Il quadro grottesco della gestione delle mascherine del sindaco di Opera

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«Ascolta sindaco … le mascherine quelle azzurre, ne hai rubate un po’ di quelle che dovevano andare alla Rsa»? Questo stralcio di una conversazione telefonica di fine marzo 2020 tra il sindaco di Opera (Mi) Antonino Nucera, finito agli arresti domiciliari oggi su ordine del gip di Milano, e una sua dipendente comunale dà il senso della sciatteria e noncuranza con il quale qualcuno gestiva i dispositivi di protezione contro il Covid-19 già nelle fasi iniziali della pandemia. Quando ancora la paura era il sentimento prevalente nei cittadini e la risposta delle istituzioni era stata quella di un durissimo lockdown durato poi circa un paio di mesi.

La gestione delle mascherine di protezione operata dal sindaco Antonino Nucera, sostenuto da una coalizione Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia, è finita in uno dei capi d’imputazione che hanno portato al suo arresto con l’accusa di peculato, che si somma a quelle di corruzione, turbata libertà di scelta del contraente e traffico illecito di rifiuti per altri fatti contestati legati alla gestione comunale. Le altre ipotesi di reato dei pm Silvia Bonardi della Dda di Milano e Stefano Civardi, che hanno imbastito questa indagine per le quali il gip ha ordinato i domiciliari per altre quattro persone oltre a Nucera tra le quali Rosaria Gaeta, funzionario presso i comuni di Opera e Assago «legata sentimentalmente» al primo cittadino. Che è stato anche sospeso dall’incarico per mano del prefetto di Milano Renato Saccone, aprendo a un possibile commissariamento.

A Nucera i pm hanno contestato l’appropriazione di oltre 2800 mascherine tra marzo e aprile del 2020, messe a disposizione dalla Città Metropolitana di Milano che in teoria erano destinate in gran parte alla Rsa Anni azzurri Mirasole (gruppo Kos-Cir) di Noverasco, una frazione di Opera, e alla farmacia comunale dello stesso paesino per la vendita, uno di quelli della cintura milanese, famoso per la presenza dell’omonimo carcere, il più grande d’Italia. Ma che a questi due enti non sono quasi arrivate perché sono finite «ad uso privato del sindaco e dei suoi stretti congiunti e conoscenti e in parte distribuite, evidentemente a titolo totalmente discrezionale, al personale dipendente del Comune» come scrive il gip e come emerge da alcune telefonate di Nucera, che si dava da fare non poco per gestire queste protezioni: «Senti io sono un po’ in difficoltà no, allora ti chiedo una cortesia, siccome ho la mia Polizia Locale io ho 16 agenti hai capito? che girano giorno e notte per il paese no …». Anche la ex moglie era accontentata, sia per se sia per suoceri: «senti mi fai un favore Antonino se esci? Le mascherine ai miei, che non ne hanno».

Queste intercettazioni di Nucera sul tema delle mascherine sono emblematiche: emerge un quadro finanche grottesco della gestione di quei dispositivi contro il contagio che in quel momento – siamo tra marzo e aprile 2020 – erano introvabili e costosissimi come si ricorderà. Telefonate dalle quale emerge, peraltro, la volontà di accontentare Nucera da parte dei suoi interlocutori, o quantomeno di non opporsi e trovare sempre un accordo con lui per queste piccole ruberie a scapito soprattutto della Rsa di Opera, che è stata luogo di paura, dolore e morte come tutte le residenze per anziani nel periodo nel quale non erano state messe in sicurezza e che adesso sono oggetto di decine di inchieste penali in tutta Italia che cercano di far luce su eventuali colpe gravi nella morte degli anziani.

Una delle telefonate più interessanti è quella con il direttore della Rsa Mirasole (non risulta essere indagato) di inizio aprile: «Ma come sei messo a mascherine? Mi aiuti? ne hai un po’ per me»? Dice Nucera al direttore, ottenendo come risposta: «No … com’è … prima me li dai e poi me li togli?» tra qualche risatina in comune. «Stavo dicendo, oggi … mi hanno consegnato delle mascherine tra virgolette da consegnare a te, no? Eh … me n’hanno date un po’ facciamo metà e metà» incalza Nucera, che viene più che accontentato con un «dai tienili per te non ti preoccupare» in cambio di visibilità: «No però io vengo lì che faccio tutta la scena hai capito che voglio dire? con te, facciamo due foto … perché è giusto dai che ti do risalto». La Rsa avrebbe dovuto ricevere 500 mascherine dalla locale Protezione civile, alla quale si era precedentemente rivolto il sindaco per cercare di sviarle a monte della consegna alla residenza. Cinquecento mascherine per ospiti e personale dipendente di fronte al quale il primo cittadino chiede al responsabile della protezione «… ma io … gliene daremo 50 va bene»? No, non va per niente bene, verrebbe da rispondere.

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