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Il Post-It di Marco Vannucci: Ecolcazzisti. – Secolo Trentino

L’Italia? E’ un Paese fantastico. Non a caso siamo gli autori delle maschere carnevalesche più note al mondo, da Pulcinella a Pantalone, fino ad Arlecchino. Per quest’ultimo si usa dire “si confessò burlando”. Un po’ come Letta, il segretario del PD, capace di sfilare alla marcia della pace romana dopo aver inviato armi all’Ucraina insieme al compare Conte dei fu pentastellati, oggi ridotti a 5 lumini per i morti. Un Giuseppe Conte capace di minacciare il Governo dimenticando, ahimè, di essere stato il capo banda della maggioranza parlamentare di ieri non battendo ciglio per la fornitura, ripetuta ben 5 volte, di armi micidiali al leader con la maglietta verde sponsorizzata. Esistesse una maschera di carnevale ad honorem, a questi due individui, spetterebbe di diritto. Una barzelletta degna del Bel Pese, anzi: del Belpaese, tutto attaccato, il Bel Paese era ben altro.

Come una barzelletta è stato il Cop 27 di Sharm El Sheikh in assenza di India e Cina. Ovvero i 2 Paesi più inquinanti al mondo. Un po’ come andare alla partita senza vedere i giocatori in campo. Già, l’inquinamento… Come un passa parola, emulando i sedicenti attivisti ecologici inglesi, assistiamo inermi all’imbrattamento dei capolavori esposti nei musei con tanto di mani incollate come da rituale. Da Londra a Parigi, da Parigi a Palazzo Pitti. Per un momento immagino l’azione di questi paladini in Cina, fosse realtà vedremmo due mani incollate per sempre su un vaso dell’epoca Ming. Staccate ed incollate a memoria perpetua.

Difficile che accada, più facile nel Vecchio Continente dove la pena è uno sbuffetto e ciao ciao ai Girasoli di Van Gogh, ma una protesta, seppure legittima, tesa ad offendere la cultura non è protesta: è un’azione barbarica. Non lo nascondo: Van Gogh, tra gli impressionisti, è il mio preferito e da amante dell’arte ho provato dolore nel vedere lo scempio contro il suo quadro più famoso. Proprio ieri stavo ammirando, perché i suo capolavori non si guardano ma si ammirano, una serie di quadri di Vincent tramite (ahimè) Google. Amsterdam è lontana, mi accontento di questo. Sono sempre stato innamorato del genio dai capelli rosso fuoco, il primo nel osare colori impossibili e ad inventare la proiezione inversa. Umilmente raccolgo, in poche righe, i fatti salienti della sua vita per lunghi tratti tormentata. Come a tutti i veri geni.

Omaggio a Vincent

Nell’universo della mente l’ultima fiammella vola, pifferai magici e gnomi festanti attendono il passaggio come un tripudio alla follia del genio che torna, orsù andiamo, è giunta l’ora di un altro teatro nella recita dei guai…

Volontà vostra, tuonò Vincent e le sedie vuote lasciarono Gauguin in un sole di Tahiti, mentre Arles fu un punto di luce, per il pennello di Van Gogh. Disperati colori imbrattati di giallo, rosso come il fuoco dei capelli, scontento del sole impazzisti il colore. In un vaso fermasti il tuo nome, nelle mani la dignità dei lavoratori se in una patata dipingesti la fame. Colori folli nella mente che vola di un mandorlo in fiore, fosti bello quel giorno Vincent mentre Anna di te si disperava e non riusciva, da madre, a capire. Se nelle tele d’Anversa gettasti le sorelle ma fu alla favola di Theo che regalasti un pesco in boccio, dietro ai covoni la vita fu amara, tra una falce e la Pietà nascondesti il dolore. Nel prato dei campi in fiore, al petto mirasti al cuore, non era un girasole. Dicesti adesso vorrei tornare, negli occhi la semina al tramonto ma il mondo s’innamorò e non ti lasciò mai andare, Vincent Van Gogh.

Marco Vannucci

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