Il farmacista del posto aveva suggerito a Rosa, la compagna di Melle, l’utilizzo di un’altra pomata che avrebbe avuto lo stesso effetto. E Leonardo lo ascolta. Per una sola volta. Inconsapevole del fatto che quella pomata contenesse il ‘Clostebol metabolita’, praticamente un dopante. Pochi mesi dopo, ecco la comunicazione dell’Uci: squalifica per quattro anni con un’ammenda di 2.500 euro. “Mi è ricaduto il mondo addosso. Dopo tutti i sacrifici sostenuti per riprendermi la vita. Chiedo subito di poter rivedere le analisi, ma mi dicono che non sarebbe stato possibile”. Nel frattempo, la pena gli viene ridotta: da tre a due, fino a un anno di squalifica. Ma Leonardo, da vero discendente dei Messapi – un popolo orgoglioso e che riuscì a dare del filo da torcere persino alla fortissima Taranto magnogreca -, si rifiuta categoricamente. Non sarebbe ritornato a gareggiare se prima non gli avessero detto che quella squalifica era stata ingiusta: “Piuttosto, se è vero che mi sono dopato: squalificatemi a vita”.

L’amicizia con Zanardi

“Non ho mai accettato quel verdetto di colpevolezza. Forse è per questo che, nonostante la piena assoluzione arrivata all’inizio di questa estate, dopo una primavera sfortunata (Melle, a fine marzo, è miracolosamente uscito vivo da un terribile incidente stradale, ndr) non sono riuscito ad esultare. Ma il boccone più amaro da ingoiare in tutti questi anni è stato quello di non poter indossare la maglia azzurra”, spiega Melle, il quale, proprio in un raduno della nazionale ha incontrato il campione che gli ha cambiato la vita, Alex Zanardi: “Ogni volta che ci penso sto male: due anni fa, in occasione della ‘Grande Staffetta’ organizzata da Alex su e giù per l’Italia, nella tappa pugliese, in Salento, avrei dovuto essere io il paralimpico pronto a dargli il cambio. Quando ho saputo del suo incidente ho pianto tutto il giorno”.

Galeotto fu il trabiccolo

Leonardo e Alex, per la verità, all’inizio non si calcolavano più di tanto. “Il bello è che in paese, quando tornavo dalle gare della nazionale, tutti mi chiedevano se fossi amico di Zanardi, per avere un suo autografo con dedica e cose del genere”, racconta il campione pugliese, al quale, un giorno, in occasione della gara di Coppa europea d ciclismo paralimpico, lo stesso Alex (i due non si erano mai rivolti la parola), girando intorno al “trabiccolo” di Leonardo, gli fa: “Leonardo, con quel triciclo che hai assemblato da solo, pieno di saldature, ricordi tanto me quando, da ragazzino, partecipavo alle prime gare con un Kart pieno zeppo di saldature”. I due scoppiano a ridere. Il ghiaccio era finalmente rotto.

L’esempio di Alex e il sogno olimpico

Ma parlare di amicizia tra i due sarebbe stato ancora un azzardo. Fino a quel secondo incontro, con Zanardi pronto a spiazzare con la sua ironia il buon Leonardo. “Eravamo in ritiro e Alex non la smetteva di raccontare barzellette. Ridevamo tutti. Sentivo che era la volta buona per chiedergli se fossimo davvero amici, io e lui. E allora gli faccio: Alex, scusami, a Manduria, nel mio paese, tutti mi chiedono di salutarti. Ma come faccio: io e te non siamo amici, vero?”. Ed ecco il grande numero di Alex, il quale, prima, spostandosi con la carrozzina per un paio di metri e dando le spalle a Melle, fa finta di non aver sentito. Poi si ferma, si rigira e gli dice semplicemente questo: “Leonardo, vorrei essere tuo amico”. I due finiscono per abbracciarsi. Commossi. Zanardi, un giorno, ha confessato al suo nuovo amico: “Leo, non mi importa dell’età: finché avrò forza per gareggiare, mi troverai sempre qui, alla partenza”. E Melle un po’ ha fatto suo quell’ottimismo di Alex, sognando di poter partecipare alle sue prime Olimpiadi, a Parigi, nel 2025: “Avrò 54 anni: ma vorrei esserci lo stesso”. Zanardi ha sempre ragione.

12 settembre 2022 (modifica il 12 settembre 2022 | 15:32)

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