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In nessun paese d’Europa si rischiano 6 anni di carcere per una festa

Il ministro Piantedosi ha detto che il decreto anti-rave serve per adeguarci agli standard europei. Ma In nessun paese è prevista una detenzione così lunga. Sono previsti sequestri di strumenti e dispersione dei partecipanti da parte della polizia, ma l’arresto nel Regno Unito – che ha la legislazione più dettagliata – non va oltre i 3 mesi

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha provato a spiegare il senso del reato cosiddetto “anti-rave” inserito nel decreto legge, sostenendo che si applicherà solo alle feste illegali e che trova «offensivo attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti, a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento» e che in questo modo l’Italia si sta adeguando alla normativa già esistente negli altri paesi europei.

Entrambe le affermazioni, però, non sono vere. La norma italiana, infatti, può essere utilizzata anche per altri “raduni” vista la vaghezza del concetto. Rispetto alle leggi europee, inoltre, il decreto anti-rave prevede la pena del carcere in modo nettamente più severo.

La norma italiana

Il problema della norma contenuta nel decreto legge è che è talmente generica da potersi riferire a un ampio numero di situazioni.

Il testo prevede il reato di invasione di terreni o edifici per «raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica»,  quando «più di cinquanta persone” invadono “in modo arbitrario terreni o edifici altrui». Chiunque «organizza o promuove l’invasione» è «punito con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da 1.000 a 10.000 euro». Inoltre, «per il solo fatto di partecipare all’invasione la pena è diminuita». Il reato prevede anche la «confisca delle cose» utilizzate per commettere il reato nonché quelle «utilizzate per realizzate le finalità dell’occupazione». 

Il concetto di “invasione” è ampio e non circoscrive il fatto che determina il reato, l’unica specificazione è il numero di più di 50 persone. Il fatto che l’edificio o il terreno debbano essere “altrui” sottintende il concetto di proprietà o comodato d’uso, per cui il reato non si verificherebbe nel caso in cui la superficie sia di proprietà di uno degli organizzatori oppure sia stata affittata.

Da ultimo, l’elemento determinante per il raduno è che possa generare pericolo per «l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica o la salute pubblica». Si tratta dunque di un reato che si verifica anche se il pericolo non si tramuta in effettivo danno per l’ordine, l’incolumità o la salute. Inoltre, questi tre pericoli si possono verificare in astratto in tutte le situazioni in cui più persone si radunano.

Anche la pena per il reato non è stata scelta a caso. La pena minima di 3 anni è decisamente severa perché impedisce di accedere alla sospensione condizionata della pena anche agli incensurati, nel caso in cui non ottengano le attenuanti generiche.

La massima di 6 anni, invece, premette agli inquirenti di utilizzare lo strumento delle intercettazioni come mezzo di ricerca delle prove, che scatta quando la pena massima è superiore ai 5 anni. Gli organizzatori, quindi, potranno essere intercettati nel corso delle indagini.

La legge in Francia

In Francia, il fenomeno dei rave party è regolato da una legge del 2001, la cosiddetta legge Mariani.

La legge vieta l’organizzazione di raduni di oltre 250 persone senza l’autorizzazione dei prefetti locali. Prevede il sequestro dell’impianto e multe agli organizzatori. Prevede inoltre restrizioni sul rumore e la possibilità di intervento massiccio degli agenti delle forze dell’ordine per disperdere i partecipanti.

Non è prevista, però, la detenzione per organizzatori e per chi partecipa al rave.

Per un grande rave party da 20mila persone nella ex base Nato di Marigny, nel 2018 in Francia, quattro organizzatori tra 21 e 36 anni sono stati processati e hanno ricevuto una multa sospesa di 200 euro per «organizzazione senza preventiva dichiarazione di un raduno festivo di natura musicale con diffusione di musica amplificata in uno spazio non sviluppato».

Oltre alle multe, c’è stata la confisca dei veicoli e delle loro attrezzature, sequestrati al termine di questo rave party.

La legge nel Regno Unito

La legge del Regno Unito è forse la più stringente, con il Criminal Justice Act del 1994 che ha trasformato in reato quello che prima era un illecito civile. In particolare, la legge punisce chi invade campi o edifici privati, chi provoca danni alle superfici e camping non autorizzati.

La legge è molto dettagliata e dà alle forze dell’ordine il potere di allontanare chi organizza o partecipa ai rave, che è definito «un raduno di 20 o più persone dove viene suonata musica amplificata di notte» e che «per il rumore e la durata e il momento del giorno in cui viene suonata, potrebbe creare fastidio ai residenti». Addirittura la legge chiarisce cosa si intende per musica: «anche ciò che include suoni del tutto o in modo predominante caratterizzati dall’emissione di beat ripetitivi».

La differenza più significativa rispetto alla normativa italiana, però, è la pena. «Se la persona non lascia il terreno appena è ragionevolmente fattibile (dopo l’intervento delle forze dell’ordine) commette un reato e è punibile con la detenzione per una durata non superiore ai 3 mesi o con la multa». 

Germania

In Germania, essendo uno stato federale, la normativa varia a seconda delle regioni. Principalmente, però, le denunce per gli organizzatori riguardano il fatto di aver infranto le leggi che tutelano le bellezze naturali o la violazione di domicilio.

La cultura dei rave party è molto radicata in Germania e soprattutto intorno alla città di Berlino, ma nel tempo ha perso la sua portata di contestazione sociale. Per questo, l’obiettivo delle autorità è stato quello quello di rendere legali i rave, favorendone l’organizzazione nel rispetto delle regole. 

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