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Il grande esodo di chi lavora senza tutele in parlamento

Decine di lavoratori, che da anni si occupano di far funzionare la macchina del parlamento, sono alla ricerca di un nuovo lavoro. Ma con più incognite rispetto al passato. All’inizio di ogni legislatura, il personale precario che si occupa della parte legislativa, della comunicazione dei partiti e delle attività di segreteria è costretto a cercare un nuovo impiego tra Camera e Senato. Quest’anno però il numero degli eletti è ridotto di un terzo, e potenzialmente anche il personale di supporto potrebbe essere tagliato. Eppure i soldi a disposizione ci sarebbero. Nonostante la riforma del parlamento e la riduzione degli eletti, è stato deciso di aumentare il budget a disposizione di tutti i gruppi, dal Partito democratico alle autonomie: ogni parlamentare porta in dote al proprio gruppo di appartenenza quasi 75mila euro, con un incremento di circa un terzo rispetto al passato. I soldi vengono generalmente utilizzati per assumere il personale tecnico, in grado di supportare il lavoro dei parlamentari. Quindi l’attenzione del personale che ora è alla ricerca di lavoro è rivolta proprio ai gruppi, che restano un approdo importante dei lavoratori del palazzo: mirano all’assunzione, che garantisce qualche certezza in più rispetto al rapporto diretto, da collaboratore, con un deputato o un senatore.

Assalto ai gruppi

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Ai gruppi, infatti, viene garantito un contratto di lavoro di subordinazione, seppure con una data di scadenza, quella della legislatura. Ma il mito del prestigio dell’impiego nelle istituzioni tende a perdere consistenza a causa dell’incremento della precarietà: non tutti sono disposti a scalare questa montagna con i posti che tendono a ridursi dopo il taglio del numero dei parlamentari.

Sono le storie raccolte tra Montecitorio e palazzo Madama a spiegarne le ragioni. «Ho smesso di cercare lavoro in parlamento, preferisco seguire altre strade. Sto studiando per vari concorsi, cerco di prepararli al meglio», dice Maria (che preferisce non venga citato il suo cognome), dopo più di quindici anni nelle istituzioni, suddivisi tra collaborazione con deputati o senatori ed esperienze nei gruppi.

E nel frattempo cosa accade? «Ho chiesto la Naspi, che per un po’ di tempo mi darà copertura». Poi si vedrà.

L’aria è quella del fuggi-fuggi, soprattutto per chi non ha numi tutelari. «In passato i gruppi formavano il personale, dal legislativo alla segreteria, compresa la comunicazione, con lo scopo di avere delle persone competenti e con cui esisteva un rapporto di fiducia», spiega Francesco, che superati i 50 anni si ritrova di nuovo a cercare di un posto di lavoro tra Camera e Senato.

Fino all’inizio degli anni Duemila, in tanti sono entrati come dipendenti dei gruppi da giovani e sono arrivati all’età della pensione. All’inizio di ogni legislatura il rinnovo era un automatismo.

Palazzi precari

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La situazione è molto cambiata. «Ormai si è instaurato un rapporto di lavoro usa e getta, seguendo la dinamica di precarizzazione generale del mondo del lavoro», racconta ancora Francesco.

Con un effetto ulteriore: «La volatilità finisce per penalizzare la meritocrazia e ovviamente non crea alcun legame fiduciario, provocando un ulteriore impatto sulla qualità del lavoro dei parlamentari». Il motivo? «È più importante avere l’amico che magari ti presenta a un deputato o un senatore, possibilmente con un incarico in un ufficio di presidenza, che aver sviluppato delle competenze». 

Certo, non tutti sono intenzionati a mollare. Nei palazzi c’è fibrillazione, non manca chi intrattiene conversazioni e inoltra curriculum, scontrandosi con vari “vediamo” e “le faremo sapere”. Al momento nessuno si espone, perché ci sono anche richieste dai partiti da valutare.

Senza dubbio nell’attuale legislatura, Fratelli d’Italia si sta trasformando in una sorta di ufficio di collocamento, perché può garantirsi un personale più robusto, e ha aperto a una campagna di assunzione per rispondere alle esigenze, visto che il plafond di spesa è legato al numero di parlamentari. E questo spiega perché, in ogni gruppo, anche uno solo eletto in più diventa prezioso in termini economici.

Incarichi ambiti

C’è poi un capitolo a parte che riguarda i titolari di incarichi, come i vicepresidenti delle camere, segretari d’aula e presidenti di commissioni, che nelle prossime settimane saranno eletti per avviare i lavori del parlamento.

Sono figure che hanno un cospicuo budget aggiuntivo, che consente lo spacchettamento dei fondi fino a permettere l’assunzione di sei-sette lavoratori. Ed è qui che si concentra un’ampia porzione dell’attenzione di chi è in cerca di una ricollocazione lavorativa, soprattutto dopo aver sviluppato varie esperienze.

Dal punto di vista contrattuale il quadro cambia: non c’è più la sottoscrizione di un contratto tradizionale, ma si viene assunti per decreto del presidente dell’assemblea. La categoria dei “decretati”, come viene definita, è diventata con il tempo la più ambita. «È sempre opportuno capire se ci sono spazi per inserirsi in questi uffici, perché c’è più margine di manovra», sottolinea Elena.

In questo contesto nemmeno le nuove norme per i collaboratori parlamentari sono partite con facilità. Per settimane deputati e lavoratori hanno brancolato nel buio per la mancanza di una circolare applicativa.

Solo dopo una laboriosa interlocuzione la situazione si è sbloccata. Anche se ora resta da capire le intenzioni del presidente Ignazio La Russa al Senato, che da presidente dell’assemblea è chiamato a uniformare la regolamentazione con Montecitorio. E il timore è che la cosa possa andare per le lunghe.

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