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Il governo Meloni si inventa lo stop alle ong. La nave Humanity: «C’è il dovere di mettere tutti al sicuro»

Nell’èra Meloni l’Italia non è più un posto sicuro, un place of safety, per chi vorrebbe far valere i propri diritti. Vediamo che cosa hanno dichiarato gli esponenti del governo dopo il Consiglio dei ministri di ieri, e le reazioni dei soccorritori.

Salvini e i «porti chiusi»

«Finalmente si tornano a proteggere i confini», ha detto il leader leghista, che ha indossato gli occhiali e si è messo a portata di telecamera social per poi presentare il decreto firmato da lui come ministro delle Infrastrutture, da Matteo Piantedosi ministro dell’Interno, e Guido Crosetto alla Difesa. «Nel decreto a triplice firma si dice che è fatto divieto alla nave tedesca – in questo caso Humanity 1 – di sostare nelle acque territoriali nazionali oltre il termine necessario ad assicurare le operazioni di soccorso e assistenza alle persone che versino in condizioni emergenziali, quindi minori e malati. Si dirigano verso la Germania!». 

Gli obblighi internazionali dicono ben altro. Si basano sul dovere di soccorso, sul principio del porto sicuro, e per «porto sicuro» si intende molto più che soccorrere chi sta molto male.

La reazione di Humanity

«Ancora non ci è stato assegnato un porto sicuro nonostante tutti i sopravvissuti a bordo siano in condizioni di vulnerabilità. Tutte le persone a bordo vanno sbarcate urgentemente e hanno bisogno subito di un porto sicuro. Le autorità italiane hanno il dovere, secondo il diritto internazionale del mare, di far approdare tutti i sopravvissuti in luogo sicuro», dice Wasil Schauseil di SOS Humanity.

Il porto sicuro

Se Humanity 1 batte bandiera tedesca, stando alla convenzione di Montego Bay, «ogni stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera presti soccorso»: se c’è un dovere del governo tedesco è assicurarsi che il soccorso venga svolto.

Max Cavallari

Anche le due convenzioni Solas e Sar ribadiscono l’obbligo di portare in salvo, assistere e trasferire in luogo sicuro. Non esiste codice di condotta per le ong che possa travalicare i principi fondanti del diritto del mare. Le teorie di Meloni – «o la Germania si fa carico della nave o quella nave diventa pirata» – e di Salvini – «dove dovrebbe andare una nave norvegese? in Norvegia» – sono fantapolitica, perché c’è un solo posto dove una nave che soccorre può e deve andare: nel primo porto sicuro a disposizione.

Piantedosi e i «controlli in mare»

I ministri del governo Meloni – sia Antonio Tajani, Esteri, che Piantedosi, Interni – hanno fatto allusione a doveri di indentificazione da parte della nave che soccorre. Già normalmente, alcune informazioni di base vengono riferite, e anche Humanity 1 per esempio ha «dato informazioni sui sopravissuti, cioè le generalità riferite da queste persone, tenendo presente che sono spaventate se non traumatizzate, spesso in condizioni di salute precarie, e che non ci sono interpreti a bordo». Ma per quello che riguarda le funzioni di polizia, non può né deve certo essere la nave che presta soccorso a svolgerle: lo stato non può esternalizzarle a un qualsiasi privato.

Max Cavallari

Piantedosi ieri ha pure parlato di un controllo da svolgersi in mare, non a terra: «Abbiamo imposto a questa nave, allorquando arriverà di fermarsi in rada. Potrà permanere in acque nostre solo il tempo necessario a consentirci di vedere a bordo le emergenze sanitarie delle persone delle quali ci faremo carico, abbiamo saputo dalla stampa anche di minori, rispettiamo queste esigenze ma chi non dovesse versare in queste condizioni dovrà essere riportato fuori dalle acque territoriali».

Il passaggio in acque italiane

«Le navi di tutti gli stati godono del diritto di passaggio inoffensivo attraverso il mare territoriale», come specificato agli articoli 17, 18 e 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Cosa si intende per «passaggio»? Anche fare scalo in un porto. Ci si può fermare e ci si può ancorare, ancor più se ciò è reso necessario da condizioni di difficoltà o serve a prestare soccorso.

Per poter dichiarare «offensivo» il passaggio delle ong il governo Meloni dovrebbe includerle nelle stesse categorie di chi «esercita o manovra con armi», «pregiudica la sicurezza» e così via. La Humanity 1 trasporta persone tratte in salvo «tra il 22 e il 24 ottobre. Più di un centinaio sono minori non accompagnati. C’è anche una ragazzina con un neonato di sette mesi. Molti fra loro hanno subìto violenze ripetute o persino torture in Libia», come riferisce Petra Krischok, portavoce dell’ong tedesca SOS Humanity.

Salvare solo chi «è in emergenza»

Il place of safety, il porto sicuro, non significa che solo chi è in condizioni di estrema vulnerabilità viene soccorso. Per «porto sicuro» si intende un luogo dove i diritti fondamentali vengono pienamente tutelati. Questo significa bisogni primari ma anche diritti come quello di asilo. 

LaPresse

Quando Piantedosi dichiara che «Humanity 1 potrà permanere in nelle nostre acque territoriali solo il tempo necessario a consentirci di vedere a bordo le emergenze» sta facendo una serie di operazioni a dir poco dubbie: sta trattando una nave che ha prestato soccorso come una nave non inoffensiva, il che presuppone una criminalizzazione delle ong; sta rifiutando di offrire porto sicuro; sta confondendo le situazioni di rischio medico con il più pieno esercizio dei diritti da parte delle persone a bordo.

Dove si trova ora la nave 

Il capitano della nave Humanity 1 ha tenuto informati in tempo reale i centri di coordinamento per il salvataggio italiano e maltese, «durante tutte le operazioni di ricerca e soccorso. E dopo, il capitano ha inviato su base quotidiana richieste per un porto sicuro per i sopravvissuti a bordo, sia all’Italia che a Malta. Fino a venerdì ne sono state trasmesse già diciannove, e ancora non abbiamo ricevuto una risposta positiva». Ieri, solo dopo aver avuto il permesso dal centro di controllo del porto di Catania, «siamo entrati in acque italiane per proteggerci dal maltempo», riferisce Krischok. «Ma questo non ha niente a che vedere col ricevere un porto sicuro nel quale sbarcare». 

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